Da Washington nuove prove di forza
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La preoccupazione più grande per Trump, dopo la firma delle sanzioni, è rappresentata dal possibile avvicinamento tra Iran, Russia e Corea del Nord. I provvedimenti puntano, però, soprattutto a isolare l'Iran, perché indirettamente, avranno effetti negativi anche sull'efficacia dell'accordo di Vienna

Con un voto bipartisan, Senato e Congresso degli Stati Uniti hanno approvato nuove sanzioni finanziarie contro Russia, Iran e Corea del Nord. Il presidente Usa, Donald Trump, ha promulgato la legge nonostante alcune remore soprattutto in riferimento al caso Russiagate che ha messo a dura prova le relazioni bilaterali tra Washington e Mosca per la presunta ingerenza russa alla vigilia del voto per le presidenziali Usa del 2016. In una nota della presidenza della Repubblica si legge: "Questa legislazione è significativamente imperfetta". Secondo Trump le nuove sanzioni "incidono soprattutto sull’autorità dell’esecutivo di negoziare buoni accordi per il popolo americano, e avvicinerà molto di più Cina, Russia e Corea del Nord". In seguito alle misure, sono scattate le prime ritorsioni russe, rimaste in sospeso dopo i provvedimenti approvati dall’ex presidente Barack Obama. Sarebbero almeno 755 i diplomatici statunitensi a Mosca che dovrebbero lasciare il Paese entro il primo settembre come conseguenza delle misure anti-sanzionatorie decise dal presidente russo Vladimir Putin.

Provvedimenti contro l'Iran

A essere colpito dalle nuove sanzioni Usa c’è anche l’Iran, nonostante l’entrata in vigore degli accordi sul programma nucleare di Teheran, decorrente dallo scorso gennaio 2016. Secondo gli Stati Uniti, l’Iran ha continuato a testare e sviluppare missili balistici. Per Washington, queste decisioni sono state prese in violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza Onu. Le autorità statunitensi continuano ad accusare l’Iran di sostenere movimenti che Washington ha designato come gruppi terroristici, come Hezbollah e Hamas, e altri gruppi attivi nella regione islamica Jihad in Palestina. A metà luglio, l’amministrazione Trump ha sanzionato 18 politici e enti iraniani, per il loro coinvolgimento nel sostegno e sviluppo al programma balistico di Teheran e non per il loro impegno nel programma nucleare iraniano. L’amministrazione Trump ha poi ripetutamente accusato Teheran di sostenere il regime di Bashar al-Assad in Siria e di armare i ribelli Houthi in Yemen.

Al centro delle nuove sanzioni c’è la Guardia rivoluzionaria iraniana (IRGC) che per la prima volta è entrata nella lista nera degli Stati Uniti per il suo coinvolgimento nel programma balistico iraniano. Tra gli obiettivi della nuova legislazione sanzionatoria ci sono esponenti dei pasdaran iraniani, agenti o affiliati di IRGC che hanno preso parte o hanno contribuito o facilitato programmi balistici o per armi di distruzione di massa. Questi provvedimenti includono chiunque fabbrichi, trasferisca o trasporti questi manufatti. La normativa ha l’obiettivo di colpire anche chi si sia macchiato di seri abusi contro i diritti umani, incluse torture e uccisioni extra-giudiziali. Le sanzioni si intendono estese contro chiunque limiti le campagne internazionali per la difesa dei diritti umani o arresti chi denuncia le attività illegali delle autorità iraniane. Sono inclusi tra i sanzionati coloro che dovessero essere ritenuti responsabili di trasferire armi all’Iran inclusi carri armati, missili e navi da guerra o che dovessero contribuire con assistenza finanziaria o servizi alla diffusione di queste armi. Le misure prevedono la confisca delle proprietà, l’esclusione dall’ingresso negli Usa e il congelamento delle transazioni finanziarie per gli individui colpiti dalle sanzioni.

Le reazioni

Il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha spiegato che le sanzioni statunitensi vanno contro la legge internazionale: “Gli Stati Uniti stanno promuovendo aggressivamente, una dopo l’altra, rozze azioni anti-russe”, ignorando con arroganza “le posizioni e gli interessi di altri Paesi”. Lavrov si riferisce alle compagnie europee che potrebbero entrare indirettamente nel mirino del provvedimento votato dal Congresso Usa. Questa possibilità preoccupa la Commissione europea e il Comitato tedesco per le relazioni con l’Europa dell’Est, che ha invitato Bruxelles a rispondere nel caso le nuove sanzioni Usa dovessero danneggiare le compagnie europee.

Dal canto loro, le autorità iraniane hanno accusato gli Stati Uniti di usare le nuove sanzioni per colpire l’accordo sul nucleare. Il presidente Trump ha ripetutamente criticato l’accordo raggiunto a Vienna nel 2015, durante la sua campagna elettorale. Le banche degli Stati Uniti sono fino a questo momento sembrate riluttanti a scongelare i proventi iraniani dalla vendita del petrolio, bloccati da anni. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Bahram Qasemi, ha avvertito che le misure “ostili” degli Stati Uniti potrebbero avere un impatto nell’implementazione dell’accordo sul nucleare e ha aggiunto che Teheran si riserva il diritto di rispondere alle misure.  

Prima della pausa estiva, gli Stati Uniti hanno approvato nuove sanzioni contra Mosca, Teheran e Pyongyang. Le misure hanno colpito significativamente le relazioni bilaterali tra Washington e Mosca. Tuttavia, nel mirino di Congresso e Senato Usa ci sono anche le Guardie rivoluzionarie iraniane e il programma balistico di Teheran. Questi provvedimenti, pur non avendo come obiettivo principale di colpire il programma nucleare iraniano, indirettamente potrebbero avere effetti negativi sull’efficacia dell’accordo di Vienna. Gli Stati Uniti puntano ad isolare l’Iran e il suo impegno nei conflitti regionali, questo però non ha impedito fin qui il riavvicinamento tra Teheran e le principali capitali europee dopo la rielezione per il secondo mandato del presidente moderato Hassan Rohani.