Cile: l'importanza del "Nexus Thinking"

Cile: l'importanza del "Nexus Thinking"

Paul Sullivan | Professore, NDU. Georgetown NCUSAR
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Il Paese vede nelle rinnovabili la chiave del suo futuro energetico e sta facendo progressi in questa direzione. Tenendo conto che le energie alternative potrebbero risolvere il problema dell'acqua che ormai è diventato di difficile gestione

Il Cile mostra nel complesso buoni risultati in termini di sviluppo e crescita economica, senza dubbio rispetto a molti dei suoi vicini. Il Paese è in effetti una delle economie più fiorenti dell’America del Sud. Ciò emerge nettamente se si raffronta il Cile degli anni '60 a quello odierno. Il PIL reale pro capite (ai valori del dollaro nel 2000) era all’incirca di 4 000 $ nel 1960, oggi sfiora i 15 000 $. Istruzione, sanità, infrastrutture, tassi di povertà e molti altri aspetti dello sviluppo generale del Cile sono notevolmente migliorati da quegli anni.

La ricchezza delle materie prime

Una parte di tale crescita e sviluppo è stata determinata da razionalizzazioni talvolta molto difficili dell’economia e dai suoi cambiamenti strutturali. Ma ci sono voluti anche duro lavoro, la fortuna di avere a disposizione risorse naturali e ingenti investimenti nazionali ed esteri. Il Paese ha compiuto grandi sforzi per collegare il progresso macroeconomico generale allo sfruttamento e all’utilizzo delle risorse naturali. In effetti, lo sviluppo del Cile è finora in gran parte dipeso dalle sue risorse naturali, una terra responsabile di circa il 34% della produzione mondiale di rame e del 35% di quella di litio. Il Paese è inoltre un importante produttore di iodio, renio, arsenico, boro, molibdeno, argento, pomice, selenio e molti altri minerali. Le sue principali esportazioni sono i minerali di rame e il rame raffinato, uva, pesce, vino e pasta di legno. Insieme all’Ecuador, è il Paese dell’America Latina che più dipende dalle esportazioni di risorse naturali come percentuale di prodotti esportati. É stato proprio questo a determinarne lo sviluppo e la crescita, sia in senso positivo che negativo, data la forte dipendenza delle sue principali esportazioni dalla domanda e dai prezzi internazionali. Diversificare l’economia e affrancarsi dall’eccessiva dipendenza dai minerali e da altre risorse naturali potrebbe consentire di stabilizzare l’economia nei periodi di volatilità dei prezzi delle materie prime - e nel lungo termine. I cileni ne sono consapevoli. Il Cile può contare in effetti su ottimi economisti, imprenditori, ufficiali militari e funzionari governativi esperti che ne comprendono le implicazioni. Tuttavia, è la politica a ostacolare le idee migliori, come avviene del resto un po’ ovunque. È importante notare che l’estrazione di minerali e la loro lavorazione possono richiedere un elevato consumo di energia, ma anche di acqua. Il Cile importa circa il 65% della sua energia e dovrà inoltre affrontare un futuro caratterizzato da carenze di acqua potenzialmente debilitanti. Entro il 2040, potrebbe in effetti essere il Paese al mondo più soggetto a stress idrico. Acqua ed energia sono necessarie per fare progredire le sue industrie e per costruire un avvenire prospero e sicuro.

Tanta energia difficile da diffondere

Ricordiamo inoltre che le quantità conosciute di petrolio, gas naturale e carbone del Paese sono molto limitate e che queste risorse devono dunque essere importate tramite un numero alquanto ridotto di impianti disseminati per il Paese in pochissimi porti. La maggior parte delle principali strutture si trova in porti non lontani dalla capitale, Santiago, altre sono sparse lungo le 2700 miglia (4345 km) di costa. I collegamenti tra questi impianti di importazione sono limitati dalla geografia del luogo e dagli investimenti. In questo territorio molto esteso longitudinalmente, oleodotti e gasdotti sono in genere molto brevi, fatte rare eccezioni, ad esempio il gasdotto che arriva in Argentina. Inoltre, possiede solamente tre raffinerie e le due principali si trovano rispettivamente sulla costa vicino a Valparaiso e a Hualpén, nel centro del Paese. Se si dovessero verificare problemi a una delle due, la rete di oleodotti potrebbe non essere in grado di gestire gli spostamenti di petrolio all’altra raffineria, in quanto entrambe sono indispensabili. Anche gli oleodotti e i gasdotti che dai porti servono le varie zone del Paese sono fondamentali. Se uno dei maggiori impianti di importazione di energia dovesse essere danneggiato, sarebbe difficile, se non impossibile, trasportare energia da altre parti del Paese alla zona che riceve combustibile dalla struttura danneggiata. Il Cile dispone sostanzialmente di un unico impianto di GNL, quello di Quintero vicino a Santiago. Se questo dovesse subire danni significativi, le opzioni per importare GNL in un impianto più piccolo che si trova a maggiore distanza da Santiago e non ha un gasdotto che lo colleghi alla capitale sarebbero limitate. Attualmente si sta progettando un terzo impianto di GNL, ma sembra che la politica ne stia intralciando la realizzazione.

