Una chiusura senza sussulti per la COP23

Una chiusura senza sussulti per la COP23

Giancarlo Strocchia
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Le battute finali della Conferenza sul Clima, che si è chiusa a Bonn, hanno evidenziato la necessità di una profonda revisione degli impegni sottoscritti a Parigi. Sarà la COP24, in Polonia, a ratificare i nuovi obiettivi che dovranno impedire il surriscaldamento del pianeta

Non ci si aspettava un finale eclatante per la 23ma Conferenza delle Parti sul Clima, promossa dalle Nazioni Unite a Bonn, e così è stato. Nonostante la tirata fino all’alba di sabato 18 novembre, la bozza di accordo che contiene i dettagli tecnici sull'applicazione dell'Accordo di Parigi del 2015 arriva al traguardo con poche novità di rilievo, se non la consapevolezza che gli impegni degli stati per il taglio delle emissioni di gas serra, assunti nella capitale francese due anni fa, non sono commisurati all'obiettivo di mantenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi. Per questo, tutto rimandato alla COP24, che si svolgerà a Katowice, in Polonia, nel novembre 2018.  Il premier delle Fiji, Frank Bainimarama, che ha presieduto la conferenza, ha plaudito all’impegno dei delegati per aver definito le regole per l'applicazione dell'accordo di Parigi e disegnato il percorso per intensificare gli sforzi e incrementare gli obiettivi per la riduzione del riscaldamento globale.

Rivedere gli obiettivi di Parigi entro il 2020

Il processo di adeguamento delle misure di mitigazione delle emissioni di CO2, in vista della ratifica del nuovo documento che darà efficacia agli obiettivi di Parigi, avverrà all’interno di un tavolo di discussione, detto "dialogo Talanoa", che nella lingua delle Fiji significa "decidere insieme", che sarà avviato nel gennaio del 2018. In questa sede si definiranno gli aggiornamenti dei target nazionali in vista della prossima Conferenza.
A Bonn, intanto, sono state stabilite le azioni per il monitoraggio delle iniziative per il contenimento delle emissioni, in prospettiva della valutazione dei risultati e della revisione finale. In questo senso si era espresso anche il Segretario delle Nazioni Unite, il portoghese Antonio Guterres, che prendendo parte alla Conferenza aveva rimarcato come “il mondo dovrebbe adottare una regola semplice: se i grandi progetti di infrastrutture non sono ecocompatibili, non dovrebbero essere approvati. Altrimenti, saremo condannati per decenni ad essere prigionieri di scelte sbagliate. Inondazioni, incendi, tempeste estreme e siccità stanno aumentando di intensità e frequenza. I livelli atmosferici di anidride carbonica – ha sottolineato Guterres - sono più alti di quanto lo siano stati negli ultimi 800.000 anni”. Il numero uno delle Nazioni Unite ha comunque rimarcato come i mercati del carbonio stiano crescendo e le obbligazioni verdi si stiano espandendo, superando il record dello scorso anno. Ancora irrisolta invece la questione del Green Climate Fund, il fondo per aiutare i paesi più poveri a combattere il riscaldamento globale: la sua istituzione rimane ancora incerta.

Un'alleanza internazionale per il low carbon

La Conferenza tedesca ha visto comunque la costituzione di un vero e proprio fronte anti-carbone, formato da una ventina di Paesi e finalizzato a far cessare definitivamente la produzione di energia da questa fonte fossile. Grande soddisfazione per questa iniziativa è stata espressa da alcune importanti organizzazioni ambientaliste, tra cui il WWF. Secondo Manuel Pulgar Vidal, leader del programma globale su clima ed energia del fondo per la protezione della natura: "La scienza è chiara: non c'è posto per il carbone in un mondo in cui è necessario contenere l'aumento delle temperature entro 1,5° C. Le nostre società e le nostre economie devono essere alimentate da fonti di energia pulita e rinnovabile. Accogliamo con favore i primi passi che paesi e regioni hanno intrapreso oggi per trasformare questa visione in realtà attraverso l'alleanza, ma è solo l'inizio".

Francia e Germania in prima linea contro il climate change

L’impegno per un mondo definitivamente low carbon è stato ribadito con forza anche dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Emmanuel Macron, che sono stati gli ospiti d’onore della Conferenza. Entrambi hanno sottolineato il loro impegno alla decarbonizzazione. Ancora alle prese con la formazione di un governo stabile, dopo le elezioni dell’ottobre scorso, la Merkel non ha indicato misure precise, ricevendo le critiche di molti ambientalisti. Defilati gli Stati Uniti, che a Bonn hanno mantenuto una posizione duale: da un lato asserendo di essere ancora disponibili a restare nell'Accordo di Parigi, dopo una debita revisione degli impegni e, dall’altro, giocando comunque un ruolo marginale, nonostante singoli stati e città statunitensi (California e New York in testa) abbiano confermato, nella stessa sede, tutti gli impegni presi nel 2015.

La parola alla Polonia nel 2018

A Katowice, al centro della Slesia, una delle regioni più carbonifere europee, il prossimo anno si dovrà giungere ad una decisione definitiva. La Polonia dipende pesantemente dal carbone per la sua produzione energetica e in sede di Ue il governo di Varsavia ha spesso frenato l’adozione di provvedimenti più stringenti sul clima. Si prevede quindi un confronto molto aperto e acceso. Intanto due summit internazionali sul cambiamento climatico precederanno la prossima Conferenza, uno a Parigi a dicembre 2017 e un altro in California l'anno prossimo.