Il congresso del partito e la produttività cinese

Il congresso del partito e la produttività cinese

Geminello Alvi | Editorialista e scrittore
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Gli investimenti economici della Cina vanno verso un'unica direzione: la nuova via della seta, tecnologia e il proposito di sostenere dei campioni nazionali nell'industria aerospaziale, nella robotica e nei veicoli a nuove energie

Il diciannovesimo congresso del Partito Comunista cinese, che si è aperto oggi, certo si congratulerà per il fatto che le stime della crescita economica stiano centrando il non facile obbiettivo previsto, del 6,5% e anzi lo superino. Il tasso di crescita dei primi trimestri 2017 è stato del 6,9%, il più elevato dal terzo trimestre del 2015. E già il premier Li Keqiang a giugno se n’è congratulato al Forum mondiale di Dailan. Tuttavia il quadro potrebbe dirsi meno tranquillizzante tenendo in qualche conto l’evoluzione della produttività. La produttività totale dei fattori nell’industria manifatturiera è cresciuta a una media del 2,6% nel decennio fino al 2007, ma dopo di allora, è calata quasi a zero, secondo le stime di Loren Brandt dell’università di Toronto.

La direzione della politica economica

La divaricazione tra la crescita del prodotto e il chiaro calo della produttività si spiega peraltro con la politica di massiccio sostegno statale all’economia, intrapresa nel 2008 con ben 586 miliardi di dollari, rivolta a sussidiare in misura superiore al loro peso sul totale della produzione, le imprese statali. E la politica del presidente Xi Jingping prosegue adesso del resto nella stessa direzione. Sia gli investimenti sulla nuova via della seta, e sia il proposito di sostenere dei campioni nazionali nell’industria aerospaziale, nella robotica, nei veicoli a nuove energie si affida a una politica di sussidi, credito facile e meno tasse.

La ricetta di Brandt e degli economisti occidentali è al contrario opposta. L’impressionante aumento di produttività fino al 2008 della Cina si spiega nelle loro analisi con la chiusura allora di migliaia d’imprese statali, e l’abbassamento dei dazi. Dal loro punto di vista si sottolinea l’inefficienza crescente della economia cinese dal 2008. Ma il punto di vista del Congresso del Partito risulterà ben diverso. Si ragionerà in termini di potenza, rispetto agli obbiettivi geopolitici all’estero e di stabilità all’interno. La pianificazione e l’investimento statale restano la vera costante della politica economica del partito che non a caso si chiama perciò ancora comunista e approva piani quinquennali. E in tempi d’instabilità geopolitica le ragioni stataliste, come è ovvio, sono destinate a rinforzarsi.

 

(Nella foto, da sinistra a destra, il Presidente del comitato permanente del Congresso Nazionale del Popolo (NPC) Zhang Dejiang, l’ex presidente cinese Hu Jintao, il presidente cinese Xi Jinping, l’ex presidente Jiang Zemin e il premier cinese Li Keqiang all’apertura del 19 ° Congresso Nazionale del Partito Comunista Cinese alla Sala Grande del Popolo di Pechino, Cina)