Così si vince la battaglia del clima

Così si vince la battaglia del clima

Alessandro Paletto
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Si tratta di un portafoglio di venti opzioni di gestione del suolo, che possono fornire un contributo fondamentale alla riduzione delle emissioni di gas serra e generare importanti vantaggi per il benessere umano e la qualità della vita

L’accordo di Parigi sul clima del 2015, raggiunto nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e firmato da 195 Stati, ha stabilito l’impegno a mantenere l’aumento della temperatura media mondiale ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali. Per raggiungere questo obiettivo, le soluzioni climatiche naturali (Natural Climate Solutions, NCS), che costituiscono un portafoglio di venti opzioni di gestione del suolo, si possono considerare una delle principali strategie internazionali per la mitigazione del clima, così come anche uno strumento importante che agisce su tutti e tre i pilastri della sostenibilità: praticabilità economica, protezione dell’ambiente ed equità sociale. In particolare, le NCS possono contrastare i cambiamenti climatici soprattutto in tre modi:

1 - riducendo l’anidride carbonica (CO2) legata all’uso del suolo e ai cambiamenti nell’uso del suolo;

2- catturando e immagazzinando temporaneamente ulteriore CO2 dall’atmosfera;

3 - migliorando la resilienza degli ecosistemi naturali.

Le opzioni di gestione del suolo previste dalle NCS comprendono principalmente azioni di conservazione, ripristino e miglioramento della gestione del suolo che aumentino lo stoccaggio del carbonio in foreste, praterie, terreni agricoli e zone umide. Tra i diversi usi del suolo, le foreste si possono considerare l’opzione gestionale dotata del più elevato potenziale di mitigazione del clima entro il 2030. Considerando un potenziale di mitigazione aggiuntivo massimo di tutte le opzioni di gestione del suolo stimato a 23,8 PgCO2e a-1 (petagrammi di CO2 equivalente per anno), le NCS relative alle foreste possono rappresentare circa i due terzi del potenziale di mitigazione totale. Per quanto riguarda le NCS relative alle foreste, esistono sei opzioni di gestione forestale, tra cui: (i) riforestazione; (ii) riduzione della conversione delle foreste; (iii) gestione delle foreste naturali; (iv) miglioramento degli impianti di arboricoltura; (v) riduzione dell’utilizzo dei combustibili legnosi; (vi) gestione degli incendi.

La riforestazione costituisce la NCS relativa alle foreste più utilizzata e richiede la concreta messa a dimora di alberi di cui prendersi poi cura nel lungo termine, per evitare che vengano distrutti o danneggiati da cause naturali o provocate dall’uomo. La riduzione della conversione delle foreste necessita di politiche e azioni specifiche per la conservazione della natura, volte a evitare la sostituzione della foresta naturale con altri usi del suolo come la creazione di aree urbane, terreni coltivabili, terreni da pascolo e impianti di arboricoltura. Il miglioramento delle pratiche di gestione delle foreste (come l’estensione dei cicli di produzione, le pratiche di disboscamento a impatto ridotto, la gestione attiva dell’area forestale attraverso interventi di bonifica e diradamento) consente alle foreste naturali di aumentare lo stoccaggio del carbonio, assicurando al contempo la produzione di legname nel lungo termine. L’opzione del miglioramento degli impianti di arboricoltura consiste in un’estensione dei cicli di produzione al fine di aumentare l’assorbimento di carbonio nelle piantagioni di alberi da legname che, di solito, vengono gestite con sistemi di rotazione ridotti del raccolto, mentre la riduzione della raccolta di legna da ardere è collegata al progresso dei sistemi di cottura del cibo nei paesi in via di sviluppo, per una combustione più efficiente e, di conseguenza, per una riduzione della quantità di legname prelevato dalle foreste. Infine, la gestione degli incendi si basa su pratiche di controllo volte a ridurre gli incendi nelle foreste e nelle praterie e la conseguente quantità di carbonio rilasciata nell’atmosfera.

