Accordo OPEC, i primi effetti sul prezzo del petrolio

Accordo OPEC, i primi effetti sul prezzo del petrolio

Colin First
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Dopo l'accordo a Vienna sui tagli alla produzione, sono molte le incertezze che rimangono sul tavolo. La palla passa ora ai paesi non-Opec

L’accordo siglato ieri dai Paesi OPEC ha confermato le aspettative sul taglio della produzione, un agreement cui aderisce anche l’Arabia Saudita. La decisione è stata accolta con entusiasmo dai mercati, con i prezzi del petrolio che hanno iniziato a salire fin dal mattino man mano che il raggiungimento dell’accordo si è fatto sempre più probabile. Solo un giorno prima, infatti, la situazione sembrava molto più incerta, viste le reticenze dei diversi Paesi membri sull’eventualità di accordarsi riguardo alla limitazione degli output.
Le voci circa un possibile accordo avevano iniziato a circolare da una settimana, e nei giorni immediatamente precedenti il 30 novembre erano emerse nuove difficoltà, al punto che diversi Paesi membri sembravano intenzionati a uscire dall’accordo. Ripercorrendo i fatti, la prima a minacciare una spaccatura era stata l’Arabia Saudita, seguita da Iran e Iraq. Una situazione che aveva generato una forte pressione sui prezzi del petrolio, scesi a 45 dollari a barile.
Ma quando la situazione sembrava sul punto di precipitare, i Paesi OPEC hanno improvvisamente raggiunto proprio quell’accordo che sembrava altamente improbabile. Ora resta da capire quali saranno le conseguenze sui prezzi petrolio che hanno registrato un andamento molto altalenante, al punto che nella giornata di ieri sono balzati del 6% (WTI). Secondo gli analisti, l’aumento è destinato a proseguire per un giorno o due, in attesa che i mercati conoscano i dettagli dell’intesa e verifichino la sua fattibilità. Al momento, appare probabile che il prezzo greggio possa attestarsi tra i 50 e i 53 dollari al barile. E sarà quello il momento decisivo poiché arrivati a quel punto la spinta potrebbe esaurirsi.

Nonostante l'intesa, restano alcune incertezze

Rimangono sul tavolo ancora molte incertezze, in primo luogo perché si tratta di un accordo che al momento è stato siglato solo dai Paesi membri del cartello e che ora dovrà essere discusso e approvato dai membri non-OPEC, come la Russia. In secondo luogo, perché ancora non ci sono i dettagli su come l’intesa verrà implementata, di quanto tempo servirà per il monitoraggio e fino a quando l’accordo terrà. Con così tante incognite, il rialzo iniziale rischia di sfumare per scendere subito verso i 49 dollari. E solo quando il quadro diverrà più nitido, i prezzi ricominceranno a risalire lentamente fino ad arrivare nel medio periodo anche a 55 dollari al barile.
Molto dipenderà da come i Paesi OPEC e non-OPEC lavoreranno insieme per garantire la tenuta dell’accordo. Una prospettiva che potrà certamente influenzare le rispettive economie. Ma è probabile che entreranno in scena anche una serie di stakeholder che pur non essendo direttamente coinvolti nella produzione di petrolio, sono comunque in grado di influenzare i produttori e ottenere vantaggi politici a breve termine. Questo è il motivo per cui i membri dell'OPEC hanno temporeggiato nei mesi scorsi e adesso con ottimismo hanno deciso di siglare un accordo di lungo termine per garantire prezzi del petrolio sostenibili nel medio periodo.