Azerbaijan, è tutta una questione di export

Azerbaijan, è tutta una questione di export

Zaur Shiriyev
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La Repubblica è interessata al Mediterraneo orientale perché vorrebbe esportare gas tramite il Corridoio Sud. Tutto dipende dagli investimenti e dal supporto politico dell'Occidente

L'interesse dell’Azerbaijan verso il Mediterraneo orientale è radicato nel suo desiderio di esportare gas in questo importante mercato in seguito alla completa implementazione del Corridoio Sud (Southern Gas Corridor - SGC), sostenuto dall’Unione europea. L’SGC è costituito dal Gasdotto trans-anatolico (Trans Anatolian Natural Gas Pipeline - TANAP), la componente orientale, e dal Gasdotto trans-adriatico (Trans Adriatic Gas Pipeline - TAP), che ne rappresenta il ramo occidentale. Mentre le recenti tensioni tra Turchia e Russia hanno spinto Ankara ad accelerare i lavori su entrambi i gasdotti allo scopo di diversificare le rotte di esportazione rispetto a Mosca, l’approvazione della Commissione europea di un accordo tra il governo greco e il TAP ha introdotto la possibilità di consentire l’ingresso di un nuovo gasdotto in Europa. Nonostante la sua modesta capacità iniziale (10 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2019), il governo azero ritiene che il gasdotto TAP possa apportare considerevoli vantaggi al mercato del gas del Mediterraneo orientale. Le esportazioni di gas dell’Azerbaijan verso l’Italia tramite il TAP aumenteranno la concorrenza tra le fonti di approvvigionamento di gas esistenti per il Paese. Questo probabilmente comporterà una riduzione dei prezzi, che consentirebbe ai consumatori di trarre vantaggio dalla liberalizzazione del mercato del gas. L’Azerbaijan parteciperà inoltre allo sviluppo dei mercati del gas di Albania e Grecia. In base a un progetto di diffusione del gas in Albania, l’Azerbaijan creerà la rete nazionale di gas nel Paese e costruirà strutture di stoccaggio sotterranee. Per la Grecia, acquisendo una partecipazione nella rete nazionale di distribuzione del gas, l’Azerbaijan si è assunto la responsabilità di espandere la capacità della rete con la possibilità di investimenti energetici aggiuntivi nel paese. Allo stesso tempo, l’Azerbaijan vede la crescente funzionalità del TAP come uno strumento per ottenere piccole quote di mercato grazie ai volumi di gas disponibili. Questa strategia rappresenta una sorta di rilancio del progetto Nabucco West, non in termini di volume di gas, ma di numero dei Paesi europei che possono trarre vantaggio dall’utilizzo degli interconnettori esistenti. A tal riguardo ci sono 2 interconnettori: uno prevede la fornitura di gas azero alla Bulgaria tramite l’Interconnettore Grecia-Bulgaria (IGB). In base all’accordo stipulato tra la Grecia e la Bulgaria, l’inizio della costruzione è prevista nella seconda metà del 2016. Nell’altra direzione, il Gasdotto Ionico Adriatico (Ionian Adriatic Pipeline - IAP) permetterà di aumentare le possibilità di esportazione del TAP dall’Albania alla Croazia, allo scopo di creare una nuova rotta di approvvigionamento verso la costa adriatica. La catena di interconnettori del TAP non si limita solo a quelli citati e potrebbe infatti raggiungere anche altri interconnettori in base alla disponibilità del gas. Tale strategia potrebbe comportare non solo l’esportazione del gas verso i piccoli mercati, ma anche favorire l’integrazione e l’interconnettività dell’infrastruttura regionale del gas. Questo è in linea con il progetto più ampio di diversificazione dell’approvvigionamento dell’Unione europea. Il ramo orientale dello sviluppo dell’SGC, ossia il TANAP, è particolarmente importante perché ha consentito a Baku di portare avanti lo sviluppo del gasdotto dal territorio turco, che in un primo momento costituiva un progetto di Azerbaijan e Turchia. Benché la sua funzionalità non si limiti all’esportazione del gas azero sui mercati europei, il TANAP può anche contribuire alla diversificazione del mercato del gas della Turchia garantendo gas aggiuntivo. Dal punto di vista dell’Azerbaijan, la sfida per il ramo occidentale e quello orientale dello sviluppo dell’SGC è rappresentata dal fatto che entrambi, in misura diversa, soffrono della mancanza di influenza politica quando si tratta di ottenere il coinvolgimento delle principali compagnie energetiche occidentali, dovuta agli investimenti richiesti da entrambi i progetti; il calo dei prezzi del petrolio sta infatti portando le compagnie del settore energetico a evitare di assumersi qualsiasi carico economico in un progetto con un budget così elevato. Tuttavia, secondo il governo azero, la maggior parte dei finanziamenti per il TANAP sarebbe già stato garantito, benché per entrambi i progetti siano ancora necessari prestiti bancari con linee di credito a lungo termine. Al di là del carico economico del progetto, l’altra sfida è rappresentata dal “fattore Russia‘, che negli ultimi anni ha messo a repentaglio lo sviluppo dell’SGC. L’altra questione a tal proposito è il dilemma riguardante il reperimento di fonti di gas aggiuntive per rafforzare l’importanza del Corridoio Sud per il mercato europeo del gas.