Rapporti di vicinato

Le relazioni del Cile con il Perù e la Bolivia sono spesso difficili (in particolare con quest’ultima). Ciò ostacola l’accesso del Cile al gas naturale dei due vicini, i quali possiedono riserve significative e una capacità di produzione potenziale ed effettiva di gas naturale. In passato il Paese importava il gas naturale dall’Argentina. Ora è l’Argentina a importare il gas naturale dal Cile, che a sua volta lo importa da varie fonti, compreso l’impianto di GNL Sabine Pass della società Cheniere in Louisiana, negli Stati Uniti. L’Argentina possiede in realtà riserve significative di gas naturale praticamente non sfruttate e le sue riserve conosciute di gas di scisto sono tra le più grandi al mondo, eppure importa gas naturale dal Cile che manca di risorse energetiche. Il gas naturale della Bolivia non può essere fornito al Cile per via di divergenze politiche che risalgono a più di un secolo fa, quello del Perù non è stato finora esportato nelle grandi quantità che sarebbe possibile fornire per simili motivi politici e storici. La situazione economica e la sicurezza energetica di Cile, Perù e Bolivia potrebbero migliorare notevolmente se i tre Paesi intrattenessero delle relazioni estere e commerciali normali, ma le vicende storiche e attuali e le profonde divisioni tra le tre nazioni sudamericane non lo permettono. Un problema non certo nuovo in politica internazionale. Il Cile importa all’incirca l’86% del suo petrolio raffinato dagli Stati Uniti, seguiti dal Giappone con il 9% e da Colombia e Argentina che forniscono quantità più esigue. La principale fonte per l’importazione di greggio è il Brasile, dal quale ne proviene all’incirca il 62%, a cui fa seguito l'Ecuador, con circa il 35%.  Il Cile acquista la maggior parte del suo GNL da Trinidad e Tobago, anche se negli ultimi tempi sono aumentate le importazioni dagli Stati Uniti. Altri fornitori di GNL sono la Guinea Equatoriale e la Norvegia. Per quanto riguarda il carbone, i suoi principali fornitori sono la Colombia, gli USA e l’Australia e in misura minore anche la Nuova Zelanda e il Canada. Tali cifre e percentuali possono ovviamente subire variazioni significative nell’arco di un anno, e alcune possono variare drasticamente nel corso degli anni.

La dipendenza dalle importazioni

Anche il paese dell’America Latina è in balia dei capricci dei mercati di petrolio, gas e carbone, come la maggior parte dei Paesi importatori di energia. Inoltre, importa il 65% della sua energia da un ventaglio limitato di fonti e spesso su distanze molto lunghe. Ai fini della sicurezza energetica, economica e anche per motivi politici, sarebbe più opportuno diversificare queste fonti di approvvigionamento di combustibili nel lungo termine. Dunque, non solo il Cile dispone di opzioni limitate per quanto riguarda i porti e gli impianti di importazione di combustibili fossili all’interno del Paese, ma può anche contare su poche fonti di approvvigionamento all’esterno. Le riserve conosciute di petrolio, gas e carbone del Cile sono molto limitate. Tuttavia, comincia a farsi strada la speranza che a sud, non lontano dai giacimenti di scisto dell’Argentina, la geologia possa mostrare i segni di una presenza di olio e gas di scisto di una certa importanza. Per il momento però il Cile continua a dipendere dalle poche strutture e fonti di importazione a sua disposizione.

