CERAWeek, USA e UE divise sul clima

CERAWeek, USA e UE divise sul clima

Rita Lofano
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Per il ministro dell'Energia americano, Rick Perry, mettere da parte i carburanti fossili è "immorale"; mentre il CEO di Shell, Ben van Beurden, raccoglie la sfida dei cambiamenti climatici

Usa e Ue divise sul clima al CERAWeek di IHS Markit, la mega conferenza dell’energia di Houston. Mettere da parte i carburanti fossili a favore delle rinnovabili “è immorale” perché “mina lo sviluppo delle nazioni più povere”, è stato il monito del ministro americano dell’Energia, Rick Perry, mentre per l’amministratore delegato dell’anglo-olandese Shell, Ben van Beurden, la questione del cambiamento climatico è la sfida principale che l’industria dell’energia deve affrontare.

“Per me è una questione personale”, ha detto Perry ricordando di essere cresciuto in una zona periferica nello stato della stella solitaria dove, 60 anni fa, l’elettricità non era un bene scontato. “Quando si tratta di produrre energia servono più petrolio e carbone. L’alternativa – ha dichiarato l’ex governatore del Texas - è tornare all’800, quando la gente girava in casa con le lanterne e si andava a cavallo”.

Più gas naturale per un'energia sostenibile

“Non c’è un’altra questione in grado di perturbare la nostra industria ad un livello così profondo e fondamentale” come il clima, ha dichiarato van Beurden, indicando come sia indispensabile rispettare l’accordo internazionale di Parigi per mantenere l’aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2 gradi centigradi, marcando così una delle fratture più profonde tra le due sponde dell’Atlantico. Nel giugno dello scorso anno il presidente Donald Trump ha annunciato la sua intenzione di far uscire gli Usa dal Cop21, l’accordo raggiunto a Parigi nel dicembre del 2015 che era stato negoziato dal predecessore Barack Obama. La strada indicata da van Beurden per contrastare il cambiamento climatico, per quel che riguarda Shell, passa attraverso l’aumento della produzione di gas naturale rispetto al petrolio. Entro il 2050, il gruppo anglo-olandese punta a rendere la sua quota di gas tripla rispetto a quella del greggio, rendendolo sempre più pulito. Shell produce attualmente circa 3,7 milioni di barili di petrolio equivalente al giorno di cui la metà è gas. Ma il grosso delle emissioni, ha osservato van Beurden, si genera dopo che i prodotti Shell vengono venduti. Per questo, la major ha l’ambizioso piano di aumentare gli investimenti nell’eolico, nei biocarburanti e nei progetti di cattura e sequestro del carbonio. Inoltre, in Europa, Shell intende aumentare il prezzo della benzina di uno o due centesimi per finanziare alberi da piantare nelle foreste.

Uno scenario che cambia velocemente

“Lo scenario dell’energia sta cambiando velocemente e quindi anche noi dobbiamo cambiare. È ciò di cui il mondo ha bisogno”, ha insistito il numero uno di Shell. “Le energie rinnovabili ci hanno appassionati ma il mondo, soprattutto le economie in via di sviluppo, continueranno ad aver bisogno di carburanti fossili, considerando che oltre un miliardo di persone sulla terra vive senza accesso all’elettricità”, ha argomentato Perry. “La lezione che abbiamo imparato è chiara: non dobbiamo scegliere se sviluppare la nostra economia o prenderci cura dell’ambiente. Puntando sull’innovazione piuttosto che sulla regolamentazione possiamo avere entrambi”, ha assicurato Perry. E se le compagnie petrolifere europee sono sempre più attivamente impegnate per il rispetto degli impegni di Parigi, alcuni analisti notano un entusiasmo un po’ scemato sul fronte del clima tra le americane Chevron ed Exxon Mobil. Nel giorno dell’Investor Day, coinciso con il CERAWeek, il CEO della Exxon Darren Woods, è sembrato riecheggiare la posizione d Perry, sottolineando la necessità per i Paesi in via di sviluppo di generare più elettricità per migliorare le loro condizioni di vita, seppure contenendo le emissioni.

 

 

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