 

La crescente capacità della Russia mette i bastoni tra le ruote al Corridoio Sud

Quando nel 2013 il consorzio di Shah Deniz preferì il Gasdotto trans-adriatico come rotta di esportazione del gas azero in Europa rispetto al gasdotto Nabucco West, un altro dei fattori determinanti per Baku fu “bypassare la Russia‘, ossia non diventare un suo diretto concorrente nella stessa area geografica. Evitare il territorio russo rientra nella strategia energetica dell’Azerbaijan fin dagli anni 90, quando sviluppò la rotta di esportazione del petrolio Baku-Tbilisi-Ceyhan come modalità per sostenere le proprie credenziali di operatore indipendente sia dal punto di vista politico che da quello economico. In entrambi i casi, il fattore Russia fa parte della realtà geopolitica. Nell’ultimo caso, la strategia del gas di Baku si è evoluta in modo da evitare di entrare in concorrenza con la Russia, allo scopo di ridurre l’ansia politica di Mosca in merito a qualsiasi alternativa al monopolio russo del gas nel mercato europeo. Benché la strategia del gas dell’Azerbaijan sia concepita per tenere in considerazione il “fattore Russia‘, questo non ha impedito la nascita del progetto Turkish Stream. Si tratta di un’iniziativa congiunta tra Mosca e Ankara, essenzialmente una versione modificata dell’abbandonato progetto South Stream. Lo sviluppo di questa nuova idea ha danneggiato le prospettive del Corridoio Sud per diversi motivi. In primo luogo, Turkish Stream è un’immagine speculare del TAP: entrambi i gasdotti dovrebbero partire al confine tra Grecia e Turchia con l’obiettivo di approvvigionare i mercati europei. Tuttavia, avendo sviluppato una rotta di esportazione verso la Turchia senza avere accesso a gasdotti oltre il territorio turco, le autorità russe hanno dichiarato la propria intenzione di utilizzare il gasdotto TAP per raggiungere il mercato europeo. A tal riguardo occorre ricordare che il gasdotto South Stream fallì a causa del rifiuto dell’Unione europea di concedere deroghe al terzo pacchetto energia. Pertanto, non è stata una coincidenza che, in seguito all’annuncio di Turkish Stream, i funzionari russi abbiano espresso il proprio desiderio di utilizzare il TAP per esportare il gas russo nei mercati europei. Questo, seppur ipoteticamente possibile, è altamente complesso alla luce delle normative europee. Inoltre, rappresenta un fattore di rischio, visto che l’influenza politica della Russia è stata rafforzata dalla sua invasione militare dell’Ucraina. Di conseguenza l’Azerbaijan teme di opporsi ufficialmente alle mire russe. La minaccia rappresentata dal fattore Russia per l’intero progetto del Corridoio Sud non si limita alla concorrenza sul mercato: gli enormi volumi del gas russo mettono a repentaglio anche la modesta capacità dell’SGC, soprattutto alla luce del desiderio della Russia di utilizzare l’infrastruttura dell’SGC per distribuire il gas russo; Turkish Stream sarebbe operativo prima che il gas dell’Azerbaijan lasci il Caspio. Il rischio principale sta anche nel fatto che questo consentirebbe a Gazprom di bloccare l’intero progetto SGC, che prevede di aumentare la propria capacità attraverso