Tutte le NCS sopra menzionate hanno come obiettivo principale l’aumento dello stoccaggio del carbonio nella biomassa vivente (epigea e ipogea) come pure nel suolo. Al contempo, le NCS relative alle foreste hanno effetti positivi non solo sullo stoccaggio del carbonio, ma anche su una serie di vantaggi secondari come la conservazione dell’acqua dolce e della diversità delle specie, il miglioramento della protezione dai pericoli naturali, la filtrazione dell’acqua e il controllo delle inondazioni, l’aumento del valore estetico del paesaggio e delle opportunità ricreative. La letteratura scientifica internazionale definisce comunemente “servizi ecosistemici” tali vantaggi secondari legati alle NCS (vedi grafica sopra “Gli effetti positivi delle NCS”).

 

Servizi ecosistemici, importante classificarli

Secondo il Millennium Ecosystem Assessment Report (2005), i servizi ecosistemici sono i benefici che le popolazioni umane traggono direttamente o indirettamente dalle funzioni degli ecosistemi come la fornitura di materie prime, la conservazione della biodiversità, la protezione dei bacini imbriferi e il benessere umano. Dal punto di vista teorico, in un primo momento il Millennium Ecosystem Assessment ha suddiviso i servizi ecosistemici in quattro categorie principali: servizi di approvvigionamento (p. es. cibo, energia, acqua, materie prime), servizi di regolazione (p. es. regolazione del clima, regolazione del ciclo dell’acqua, protezione dai rischi naturali), servizi di supporto alla vita (p. es. fotosintesi, biodiversità, produzione del suolo) e servizi culturali (p. es. svago, valore estetico, culturale e spirituale). Successivamente, l’Economics of Ecosystems and Biodiversity (2010) ha sostituito i servizi di supporto alla vita con i servizi di habitat, che includono la conservazione del ciclo di vita e la protezione del pool genico. Infine, la Common International Classification of Ecosystem Services (2013), al fine di evitare ripetizioni e sovrapposizioni, ha suddiviso nuovamente i servizi ecosistemici in tre categorie: approvvigionamento, regolazione e mantenimento e culturali. Dal punto di vista pratico, la descrizione e la classificazione dei servizi ecosistemici è un importante punto di partenza per la valutazione biofisica e socio-economica dei servizi ecosistemici forniti dagli ecosistemi naturali. Per valutazione biofisica si intendono la misurazione e la caratterizzazione quantitative della struttura e del funzionamento dell’ecosistema relativi alla fornitura di servizi ecosistemici. Essa aiuta a comprendere il funzionamento dell’ecosistema e l’importanza dei diversi usi del suolo nell’approvvigionamento dei vari servizi ecosistemici. La valutazione socio-economica ha lo scopo di valutare i benefici diretti alla società e di conseguenza può sostenere il processo decisionale in merito ai progetti di uso del suolo che hanno un impatto sui vari gruppi sociali.

Inoltre, questa valutazione permette di stimare il valore monetario di beni e servizi che non possiedono un prezzo di mercato. Nella letteratura internazionale, studi recenti hanno evidenziato che sarebbe possibile compensare circa il 30 percento delle emissioni di gas serra (GHG) grazie a NCS come la messa a dimora di un numero maggiore di alberi, il rimboschimento delle foreste degradate, l’impegno per una gestione responsabile delle foreste e il miglioramento della gestione dei terreni coltivabili e delle torbiere. Secondo questi studi, la riforestazione e la riduzione della conversione delle foreste rappresentano le due opzioni dotate del maggiore potenziale di mitigazione del clima. Inoltre, è importante sottolineare che queste due NCS relative alle foreste sono anche quelle che presentano l’impatto più positivo sulla fornitura e la regolazione di servizi ecosistemici.

Rispetto ad altri usi del suolo (come praterie naturali, pascoli gestiti e terreni agricoli) le aree riforestate forniscono quantità maggiori di legname per mobili e biomassa a scopi energetici (produzione di legname e di bioenergia), di regolazione dell’aria e stoccaggio del carbonio come pure di protezione contro i pericoli naturali (p. es. smottamenti, valanghe, caduta di massi e inondazioni). Per quanto riguarda il paesaggio, la riforestazione può migliorare le relazioni tra le aree forestali residue esistenti, aumentando spostamento, flusso genico e dimensioni effettive della popolazione delle specie autoctone.

