Accordo nel settore oil&gas tra Total e l'Iran

Accordo nel settore oil&gas tra Total e l'Iran

Simone Cantarini (Agenzia Nova)
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Dal termine delle sanzioni imposte dagli USA il contratto siglato con la compagnia francese rappresenta una delle prime vere opportunità di sviluppo per l'Iran. Si aprono nuove strade anche per le società energetiche che desiderano investire nel Paese

L’Iran prosegue il suo percorso di sviluppo del settore energetico mirato a sfruttare a pieno le sue risorse di gas e petrolio.  L’accordo firmato lo scorso 3 luglio dalla francese Total e dalla cinese CNPCI con l’iraniana Petropars per lo sviluppo del mega giacimento di gas di South Pars rappresenta un importante passo avanti per Teheran.  Total è infatti la prima grande compagnia energetica occidentale a rientrare con progetti di sviluppo in Iran e la sua mossa potrebbe aprire la strada ad ulteriori investimenti da parte delle altre società nel comparto del gas e del petrolio.

I numeri dell'energia e i nuovi accordi

Un dato importante per comprendere lo stato del settore degli idrocarburi iraniano è quello della produzione petrolifera ad oggi molto più sviluppata di quella gasiera.  Lo scorso 4 luglio il portavoce del governo iraniano, Mohammad Baqer Nobakht, ha dichiarato che l’output ha superato la quota di 3,9 milioni di barili al giorno nel periodo tra il 22 maggio e il 21 giugno per la prima volta dall’entrata in vigore dell’accordo sul nucleare iraniano, noto come Piano globale d’azione congiunto (Jcpoa), il 16 gennaio 2016.  Il funzionario ha anche rivelato i dati riguardanti la produzione di gas condensato e gas naturale che nel periodo in esame ha raggiunto rispettivamente i 692 mila barili di petrolio equivalenti al giorno e gli 852 milioni di metri cubi al giorno. Teheran ha bisogno di un finanziamento fino a 100 miliardi di dollari per sviluppare oltre 50 giacimenti di petrolio e gas naturale.  Fondamentale per attirare investimenti stranieri è la futura entrata in vigore dei nuovi contratti petroliferi (Iranian Petroleum Contract, Ipc) che dovevano già essere presentati nel 2016, ma la loro approvazione è ancora bloccata dalle fazioni più conservatrici della politica iraniana.  Il modello Ipc pone fine al sistema di contratti buy-back, che risale a oltre 20 anni fa ed è particolarmente oneroso per le compagnie petrolifere. In questo quadro l’accordo con Total ha un’importanza fondamentale per offrire un impulso significativo al ritorno delle compagnie occidentali, in particolare europee nel paese.

Conseguenze e risvolti

L’eccezionalità dell’accordo per lo sviluppo del giacimento di South Pars, del valore di circa 4,8 miliardi, è stata sottolineata dal ministro del Petrolio iraniano, Bijan Zangeneh, che in una conferenza stampa a margine della cerimonia per la firma del contratto ha osservato che l’intesa con Total e Cnpci darà nuovo impulso alle esportazioni di idrocarburi e servirà come incentivo per altre compagnie straniere ad investire in Iran. L’intesa ventennale riguarda un progetto della capacità di 2 miliardi di piedi cubi di gas al giorno, ovvero 400 mila barili di petrolio equivalente inclusi i condensati. La produzione per il mercato interno iraniano dovrebbe iniziare entro il 2021. Il contratto per lo sviluppo della Fase 11 del mega-giacimento South Pars include Total come operatore del giacimento con una quota del 51,1% i partner della compagnia statale cinese Cnpc al 30% e gli iraniani di Petropars, società controllata dalla Compagnia nazionale iraniana del Petrolio (Nioc), con il 19,9%. Lo scorso novembre 2016, Total aveva firmato un accordo preliminare per sviluppare il giacimento di South Pars in collaborazione con Cnpci e Petropars. In aprile Patrick Pouyanné, presidente del colosso francese, proprio per fugare i timori derivanti da possibili violazioni delle sanzioni statunitensi, aveva dichiarato che la società stava cercando di sviluppare un proprio meccanismo per poter effettuare transazioni bancarie in Iran senza violare le restrizioni imposte da Washington.

La mossa di Total non è tuttavia priva di rischi a causa della situazione di tensione in corso nella regione con il blocco dei paesi del Golfo, appoggiato dagli Stati Uniti, che ha avviato una serie di misure per arginare l’espansione di Teheran nella regione. La più importante riguarda la decisione di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Egitto e altri paesi musulmani di tagliare i rapporti diplomatici con il Qatar, paese accusato di sostenere il terrorismo internazionale e di avere rapporti ambigui con l’Iran, con il quale condivide anche uno dei più grandi giacimenti di gas del mondo, ovvero South Pars, il cui lato qatariota è noto come North Field.

Un Paese di opportunità

L’entrata di Total nello sviluppo di South Pars pone la compagnia francese davanti a tutte le concorrenti negli investimenti in Iran, rafforzando la posizione di Teheran in un momento di forte tensione tra gli avversari del Golfo, ma la espone a forti rischi derivanti dalle imprevedibili politiche degli Stati Uniti. Total conosce bene l’Iran, dove ha lavorato per lo sviluppo del grande giacimento di gas fino al 2009, quando ha abbandonato la Repubblica islamica a causa delle sanzioni internazionali contro il programma nucleare iraniano. Total ha anche esperienza per quanto riguarda i paesi sottoposti a sanzioni, compresa la Russia dove possiede una quota del 20 per cento di un grande progetto di produzione di gas naturale liquefatto nella regione artica. Ad oggi vi sono molte società che desiderano tornare in Iran, tra cui Royal Dutch Shell e per Total essere la prima grande società energetica occidentale a fare ritorno nella Repubblica islamica è una grande opportunità per l’assegnazione di nuovi progetti di sviluppo nel settore degli idrocarburi.

Le compagnie concorrenti di Total hanno anch’esse sottoscritto accordi con l’Iran in questi mesi, ma senza alcun impegno di investimento. Lo scorso dicembre Royal Dutch Shell ha firmato un accordo preliminare per valutare tre dei principali giacimenti di petrolio e di gas dell'Iran, mentre lo scorso giugno, Eni ha siglato due memorandum d’intesa con la Compagnia nazionale del petrolio iraniana (Nioc) per lo sviluppo del sito petrolifero di Darquain e del campo a gas di Kish. L'accordo firmato con la società di Stato Nioc definisce le condizioni per il recupero del credito di 280 milioni di dollari. Il documento include inoltre una componente upstream che prevede l'accesso alle informazioni disponibili sugli asset di Kish e Darquain fase 3, in Iran. Tali accordi non comportano per Eni alcun impegno di investimento.