il gas provenente da Turkmenistan, Iraq e possibilmente Iran. In particolare, la Russia può bloccare le esportazioni di gas dal Turkmenistan all’Europa attraverso l’infrastruttura di esportazione azera e turca facendo leva sullo status giuridico incerto del Mar Caspio. Nel frattempo, il fattore Russia riveste un ruolo strategicamente dannoso per l’intero obiettivo di diversificazione dell’Unione europea, offrendo enormi volumi di gas russo a diversi Paesi europei e riducendo così l’interesse nei confronti dell’SGC. Ovviamente, con la sua attuale modesta capacità, il Corridoio Sud favorisce la diversificazione dell’approvvigionamento di un numero esiguo di Paesi europei rispetto al gas russo, che è destinato a Paesi che attualmente non sono serviti dall’SGC. Questo consente alla Russia di stringere una specie di “alleanza del gas‘ offrendo gas a Paesi che sono rimasti delusi dalla scelta del TAP rispetto al Nabucco West, tra i quali rientrano i Paesi dell’Europa centrale e gli stati appartenenti al fallito programma South Stream. Inoltre, l’offerta russa si estende ai Paesi che traggono direttamente vantaggio dal gasdotto TAP. Il principale esempio è rappresentato dalla Grecia, che, vista tale evoluzione dei fatti, spera di ottenere lo status di “hub di transito‘. L’anno scorso l’offerta della Russia alla Grecia ha costituito un fattore fondamentale nell’acquisizione da parte della State Oil Company of Azerbaijan Republic (SOCAR) di azioni di DESFA, il gestore della rete greca del gas, influendo sulla decisione di Atene di ritrattare l’iniziale accordo che prevedeva di vendere il 66% delle azioni di DESFA a SOCAR, offrendo solo il 49% delle azioni. Il gioco di Mosca ha causato una frammentazione degli Stati membri dell’Unione europea, in assenza del consenso europeo su una strategia per la sicurezza energetica che favorisse gli interessi comuni dell’Ue. Le tensioni politiche tra Turchia e Russia dal novembre 2015 hanno già avuto ripercussioni negative sulla cooperazione energetica bilaterale, sostanzialmente cassando l’idea di Turkish Stream. Tuttavia, nonostante questa evoluzione positiva dal punto di vista dell’SGC, ossia che Turkish Stream sia fuori dai giochi, una nuova minaccia è rappresentata dalla recente lettera d’intenti tra la Russia, l’azienda italiana Edison e la greca DEPA per l’approvvigionamento di gas naturale dalla Russia passando sotto il Mar Nero attraverso Paesi terzi fino alla Grecia e da quest’ultima all’Italia. La lettera d’intenti riprende l’interconnettore ITGI-Poseidon che, prima che venisse concepito il gasdotto TAP, costituiva un mezzo alternativo per trasportare il gas azero in Europa. In questa fase, costituisce un concorrente. Inoltre, l’Azerbaijan sperava di espandere l’SGC ottenendo gas aggiuntivo da molteplici fonti allo scopo di aumentare la propria competitività rispetto al TAP. In particolare, Baku aveva preso in considerazione la rivalutazione degli interconnettori verso la Bulgaria e altri Paesi balcanici, ma adesso Mosca si trova nella posizione di impedire l’ampliamento della quota del mercato europeo dell’SGC attraverso lo sviluppo di interconnettori.