Inoltre, le aree riforestate possono migliorare il paesaggio agricolo dal punto di vista estetico, grazie a una maggiore varietà di usi del suolo e creare habitat e microhabitat per molte specie di uccelli e piccoli mammiferi, accrescendo il valore della biodiversità. Per quanto riguarda le foreste, le aree rimboschite hanno il potenziale di ridurre l’erosione del suolo e la contaminazione dell’acqua grazie alle radici degli alberi, vere e proprie reti naturali che si diramano ampiamente nel terreno consolidandolo. Inoltre, la riforestazione dei terreni agricoli può migliorare la biodiversità, il che può comportare un aumento della produzione primaria (ovvero la produzione di energia chimica nei composti organici da parte degli organismi viventi), una ridotta vulnerabilità all’invasione biologica e una maggiore resistenza ecologica alla pressione antropica. Per contro, le attività di riforestazione possono anche avere ripercussioni negative sull’ambiente e sulla società legate alla scelta delle specie arboree e dei cicli di produzione. L’uso di specie non autoctone a crescita rapida può comportare numerosi effetti negativi, tra cui: competizione con la silvicoltura multiuso delle comunità locali; riduzione del livello di biodiversità; effetto idrogeologico negativo nelle zone aride (p. es. erosione del suolo e deflusso); compromessi tra diversi usi dell’acqua (irrigazione delle piantagioni vs agricoltura di sussistenza); e aumento dell’inquinamento del suolo a causa dell’uso di erbicidi e fertilizzanti. È possibile ridurre questi impatti negativi utilizzando specie autoctone di alberi scelte in collaborazione con le comunità locali.

 

Le foreste “migliori” sono quelle naturali

In generale, rispetto alle foreste messe a dimora e alle foreste degradate, le foreste naturali hanno la capacità di fornire una maggiore quantità e una migliore qualità di servizi ecosistemici.

Alcuni ecosistemi naturali (come le foreste tropicali e subtropicali e le zone umide, ovvero le paludi di mangrovie) presentano un elevato potenziale di mitigazione e allo stesso tempo possiedono la capacità di fornire diversi servizi ecosistemici per il sostentamento delle comunità locali. Al fine di aumentare il valore biofisico e socio-economico dei servizi ecosistemici forniti da foreste messe a dimora e degradate, il miglioramento delle pratiche di gestione delle foreste può influenzare positivamente non solo il livello di biodiversità delle specie e i componenti del ciclo dell’acqua, ma anche i servizi ricreativi, influenzando la composizione delle specie forestali, la struttura orizzontale e verticale dell’area come pure la sua densità ed età.

Migliorare le pratiche di gestione delle foreste messe a dimora e degradate (p. es. tramite l’estensione dei cicli di produzione e la gestione attiva delle foreste attraverso interventi di bonifica e diradamento) può influenzare positivamente i seguenti servizi ecosistemici : (i) sequestro del carbonio al di sopra e al di sotto del terreno e del suolo; (ii) produzione di legname e bioenergia che aumenta la qualità delle tipologie di legno; (iii) stabilità meccanica dell’area e funzione protettiva delle foreste dai pericoli naturali; (iv) ricchezza di alberi e specie floristiche; (v) opportunità ricreative legate al valore estetico del paesaggio.

Questi miglioramenti nelle pratiche di gestione forestale hanno la capacità di aumentare i flussi biofisici di tutti i servizi ecosistemici sopra descritti.

Tuttavia, solo alcuni di essi (tra cui il legname, la biomassa legnosa a scopo energetico e la mitigazione dei cambiamenti climatici nel quadro del mercato globale del carbonio) sono provvisti di un effettivo prezzo di mercato. Secondo alcuni studi scientifici, gli effetti positivi su altri servizi ecosistemici non riconosciuti dal mercato (p. es. la conservazione della biodiversità, il miglioramento della qualità del paesaggio e la protezione dai pericoli naturali) presentano un valore monetario potenziale superiore al 70 percento del valore economico totale . Infine, è importante sottolineare che le NCS relative alle foreste possono fornire un contributo fondamentale alla riduzione delle emissioni di gas serra (GHG) nell’atmosfera conformemente alla necessità di limitare il riscaldamento globale a 2 °C. Allo stesso tempo, le NCS relative alle foreste possono generare importanti vantaggi secondari per il benessere umano e la qualità della vita, sebbene questi benefici siano riconosciuti solo in parte dai prezzi di mercato.

 


Alessandro Paletto è  ricercatore presso il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (CREA), Centro di ricerca Foreste e Legno di Trento.

È editore di cinque riviste scientifiche nazionali e internazionali (Heliyon, Forests, Annals of Forest Research, Dendronatura and Forest@).