Arabia Saudita, un ruolo chiave nel risiko energetico mediorientale

Arabia Saudita, un ruolo chiave nel risiko energetico mediorientale

Emilio Fabio Torsello
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Il fallimento del vertice di Doha è solo l'ultima conseguenza dei tentativi di Ryad di arginare il ritorno sul mercato dell'avversario storico, l'Iran. E nel frattempo i sauditi stringono accordi per forniture di petrolio e potenziano i siti produttivi. Il congelamento della produzione del greggio sembra ormai lontano

Dopo la fine delle sanzioni e il ritorno sul mercato dell’energia di un Paese chiave come l’Iran, il tandem è tra Arabia Saudita e Russia, con la prima a fare da apripista su questioni chiave come la produzione e il prezzo del petrolio e la seconda a giocare di sponda. E il mancato accordo di Doha è una delle prime conseguenze di questo gioco delle parti. A tenere le fila di tutto, però, è Ryad, il cui veto ha di fatto bloccato qualsiasi ulteriore accordo su una limitazione della produzione del greggio a livello globale. Sul tavolo la questione - tutt’ora irrisolta - dell’Iran: Teheran chiede di essere esclusa dall’accordo sul blocco della produzione del greggio, per tornare invece ai livelli di esportazione e produzione precedenti alle sanzioni internazionali. Una richiesta che l’Arabia Saudita ha considerato inaccettabile, compromettendo di fatto ogni esito positivo del vertice.

 

Il ruolo chiave dei sauditi in Medio Oriente, dopo il ritorno dell'Iran sul mercato

Figura chiave, Mohammed bin Salman, Vice Principe ereditario dell’Arabia Saudita, avrebbe di fatto tessuto le fila del fallimento dell’incontro a Doha. I retroscena, infatti, raccontano di una sua telefonata in piena notte alla delegazione saudita, con l’ordine perentorio di abbandonare l’incontro. Un episodio che avrebbe messo ulteriormente all’angolo il Ministro del Petrolio di Ryad, Ali Naimi. Ed è stato sempre Salman a scatenare il panico tra gli investitori e i trader del mercato del greggio quando - 2 giorni dopo il vertice di Doha - ha ribadito che l'Arabia Saudita potrebbe incrementare ulteriormente la produzione per tenere il passo del proprio avversario regionale, l'Iran (in passato già secondo più grande esportatore dell’Opec). L’aumento delle attività potrebbe arrivare al 10%, pari a 11,5 milioni di barili al giorno, con un ulteriore milione di barili entro un periodo di 6-7 mesi.
E sempre l’Arabia Saudita si prepara anche a fare investimenti nel settore dell’energia in Medio Oriente e nel Nord Africa. Secondo un rapporto pubblicato dall’Arab Petroleum Investments Corporation (Apicorp), infatti, nell’area sono attesi finanziamenti per oltre 900 miliardi di dollari. Secondo la Banca di Sviluppo con sede in Arabia Saudita, 289 miliardi sono già stati impegnati nella regione. Nel Golfo, l'Arabia Saudita, insieme con gli Emirati Arabi Uniti e il Kuwait, saranno i più grandi investitori.

 

Saudi Aramco, compagnia nazionale e ariete per le esportazioni

A questo si aggiungano operazioni "in house" portate avanti da aziende come la Saudi Arabian Oil Co. (Saudi Aramco) e dalla Saudi Basic Industries Corp. (Sabic) che avrebbero allo studio un progetto per costruire una raffineria capace di generare prodotti chimici direttamente dal greggio. L’impianto dovrebbe essere realizzato a Yanbu, sulla costa saudita del Mar Rosso.
Da non sottovalutare anche il peso internazionale di queste 2 compagnie: la Saudi Aramco è il maggiore esportatore mondiale di petrolio mentre Sabic è il secondo più grande produttore petrolchimico al mondo. E proprio Saudi Aramco ha annunciato nei giorni scorsi di voler investire anche nell’impianto petrolifero di Khurais, nell’espansione della più grande raffineria saudita, Ras Tanura (con una capacità di 550.000 barili al giorno) e di aver avviato la produzione di gas dal giacimento di Hasbah, in mare aperto (dalle sue 7 piattaforme a circa 150 chilometri a nordest di Jubail, nel Golfo, Hasbah fornirà fino a 1,3 miliardi di piedi cubi di gas al giorno mentre il sito adiacente Arabiyah produrrà circa 1,2 miliardi di piedi cubi).
Ed è di queste settimane anche la notizia che Saudi Aramco potrebbe mettere il 5% del suo valore sul mercato, in borsa, per un valore pari a 125 miliardi di dollari.

 

Ryad e i rapporti con l'Egitto, accordi per oltre 20 miliardi

Tra gli ultimi accordi stretti da Ryad, ce n’è uno da 23 miliardi di dollari con il Cairo. L'Arabia Saudita, infatti, finanzierà il fabbisogno di petrolio dell'Egitto di Al Sisi nei prossimi 5 anni, oltre a un accordo da 1,5 miliardi di dollari per sviluppare la regione del Sinai. Si tratta di 700.000 tonnellate di prodotti petroliferi al mese per 5 anni. A firmare l’accordo, la Saudi Aramco e la Egyptian general petroleum corp. Il Fondo saudita per lo sviluppo pagherà ad Aramco i prodotti petroliferi e riceverà a rate lo stesso ammontare dall'Egitto. L'accordo fa parte del sostegno finanziario annunciato durante visita del re dell'Arabia Saudita al Cairo, avvenuta all’inizio del mese di aprile.


@emilioftorsello