Investire nelle rinnovabili

Il Cile è consapevole dei rischi per la sua sicurezza energetica e dei problemi che potrebbero essere provocati dal cambiamento climatico, per questo ha aumentato gli investimenti nell’energia solare, eolica e geotermica e in altre fonti rinnovabili. Recentemente ha addirittura completato a nord il primo impianto geotermico dell’America Latina. Senza dimenticare che è situato sulla "Cintura di fuoco", in una zona sismica. In genere ciò equivale a una grande capacità geotermica potenziale, ma anche a un rischio significativo di terremoti. Ad ogni modo, il Paese potrebbe sviluppare maggiormente l’energia geotermica e sostituire parte del suo carbone, GNL e addirittura delle importazioni di petrolio. A nord, nel deserto di Atacama, una delle zone a più elevata radiazione solare della terra, sono state costruite enormi centrali solari e si progetta di costruirne delle nuove. Fino a poco tempo fa, disponeva di quattro reti elettriche separate che percorrevano le sue 2700 miglia, schiacciate tra l’Oceano Pacifico e le Ande.  Recentemente, la rete settentrionale (SING) è stata collegata a quella centrale (SIC) per trasportare l’elettricità principalmente dal nord al sud. Nel nord, i maggiori consumatori di energia sono le società minerarie, soprattutto quelle del settore del rame come Codelco. Questi nuovi impianti rinnovabili e quelli che verranno costruiti in futuro potrebbero favorire le imprese minerarie del nord, nonché altre società specializzate nella lavorazione di minerali e basate in altre zone del Paese. Il Cile vede nelle rinnovabili la chiave del suo futuro energetico e sta facendo progressi in questa direzione, molto più rapidamente della maggior parte degli altri Paesi. Alcune fonti interne affermano che aspira a coprire il 60% del suo fabbisogno energetico con le risorse sostenibili entro il 2040 e tra il 70% e 100% entro il 2050. Si tratta di obiettivi ambiziosi e quello del 100% sembra essere praticamente irraggiungibile, a meno che il Cile non riveda le sue tecnologie di trasporto.  Una stima più ragionevole e plausibile è quella del 40-60% di rinnovabili entro il 2050. Molti cileni auspicano d’altra parte che con il tempo si riduca il ricorso alla legna, benché fonte rinnovabile, per cucina, riscaldamento e per l’industria. Alcune città cilene che utilizzano questo combustibile registrano in effetti i tassi di inquinamento atmosferico peggiori non solo a livello nazionale, ma anche mondiale. Molte rinnovabili (energia solare e eolica in particolare) utilizzano meno acqua rispetto ai tipici impianti di generazione di elettricità basati su carbone, gas o petrolio. E a dar retta alle recenti previsioni, l’acqua diventerà un bene sempre più raro in Cile. Se a ciò si aggiunge il fatto che il 35% dei ghiacciai dell’emisfero australe si trova in suolo cileno e si sta sciogliendo, i problemi idrici potrebbero diventare ben peggiori di quanto si possa pensare oggi. Inoltre, riflettendo razionalmente, ci si rende conto che trasportare acqua dalle zone meridionali e centrali del Paese al nord, la zona più arida, è un’impresa fallita in partenza dal punto vista economico. In futuro sarà invece necessario ricorrere alla desalinizzazione e a una migliore gestione della domanda di acqua per potere sfruttare al meglio il proprio potenziale. Il Cile ha già imboccato questa strada, ma non senza alcune tensioni politiche e difficoltà legate alla determinazione del prezzo dell’acqua.

Il nesso energia-acqua-minerali-economia-sicurezza

Il miglior modo di osservare i sistemi energetici è quello di considerarli come sistemi all’interno di sistemi, annidati in altri sistemi, connessi ad altri sistemi. Pensare per nessi in maniera sistematica è fondamentale per qualsiasi Paese, ma è di vitale importanza per il Cile. Ciò diventerà sempre più chiaro quando il nesso energia-acqua-minerali-economia-sicurezza nazionale subirà maggiori pressioni. Il Cile importa la maggior parte della sua energia ed è probabile che sarà sottoposto a maggiore stress idrico e che nel medio termine continuerà a dipendere da industrie a elevato consumo di energia e di acqua. La sicurezza economica e nazionale del Paese dipenderanno dal suo settore idrico, energetico e minerario, che sono profondamente interconnessi. Per questo pensare per nessi può essere di grande aiuto nel processo decisionale, così come l’attuazione di politiche basate sui legami esistenti e su quelli che potrebbero venirsi a creare in futuro. Sono fiducioso per il Cile? Sì, lo sono e probabilmente più che per ogni altro Paese della regione - e per molti in altre zone del mondo che ho avuto l’opportunità di analizzare.