Le complicate elezioni di Angela Merkel

Le complicate elezioni di Angela Merkel

Geminello Alvi | Editorialista e scrittore
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Le prossime settimane saranno le più decisive per il futuro del governo tedesco. Intanto i partiti prendono bene le misure e il quadro politico frammentato del Paese fa riflettere sull'importanza delle coalizioni

La campagna elettorale tedesca vive ancora in uno stato di torpore. E non sono certo le dichiarazioni di questi giorni del Ministro degli Affari della famiglia, la socialdemocratica Katarina Barley, a poterle movimentare.  Giacché le critiche rivolte allo stile politico della Angela Merkel paiono più un riflesso dovuto, condizionato dal calo ulteriore di un punto dell’ SPD (Partito socialdemocratico) nei sondaggi, che un’accelerazione della campagna elettorale. Il sondaggio di Bild am Sonntag ha confermato infatti il calo dei socialdemocratici al 24% dei voti, circa 14 punti in meno dei sondaggi raggiunti invece dai loro avversari. Il che spiega anche le tre settimane di vacanza della Merkel, alla quale conviene sia a destra e ancor più come vedremo a sinistra, abbassare i toni della campagna elettorale. Così tra l’altro da consolidare nelle prossime settimane il trend positivo avviato delle elezioni regionali.

Un governo di coalizione la soluzione?

La media ponderata delle previsioni elettorali del Financial Times indica che l'Unione Cristiano Democratica il suo partito fratello bavarese, l'Unione Cristiano Sociale, dovrebbero comodamente ottenere la maggioranza dei voti. E anche questa verosimile riconferma di Angela Merkel contribuisce non poco a raffreddare il clima politico interno, generando all’estero un’attitudine flemmatica, che soprattutto in Europa cerca conforto nella conferma della stabilità della Germania.       

E tuttavia andrebbe osservato che il sistema elettorale della Germania, con le attuali previsioni di voto per CDU (Unione Cristiana Democratica) e CSU (Unione Cristiana Sociale), potrebbe non implicare ancora alcuna maggioranza di seggi del nuovo parlamento. Il sistema elettorale con sbarramento al 5% genera infatti una distribuzione dei seggi abbastanza vicina alle proporzioni del voto popolare, ottenute dai vari schieramenti.  E persino l’ampio distacco della CSU e CDU che si allarga nei confronti dei socialdemocratici, a tutt’oggi non fa escludere lo scenario di un governo di coalizione. La frammentazione del quadro politico tedesco rende infatti complicato sia a SPD e sia a CDU/CSU di governare in coalizione con altri partiti. Ed ecco quindi il dovere per alcuni commentatori di considerare verosimile la possibilità di un governo di coalizione come quello presente.  E tuttavia è certo che alla cancelliera Merkel si adatterebbe meglio una coalizione con la FDP, così da poter ripetere la coalizione schierata tra il 2009 e il 2013 all’epoca del suo secondo mandato e prima della nascita di AFD (partito anti-immigrazione della Germania Alternativa). Ma appunto le previsioni di voto circa al 9% per FDP, sommate ai voti di CDU/CSU, non implicano ancora una maggioranza significativa. Si arriva circa alla metà esatta dei seggi.

Voti populisti l'ago della bilancia

L’ingresso ora abbastanza verosimile di AFD nel parlamento federale muta insomma lo scenario, rendendo un confronto col governo del quadriennio 2009/2013 fuorviante. Con le previsioni di voto attuali la Cancelliera Merkel dovrebbe per paradosso allargare la coalizione ai Verdi. Ma sarebbe una scelta complicata, considerato le posizioni di questi ultimi.  E’ pur vero che il recente sondaggio della Fondazione Bertelsman che vede al 34% i tedeschi che si dicono anche parzialmente sostenitori di soluzioni populiste, indicherebbe che gli elettori della CDU/CSU sarebbero meno esposti al richiamo populista. Gli elettori cristiano-democratici sarebbero esposti infatti solo per il 40% alla possibilità di cedere a opinioni populiste. Mentre per paradosso si arriverebbe a circa la metà degli elettori socialdemocratici e di sinistra.

In conclusione per vincere le elezioni mancano alla cancelliera Merkel ancora due o tre punti, che implicano di recuperare voti populisti, e non esclusivamente nel bacino di votanti di AFD. Il che spiega appunto la determinazione della Merkel di raffreddare le polemiche con la SPD. La Cancelliera deve catturare quella parte dei votanti di sinistra più sensibili ai richiami populisti, ma senza cedervi. Il che implica per logica una qualche virata sui temi dell’emigrazione.

Nonostante i suddetti presupposti le elezioni del 24 settembre non sono ancora per nulla decise, e risultano assai meno scontate di quanto si creda. Restano aperte a una varietà di risultati e di combinazioni di governo che solo nelle prossime settimane potranno delinearsi meglio.