Un canale di riscossa per i Faraoni
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Mentre l'Egitto stabilisce nuovi accordi commerciali con i partner europei, forte del flusso mercantile intenso, si avvia lo sfruttamento dei nuovi giacimenti di gas. Un processo che potrebbe destabilizzare i piani economici di Israele

L'estensione del Canale di Suez, inaugurata lo scorso agosto, e la scoperta di uno dei maggiori giacimenti di gas del Mediterraneo orientale, il prospetto esplorativo Zohr IX, sono i principali esiti della politica economica egiziana dopo anni di stagnazione. Promettono una crescita economica che potrebbe avere effetti di lungo periodo significativi sul sistema infrastrutturale del Paese. Tuttavia, è ancora prematuro, nel breve periodo, stabilire l’impatto che queste grandi opere potranno avere sull’economia egiziana. Il governo del Cairo sta negoziando, da una parte, un nuovo prestito con il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) e, dall’altra, attuando politiche di diminuzione della spesa pubblica in un contesto di mobilitazione del settore pubblico dopo i recenti tagli salariali.

 

Gli effetti economici di un raddoppio miliardario

Il Canale di Suez venne nazionalizzato dal Presidente egiziano Gamal Abdel Nasser nel 1956. Controlla il 19 % (240 mila tonnellate di merci) dei traffici marittimi mondiali e la sua centralità è andata crescendo esponenzialmente dal 2000 ad oggi.
Con l’estensione del Canale si è passati da 80 a 115 chilometri percorribili nei 2 sensi (35 in più). In altre parole ora cargo e navi mercantili possono raggiungere i porti della Gran Bretagna partendo dai Paesi del Golfo in appena 14 giorni anziché i 24 necessari in precedenza. Non solo, si sono accorciati i tempi di attesa per le navi dirette in Europa: 3 ore anziché 11. Si sono ridotti anche i tempi di attraversamento del Canale (da 18 a 11 ore). Si sta passando gradualmente dalle 49 navi al giorno che attraversavano Suez fino allo scorso anno alle 97 previste per i prossimi. Secondo le autorità egiziane, l’opera permetterà il raddoppio dei profitti annuali realizzati, passando da 5 a 13 miliardi di dollari entro il 2023. Tuttavia, l’effettiva realizzazione di un incremento nei traffici potrà essere valutata soltanto in riferimento alla più generale crescita dei traffici marittimi globali.
"L’estensione del Canale di Suez è stato il principale successo dell’economia egiziana degli ultimi anni e già fa registrare il suo impatto sui tassi di crescita", ha commentato l’economista e direttore del Forum del Terzo Mondo, Samir Amin. Con la realizzazione del progetto in tempi rapidi, i militari egiziani hanno voluto rilanciare la loro tradizionale immagine di innovatori dell’economia nazionale, come è già avvenuto con il Forum commerciale che si è tenuto a Sharm el-Sheikh nel marzo 2015. Inoltre, da mesi le autorità egiziane stanno puntando al rafforzamento delle relazioni bilaterali con alcuni partner strategici in Europa, Russia e negli Stati Uniti. Tra questi figurano in prima fila l’Italia e la Francia con i cui governi sono stati firmati contratti per un totale di 16 miliardi di dollari tra il 2015 e l’inizio del 2016.
Il Golfo di Suez, insieme al Mediterraneo orientale e al Delta del Nilo, è l’area dove crescono in modo più significativo gli investimenti stranieri per lo sviluppo di giacimenti nel mercato petrolifero egiziano. La realizzazione di quest’opera, in una regione colpita da grave instabilità politica com’è il Sinai, dove il terrorismo jihadista ha reso necessaria l’imposizione dello Stato di emergenza, dovrebbe anche permettere al Cairo di puntare in modo più incisivo sulla produzione di gas. Questo sta avvenendo grazie sia alla gestione del Canale di Suez sia della Suez-Med Pipeline. Dopo gli attacchi jihadisti ai gasdotti nel Sinai e lo stop all’esportazione di gas verso Israele e Giordania (2012), anche le imprese energetiche Usa (Noble) e l’israeliana Delek si sono impegnate a rimettere in moto il mercato energetico egiziano. Secondo alcuni analisti, questo potrebbe permettere maggiori investimenti per lo sviluppo delle compagnie del settore.
Eppure, in base ai primi dati, resi noti dal Financial Times, gli effetti sull’economia egiziana in seguito alla realizzazione dell’opera non sono stati ancora significativi. Si è passati da 462 milioni di dollari di profitti dell’agosto scorso, prima che l’opera venisse conclusa, ai 449 milioni di ottobre.
Il governo egiziano è impegnato in nuove politiche di liberalizzazione, privatizzazione del mercato energetico e a tagli significativi della spesa pubblica, come richiesto dal Fmi, con cui l’Egitto sta negoziando un nuovo ingente prestito. Inoltre, nelle recenti missioni imprenditoriali europee, il presidente dell’Autorità economica del Canale di Suez, Ahmed Darwish, ha richiesto un maggior impegno in investimenti per il potenziamento delle infrastrutture dell’area per raggiungere l’obiettivo di realizzare un’ampia zona di libero scambio entro il 2030.

