Nord Stream 2, essere o non essere
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La decisione della Commissione Europea di consentire l'utilizzo completo della capacità di trasporto del gasdotto europeo Opal verso Germania e Repubblica Ceca potrebbe provocare il definitivo naufragio del progetto Nord Stream 2, per la gioia dei russi e il profondo disappunto di ucraini e polacchi

Il ministro degli Affari Esteri polacco Witold Waszczykowski ha recentemente dichiarato che la Russia non avrebbe bisogno di realizzare il gasdotto Nord Stream 2, grazie alla decisione di poter sfruttare l’intera capacità del gasdotto Opal. Il ministro ha sottolineato che “grazie a Opal i russi potranno utilizzare il Nord Stream 1, non pienamente utilizzato, per aumentare i flussi. Secondo i dati ufficiali, il maggiore transito sarà in grado di soddisfare le esigenze di Gazprom”. Ricordiamo che il gasdotto Opal collega il Nord Stream alla rete europea verso Germania e Repubblica Ceca e le restrizioni imposte dall'Ue nel terzo pacchetto energia consentono a Gazprom di utilizzare solo il 50% della capacità del gasdotto. Nel mese di ottobre però, alla vigilia di un inverno che sembra prospettarsi come particolarmente freddo, la Commissione Europea ha esteso l'accesso di Gazprom al gasdotto Opal di un ulteriore 40%, conservando l'ultimo 10% come riserva per gli operatori terzi, che potrebbe essere elevato fino alla soglia del 20% in caso di forte domanda. Decisione necessaria, visto che arriva quando l’inverno e che le risorse europee stanno diminuendo (dal 2001 al 2014 la produzione propria è scesa da 235 miliardi di mc di gas a 132 miliardi), e la Russia è giunta al 40% delle forniture europee. Il 2016 sembra comunque l’anno dei record per i russi. L’amministratore delegato di Gazprom Alexey Miller ha annunciato che venerdì 25 novembre (il cosiddetto “black Friday”) Gazprom ha toccato un nuovo record assoluto, trasferendo in Europa più di 600 milioni di mc di gas. Dal 1° gennaio al 28 novembre 2016 il gigante russo ha già offerto al vecchio continente 159,6 miliardi mc di gas, superando in tal modo la quota complessiva dell’intero 2015 (159,4 miliardi di mc).

La Russia alla ricerca di vie alternative verso l'Europa

E' chiaro che una simile decisione della Commissione Europea, che ha permesso ai russi di riacquisire la capacità di Opal (quando il gasdotto fu progettato, si pensava addirittura di poter usare tutta la capacità per il gas russo), non sia piaciuta ai polacchi e, soprattutto, agli ucraini. La società energetica ucraina Naftogaz ha stimato che, se verrà aumentato l'accesso di Gazprom al gasdotto Opal, le perdite per Kiev potrebbero ammontare ad una cifra compresa tra 290 e 425 milioni di dollari l'anno. Quindi, se avverrà quanto Gazprom continua a sostenere, ovvero che entro il 2019 abbandonerà la via ucraina del gas verso l’Europa, Kiev perderebbe miliardi di dollari di introiti provenienti dal transito. Per questo l’Ucraina sta facendo di tutto per bloccare i nuovi gasdotti, cioè il Nord Stream 2 e il South Stream. E anche la Polonia non sta a guardare: ancora prima di Waszczykowski, il suo vice, il responsabile per gli Affari Europei Conrad Szymanski, in un articolo per il Financial Times, aveva definito il progetto del gasdotto Nord Stream 2 un test di coesione per l'Unione Europea. “Il progetto, che prima sembrava solo contraddittorio, ora assomiglia a un cavallo di Troia capace di destabilizzare l'economia e avvelenare i rapporti politici all'interno dell'Unione Europea”, dichiarava Szymanski. La Commissione Europea, secondo il suo parere, dovrebbe garantire i “Paesi più vulnerabili d'Europa per proteggerli dal monopolio”. Per questo, ha detto, sarebbe necessario congelare il progetto completamente o per lo meno limitare il suo impatto sul mercato europeo.

Anche il capo del Comitato per gli Affari Internazionali al Bundestag, Norbert Roettgen, ha consigliato ad Angela Merkel di rinunciare alla realizzazione del gasdotto Nord Stream 2. Nel corso di una intervista Roettgen ha rimarcato che: "il governo federale deve fare un passo indietro dal considerare il Nord Stream 2 un affare straordinario piuttosto che non un progetto politico", sostenendo che gli abitanti di Polonia, Paesi Baltici e Ucraina "vedono in questo progetto una minaccia alla propria sicurezza" e che il governo federale deve tenere in considerazione tale "preoccupazione". Ma anche Il vice presidente americano Joe Biden, alla fine di agosto, aveva dichiarato che il Nord Stream 2 sarebbe stato "un pessimo affare" per l'Ue. Al contrario, il vice presidente di Gazprom Alexander Medvedev pensa che il fallimento del progetto equivarrebbe al “fallimento dell'Europa”. “Questo significherebbe che le esigenze economiche vengono ignorate in politica", ha detto.

La costruzione delle nuove infrastrutture conviene all'Europa?

Esaminiamo quale condizione converrebbe a Gazprom, ovvero utilizzare appieno solo Nord Stream o se bisognerebbe, come è stato programmato, andare avanti con Nord Stream 2. La strategia russa attualmente, come abbiamo notato, è quella di abbandonare completamente l'Ucraina come paese per il transito di gas verso l’Europa. Già dopo la “prima guerra del gas”, Vladimir Putin ha infatti deciso di realizzare vie di trasporto alternative e ha perciò pensato al South Stream. Il progetto ha prima rallentato, poi è ripartito a fronte della scelta di far arrivare il gasdotto non più in Bulgaria ma in Turchia. Dopo ulteriori stop and go il progetto è stato recentemente riavviato con l'idea di realizzare due linee da 31,5 miliardi di mc totali (ma bisogna dire che solo una linea appare piuttosto certa, e cioè quella che termina in Turchia). Invece Nord Stream 2, come strada alternativa all'Ucraina, ha avuto meno ostacoli e sembra preferibile anche economicamente. Il direttore del Dipartimento di Analisi del "Golden Hills - Capital AM", Mikhail Krylov, stima che i prezzi di transito del gas attraverso il Nord Stream 2 sarebbero da 1,5 a 3 volte inferiori rispetto a quelli rilevati in Ucraina. Quindi, solo il risparmio sul transito attraverso l'Ucraina è stimato in 1,5-2 miliardi di dollari per anno. Insomma, la Russia dovrebbe spingere per costruire almeno un gasdotto, o meglio ancora tutti e due. Da un lato, lo sviluppo delle energie rinnovabili ha diminuito in parte la domanda di gas, ma dall'altro lato lo sviluppo dei trasporti a gas, più economici e puliti di diesel o benzina, la diminuzione della produzione interna e la mancanza del tanto promesso gas americano spingono l’Europa a dichiarare di dover “diversificare le fonti energetiche”, mentre -tuttavia- continua a comprare sempre più gas russo.