 

Dilemma del gas aggiuntivo per lo sviluppo dell'SGC

Per espandere la quota dell’SGC nei mercati del gas dell’Europa sud-orientale e del Mediterraneo orientale e ridurre al minimo il fattore Russia, sono in corso negoziati riguardanti il reperimento di fonti aggiuntive di gas per ampliare il gasdotto. L’aumento della capacità dipende dalla disponibilità di fonti di gas. La capacità tecnica dei condotti dovrebbe passare entro la metà del 2020 da 16 a 31 miliardi di metri cubi all’anno per il TANAP, e da 10 a 20 miliardi di metri cubi all’anno per il TAP. Nel frattempo, oltre al giacimento di Shah Deniz, l’Azerbaijan possiede diversi giacimenti offshore di gas e di condensato di medie dimensioni, le cui riserve potrebbero sostanzialmente sostenere il potenziale delle esportazioni del Paese. Esistono molteplici sfide da affrontare in tale direzione, compreso l’aumento del consumo interno di energia dell’Azerbaijan insieme all’impegno di Baku di prestare forniture di gas aggiuntivo alla vicina Georgia nei prossimi anni. Inoltre, i giacimenti offshore di Baku richiedono risorse di investimento a lungo termine. Ciò rende urgente il reperimento di fonti di gas aggiuntive. Realisticamente, esistono 2 fonti di gas primarie per lo sviluppo dell’SGC: il Turkmenistan e l’Iran. Entrambi presentano delle problematiche: l’opzione iraniana è emersa solo dopo un accordo definitivo sul nucleare che ha posto fine alle sanzioni internazionali. Per quanto riguarda il Turkmenistan, l’Unione europea vede il Paese come una spinta per la realizzazione del Corridoio Sud e sostiene l’estensione del Gasdotto transcaspico per collegare Baku e Ashgabat. Dal 2011 si è impegnata a negoziare un trattato giuridicamente vincolante tra le parti. Tuttavia, l’opposizione dell’Iran e della Russia a un gasdotto sottomarino e la necessità di investimenti per la costruzione del gasdotto rendono poco fattibile questa soluzione nel prossimo futuro. Ciò nonostante esistono delle alternative, in particolare il giacimento di Kyapaz (Sardar), attualmente conteso tra Baku e Ashgabat, che potrebbe essere sviluppato congiuntamente. Affinchè tale collaborazione possa funzionare, serve un interconnettore che colleghi questo giacimento all’infrastruttura azera esistente nel Mar Caspio. Dal punto di vista iraniano, con l’inizio delle relazioni politiche ed economiche con l’Azerbaijan 2 anni fa e alla luce di una lettera d’intenti per l’esplorazione congiunta di giacimenti di petrolio e gas, esistono 2 potenziali giacimenti di petrolio e gas che potrebbero stimolare le esportazioni di gas dell’Iran. Il primo è il giacimento di petrolio e gas di Sardar-e-Jagal, che ha enormi riserve; il secondo, del quale l’Iran e l’Azerbaijan si stanno contendendo la proprietà, è il giacimento di Araz-Alov-Sharg, che contiene riserve di gas dimostrate pari a 400 miliardi di metri cubi. Entrambi i giacimenti offrono opportunità per una possibile esplorazione azero-iraniana per l’SGC e consentirebbero all’Iran di raggiungere i mercati europei.

 

Da cosa dipende l'implementazione di TAP e TANAP

Il Corridoio Sud assumerà un importante ruolo nella diversificazione dell’approvvigionamento di gas e stimolerà lo sviluppo e l’integrazione delle reti regionali di gas in Europa sud-orientale e centrale. Indubbiamente, gli investimenti necessari per il progetto, il supporto politico in Occidente e la riduzione dei progetti riguardanti il gas alternativi al Corridoio Sud, ossia le mire della Russia, determineranno l’implementazione sia del TAP che del TANAP dal punto di vista dell’Azerbaijan.


@ZaurShiriyev