 

Mediterraneo orientale e giacimento Zohr IX

La scoperta che concretamente potrebbe dare un impulso significativo all’economia egiziana è il prospetto esplorativo Zohr IX. Addirittura l’ex Ministro dell’Energia e del Petrolio, Sherif Ismail, ha raggiunto i vertici del governo egiziano, diventando nuovo premier proprio grazie all’annuncio di questa scoperta.
Zohr IX, nelle acque territoriali egiziane, 107 chilometri a largo della città costiera di Port Said e 200 chilometri dalla piattaforma Eni di Temsah, si trova a 1.450 metri di profondità, nel blocco Shorouk, concesso in gestione a Eni dopo l’accordo del gennaio 2014 tra il ministero del Petrolio egiziano e l’Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS). Una volta avviata la prima produzione, con ogni probabilità entro il 2017, se verrà rispettata la tabella di marcia in Egitto, il maxi giacimento potrebbe produrre 850 miliardi di metri cubi (equivalente a 5,5 miliardi di barili di petrolio - secondo alcuni analisti le possibilità sono anche maggiori) in un’area di 100 chilometri quadrati.
La scoperta di Eni potrebbe avere effetti significativi sull’import-export egiziano nel settore. Le autorità egiziane punterebbero a realizzare l’obiettivo dell’autosufficienza energetica entro il 2020. Per questo, il quotidiano filo-governativo al-Ahram ha celebrato Zohr IX. " Ora avremo gas naturale per rifornire gli impianti, per il necessario sviluppo industriale, per nuove fabbriche e un aumento dell’occupazione", ha assicurato l’esperto del settore, Mohamed al-Ansary. A pieno regime, "l’esportazione di gas dovrebbe essere solo una quota minima della produzione: circa il 10%", ha aggiunto al-Ansary. Secondo la stampa locale, dalla piattaforma di Temsah partono condutture che raggiungono il prospetto Zohr IX. Questo renderebbe possibile l’avvio della produzione entro poco più di due anni con un conseguente abbassamento dei prezzi.
"Quando Zohr IX entrerà in funzione sarà di grande aiuto alla crescita economica e alla riduzione delle importazioni", ha commentato l’ex direttore della Camera di commercio del Cairo, Ali Moussa. Nel lungo termine la scoperta del maxi giacimento Zohr IX dovrebbe avere effetti sulla riduzione del debito che il Paese vanta nei confronti delle compagnie straniere e riattivare gli investimenti esteri, al palo dopo la crisi economica del 2008.
Infine, la scoperta di Zohr IX è arrivata in una fase di stagnazione che sta attraversando l’economia egiziana anche in seguito alla crisi del settore turistico. In particolare, l’attacco, costato la vita a 8 turisti messicani, nel deserto di Bahariya, alla fine dello scorso anno, e l’esplosione in volo dell’Airbus Metrojet A321, che ha causato la morte di 224 persone, hanno duramente colpito l’industria turistica locale.

