Un cambio senza conseguenze
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L'avvicendamento nella linea di successione saudita, con la nomina di Mohammed bin Salman a principe ereditario, non dovrebbe comportare particolari modifiche nelle politiche economiche e energetiche del Regno, anche se gli osservatori attendono di capire quali decisioni verranno assunte in campo diplomatico

Il re saudita Salman bin Abdulaziz ha nominato suo figlio Mohammed bin Salman principe ereditario, promuovendolo successore al trono. Mohammed bin Salman, già vice principe ereditario, ha preso il posto di suo cugino maggiore, Mohammed bin Nayef. È accaduto quel che ci si aspettava da quando Salman è salito al trono nel gennaio 2015. Il controllo esercitato da Mohammed bin Salman è gradualmente cresciuto, quindi non ci saranno stravolgimenti in ambito politico. Mohammed bin Nayef ha giurato fedeltà a Mohammed bin Salman, rinunciando di fatto ai suoi diritti.

Artefice del piano di austerità economica

Nei due anni di regno di Salman, Mohammed bin Salman è stato tra i principali attori della politica saudita e artefice di notevoli cambiamenti. Una vasta gamma di riforme atte a diversificare l'economia e a ridurre la dipendenza dai proventi del petrolio è stata lanciata con l’ambizioso programma ‘Vision 2030’. Sono previste riduzioni delle sovvenzioni nel settore energetico e tagli alla spesa pubblica, sebbene lo slancio iniziale abbia mostrato segni di rallentamento ad aprile con la reintroduzione di alcune indennità per i funzionari pubblici e i militari. A questo si aggiunge che, dal 2015, la politica estera saudita si è fatta molto più assertiva, basti considerare l'intervento nello Yemen, l'aumento delle tensioni con l'Iran e la recente disputa con il Qatar. Dietro a queste mosse c’è Mohammed bin Salman, che già da prima aveva accumulato importante cariche statali e che, in seguito alla nomina di principe ereditario, rafforza ulteriormente la sua posizione. Tuttavia, non sono attesi cambiamenti significativi a parte il rischio di una temporanea attenuazione delle misure di austerità per garantire il sostegno dell'opinione pubblica al cambio nella linea di successione. Tutte le indennità, i bonus e i vantaggi finanziari garantiti ai funzionari pubblici e al personale militare, sospesi nel settembre 2016, sono stati ripristinati con effetto retroattivo.

Mohammed bin Salman è stato tra i principali attori della politica saudita e artefice di notevoli cambiamenti atti a diversificare l'economia e a ridurre la dipendenza dai proventi del petrolio, come previsto dal programma ‘Vision 2030'

Una politica petrolifera da riformare

Durante il regno di Salman ci sono stati pochi cambiamenti nella politica petrolifera. Mohammed bin Salman opera già un efficace controllo in quell’ambito, attualmente nelle mani del ministro dell'energia Khalid al-Falih, più un professionista del settore che un membro della famiglia reale. L'Arabia Saudita gioca un ruolo di comando nell’OPEC/Non-OPEC e, secondo alcuni rapporti, Mohammed bin Salman  era dietro la stipula di accordi diplomatici per schierare altri membri OPEC e Non-OPEC in vista dell'incontro del novembre 2016. In particolare, a dispetto di anni di sfiducia, Mohammed bin Salman è stato in grado di mantenere rapporti cordiali con la Russia, che ha avuto un ruolo chiave tra i paesi Non-OPEC al tavolo delle trattative. Il maggiore interesse mostrato da Mohammed bin Salman  nell'ambito della politica petrolifera è stata la sua opzione ad un IPO del 5% di Saudi Aramco, sostenuta per finanziare il programma Vision 2030 e rinnovare l'economia saudita. Si tratta di una politica già avviata, la cui attuazione sembra più che mai sicura, sebbene numerose decisioni siano ancora da prendere a proposito di quali mercati scegliere e quante informazioni divulgare relativamente alle riserve. Il desiderio di ottenere un’elevata quotazione e la probabilità che Mohammed bin Salman voglia aumentare la spesa pubblica indicano che l'Arabia Saudita ha bisogno di un innalzamento dei prezzi del greggio. Non si intravedono cambiamenti nella politica petrolifera anche con la maggiore influenza di Mohammed bin Salman e una politica estera saudita più assertiva. Il timore del mercato di un crollo nei paesi dell'OPEC, determinato da una politica estera saudita più aggressiva (nei confronti dell'Iran, per esempio) non è giustificata in tal senso.

Le attese dei mercati e l'ordine interno

Nel frattempo, nel corso degli ultimi anni, si è gradualmente ridotta l'influenza e la visibilità di Mohammed bin Nayef. Le sue responsabilità politiche sono state confinate all'ambito della sicurezza interna, che a sua volta sarà affidato a Mohammed bin Salman. Si tratta di un argomento importante, se si considera soprattutto la continua minaccia di attacchi da parte dell'autoproclamato Stato Islamico (IS), e l'irrequietezza della minoranza sciita nella provincia orientale dove si trovano la maggior parte delle riserve di gas e petrolio dell'Arabia Saudita. Se il passaggio di consegne sarà graduale, ipotesi più probabile, l'impatto sul mercato globale sarà ridotto. Il nuovo ministro degli interni è un principe giovane, proveniente dal ramo Nayef della famiglia reale e il fatto che si trovi sotto l'effettivo controllo di Mohammed bin Salman dà un'idea di quanto si sia estesa l'influenza di quest'ultimo. Prioritario è ora assicurare che l'ascesa di Mohammed bin Salman non incontri ostacoli. Una mossa tutt'altro che inaspettata, considerate l’impazienza di Mohammed bin Salman  di scavalcare Mohammed bin Nayef  nella linea di successione e le delicate condizioni di salute dell’ottantunenne re Salman. Il rischio maggiore era che i sostenitori di Mohammed bin Nayef  si opponessero al cambiamento, ma la dichiarazione pubblica di Mohammed bin Nayef  riduce significativamente questa probabilità e suggerisce che sia stato siglato un accordo per assicurarsi il suo sostegno. Va inoltre considerato che la famiglia reale intende evitare l'emergere dello scontento dei sudditi. A tal proposito, i festeggiamenti per Eid al-Fitr sono stati prolungati di una settimana e gli aumenti del prezzo del carburante, previsti per il 1° luglio, sono stati rinviati ad un periodo dell’anno in cui l'impatto sui consumatori sarà inferiore rispetto all'estate, quando i consumi elettrici si impennano. Questo rinvio eliminerà un ulteriore freno alla domanda saudita, che anno dopo anno fa registrare un calo calcolato mediamente in cinquantamila miliardi di dollari nel primo quadrimestre del 2017, nonostante una ripresa nel mese di aprile.