Il vertice di Katowice scommette sul clima

Il vertice di Katowice scommette sul clima

Roberto Digiovanpaolo | Giornalista professionista
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La Cop 24, la conferenza Onu in programma in Polonia dal 3 al 14 dicembre, sarà chiamata a rispondere a una serie di questioni cruciali per il futuro climatico del nostro pianeta, mentre si susseguono gli allarmi lanciati dalle agenzie internazionali sul nuovo picco delle emissioni di gas serra

Tutti temevano un vertice noioso. Ma alla Cop 24, in agenda nella città polacca di Katowice dal 2 al dicembre, tutto sarà meno che prevedibile. A giudicare almeno dalle notizie che arrivano a pochissimi giorni dall’apertura del vertice sul clima: il neo presidente del Brasile, Jair Bolsonaro, ha infatti annunciato che il suo paese rinuncerà a ospitare la Cop 25 nel 2019.  Una premessa esplosiva alla vigilia di una conferenza che già avrà al centro del dibattito il dilemma tra la decisione o meno di implementare Parigi 2015, oppure perdere contatto con gli obiettivi stabiliti dall’accordo sul clima siglato nel 2015, che ad oggi sono stati ratificati da ben 170 Paesi.

Il carbone spacca la Polonia

La posizione di Bolsonaro non era nuova, anzi: la sua campagna elettorale, esattamente come quella del presidente americano Donald Trump, era stata apertamente incentrata su questo punto. Ma non vi è dubbio che la sua scelta immediata, forse inusuale nei tempi e nei modi della democrazia, disegna nuovi scenari per l’influenza, ormai scemata, di quelli che sino a qualche anno fa venivano considerati i nuovi paesi emergenti, ovvero i Brics (la sigla delle economie emergenti di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica).

Per certi versi, non è nuovo nemmeno lo spirito che animerà il summit di Katowice, che si apre con molti, alcuni noti, nodi da sciogliere. Del resto, un vertice sul clima e sul rinnovamento energetico che si svolge in Polonia, una delle nazioni che più fa uso dell’antica base fossile del carbone per circa l’80% delle sue attività energetiche, non poteva che nascere sotto auspici di severo pessimismo alternati a un inguaribile ottimismo. E non poteva di certo passare inosservato.

Europa al bivio

Ormai da mesi circolano riflessioni, non necessariamente infondate e malevoli, nate dal peso dei finanziamenti che la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo ha elargito alla Polonia. Si tratta di investimenti in agenzie di energia che mettono fondi sul carbone, in contraddizione con le politiche della stessa Europa volte a sviluppare politiche economiche e climatiche sulla base delle scelte principali della dell'accordo di Parigi (Cop 21) sulle basse emissioni di CO2.

D’altronde, la stessa Banca Europea degli Investimenti dovrà decidere in futuro come procedere; tra il 2013 e il 2017, l’istituto ha destinato 18,4 miliardi di euro alle energie rinnovabili, mentre ha finanziato l’energia ad alta emissione di CO2 con 11,8 miliardi di euro. Si tratta di un dibattito che pone al bivio non solo l’Ue, ma anche il mondo intero; la Brexit inciderà nel conteggio futuro giacché la Gran Bretagna aveva, e ha, un ruolo di leader nei programmi ambientali e di riduzione delle emissioni, grazie soprattutto alle posizioni ambientaliste del predecessore della premier Theresa May, il conservatore David Cameron.

Parigi 2.0

Cop 24 segnerà insomma un forte momento di transizione. Lo conferma, in un certo senso, il piglio decisamente volitivo delle Nazioni Unite, che si rintraccia in una serie di interviste rilasciate alla vigilia del vertice dalla responsabile del segretariato delle Nazioni Unite che si occupa dei cambiamenti climatici, Patrizia Espinosa, la quale si è spinta a dire che “la sfida a Katowice sarà certamente sulla possibilità di proseguire e di implementare le scelte di Parigi e che dunque questa Cop 24 è destinata a divenire una sorta di ‘Parigi 2.0’ ”.
Non potrebbe che essere questa la posizione dell’alto funzionario delle Nazioni Unite incaricato della segreteria per ambiente, energie rinnovabili e cambiamento climatico, ma non c’è dubbio che una presa di posizione politicamente così ‘spinta’ tiene conto dell’aumento vertiginoso delle “controspinte” in atto da qualche tempo, che stanno per entrare a gamba tesa nel summit che si aprirà lunedì 3 dicembre.

L'allarme dell'Onu

Basti pensare allo scetticismo con cui sono stati accolti i recenti studi dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) e all’allarme lanciato dall’ Onu sul nuovo picco delle emissioni, e sul fatto che stiamo correndo a perdifiato verso il punto di non ritorno e che la finestra “temporale” di inversione rotta si sta riducendo sensibilmente, e supera di poco il prossimo decennio. Opinione confermata anche dal rapporto del governo (per obbligo di legge USA) consegnato da 13 agenzie federali degli Stati Uniti al loro Presidente, che segnala come “per quanto riguarda il clima, il picco raggiunto dei gas serra ci conduce ormai in un’ultima finestra di opportunità per invertire la rotta” considerando “che il clima della terra sta cambiando più velocemente di quanto sia avvenuto in qualsiasi punto della storia moderna in primo luogo come risultato delle attività umane”. Il rapporto, inoltre, aggiunge che “la severità dell’impatto futuro dipenderà largamente dalle azioni che saranno intraprese in questo periodo per ridurre le emissioni di CO2”. Trump ha mantenuto con chiarezza la sua posizione e detto di non credere all'allarme sul clima lanciato dal suo governo. Con fare icastico ha commentato: "Non ci credo",

Una posizione, quella del leader della Casa Bianca, coerente con la sua politica sin dai tempi della sua campagna elettorale. E che però deve fare i conti con il fatto che per ritirare davvero gli Usa dagli accordi di Parigi, Donald Trump dovrà prima essere rieletto, visto che una revisione del trattato (e dunque dei suoi aderenti) non è prevista se non a partire dal 2023.

Scommesse da vincere

Katowice, dunque, registrerà probabilmente una divaricazione di tipo politico da un lato e dall’ altro un dibattito metodologico, e apre una serie di domande. Quanto è stato fatto sinora in tema di emissioni Co2, e da chi? Quali paesi hanno veramente lavorato sulle energie rinnovabili e quali hanno contrattato quote di emissioni? Quante emissioni sono state trasferite verso paesi terzi con limiti meno rigorosi, e in che modo? Scoprire come misurare i paesi su questi temi affinché i risultati siano accettati sia agli scettici che agli osservanti delle regole di Parigi, sarà la scommessa di Katowice. Vedremo se sarà una scommessa vinta o persa. Di certo, si capirà chi si candiderà a sostituire Rio de Janeiro nella Cop 25 del prossimo anno, che secondo gli accordi dovrebbe essere ospitata comunque in America Latina. Finora Bolsonaro ha compiaciuto Donald Trump e ha impensierito il suo nuovo Ministro del Turismo. Resta da vedere cosa accadrà dopo che sarà resa nota la scelta della nuova città dell’America Latina per la conferenza sul clima del prossimo anno.