 

Le ripercussioni geopolitiche delle due grandi opere

Quando Zohr IX sarà operativo, l’Egitto potrà esportare verso Israele e Cipro il suo gas. Per questo, la cooperazione tra i governi dei 3 Paesi è cruciale per costituire una joint-venture. Evidentemente esistono delle resistenze politiche perché questo non avvenga.
Le autorità egiziane, in una prima fase, sono sembrate intenzionate a procedere da sole per sfruttare Zohr IX. Eppure sarebbe per loro possibile creare con Cipro e Israele il principale hub del gas nel Mediterraneo orientale. Da una parte, questo permetterebbe all’Egitto di rafforzare il suo ruolo geopolitico nella regione e, dall’altra, all’Unione europea di accrescere le sue importazioni dalla regione anche in considerazione della diminuzione della produzione interna e per l’avvicinarsi della scadenza di contratti di lungo periodo con Norvegia e Russia.
Eppure l’annuncio della scoperta del maxi giacimento ha subito causato un vero e proprio terremoto finanziario a Tel Aviv (ma anche in Qatar). Le autorità israeliane puntavano proprio sulle esportazioni in Egitto del gas estratto dal giacimento Leviathan, non ancora operativo e il cui sviluppo è stato bloccato da un aspro dibattito politico interno riguardo alla regolamentazione del settore. Secondo l’esperto israeliano, Eran Unger, la compagnia di Tel Aviv, Tamar, potrebbe ora vedere decrescere le sue esportazioni e dovrà fare i conti con prezzi più bassi.
Tuttavia, nonostante le prime reazioni di scetticismo da parte degli imprenditori israeliani e il crollo della Borsa di Tel Aviv per le speculazioni su un possibile collasso di Leviathan, nel novembre scorso i partner israeliani di Leviathan hanno raggiunto un accordo preliminare per l’esportazione di gas nel mercato domestico egiziano per 10-15 anni, sottoscrivendo un accordo del valore di 10 miliardi di dollari.
Anche la britannica British Gas e la spagnola Fenosa Gas puntavano sull’esportazione verso l’Egitto grazie a Leviathan e all’offshore israeliana Tamar. In altre parole, il Consiglio per la sicurezza nazionale di Israele era certo dell’impossibilità da parte delle autorità egiziane di riattivare il mercato locale del gas. Il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, ha però ribadito la centralità strategica del piano Leviathan. L’Egitto del presidente, Abdel Fattah al-Sisi, ha bisogno di legittimità internazionale e di ripresa economica per cancellare e superare le immagini di instabilità politica e dei recenti attacchi contro turisti e stranieri. Sia la realizzazione dell’estensione del Canale di Suez sia l’annuncio della scoperta di Eni a largo di Port Said potrebbero contribuire a creare le basi per importanti successi nella crescita economica del Paese e nuove opportunità nel mercato energetico regionale. La realizzazione dell’estensione del Canale di Suez è un passo avanti per il traffico marittimo globale. Ma i suoi effetti sull’economia egiziana sono ancora minimi.
Un concreto sviluppo economico e nuovi investimenti potrebbero essere favoriti in Egitto soprattutto da politiche industriali innovative per ricostruire sia il comparto chimico e dell’acciaio sia tessile e agro-alimentare. Le grandi opere dovranno però essere accompagnate da riforme strutturali in politica industriale, da una parte, in relazione alle richieste del Fondo Monetario Internazionale (FMI) e della Banca Mondiale (Bm), dall’altra, del welfare per soddisfare le richieste delle classi medie e dei poveri duramente colpite dalla crisi economica degli ultimi anni.


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