Il gas russo che vuole abbracciare l'Europa
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Mentre in Germania si discute sull'autorizzazione alla realizzazione del Nord Stream-2, si posa la prima linea del Turkish Stream; entrambi i gasdotti, che dovrebbero incrementare le esportazioni di gas di Mosca verso il vecchio continente, dovrebbero essere pronti per il 2019

In estate di solito non si pensa al gas (russo), di cui ci si ricorda più che altro nelle fredde giornate invernali. Ma in questo periodo si stanno intensificando gli sforzi per far procedere (o ostacolare?) nuovi progetti di gasdotti, che partono dalla Russia e arrivano in Europa. Uno di questi è il Nord Stream-2, fratello minore di Nord Stream, il gasdotto che dalla Federazione Russa arriva direttamente in Germania, a Greifswald, passando sotto al Mar Baltico senza attraversare altri paesi. Le società interessate al progetto, Engie (Francia), Uniper e Wintershall (Germania), Royal Dutch Shell (Olanda) e OMV (Austria) hanno deciso, in primavera, di finanziare il gasdotto, il cui costo totale è di 9,5 miliardi di euro, con una quota rispettiva del 10%, mentre il rimanente 50 % sarebbe coperto da Gazprom. Sembra si tratti di un passo avanti decisivo nella realizzazione del Nord Stream-2, progetto visto invece con sospetto dalla Commissione Europea e da Washington: non è un caso se nel pacchetto di nuove sanzioni che gli USA vogliono applicare alla Russia c’è proprio il progetto del gasdotto. Le nuove sanzioni sono già state approvate dal Senato, e ora sono al vaglio della Camera dei Rappresentanti. Se verranno confermate, il presidente degli Stati Uniti avrà il diritto di imporre sanzioni contro le imprese che investono o vendono beni o servizi per più di 5 milioni di dollari l’anno nell’ambito dei progetti per i gasdotti russi per; Nord Stream-2, secondo il testo approvato dal Senato, avrebbe «un impatto negativo sulla sicurezza energetica europea» e sull’economia ucraina.

Le società interessate al Nord Stream-2, Engie, Uniper e Wintershall, Royal Dutch Shell e OMV finanzieranno il gasdotto, il cui costo totale è di 9,5 miliardi di euro, con una quota rispettiva del 10%, mentre il rimanente 50 % sarebbe coperto da Gazprom

Una svolta negativa per l'Ucraina

In effetti, parlare di conseguenze negative per l'Ucraina non è falso. Se saranno realizzati i due gasdotti che “eludono” il passaggio nel Paese, dal 2020 Kiev perderebbe gli introiti provenienti dal transito di gas verso l'Europa, e il monopolista russo avrebbe evidenti vantaggi economici. “Se noi portassimo 30 miliardi di metri cubi di gas per 25 anni via Nord Stream, risparmieremmo 43 miliardi di dollari, rispetto al percorso ucraino" ha dichiarato il CEO di Gazprom, Alexey Miller, al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo. Tale vantaggio si traduce non solo, con tutta probabilità, in prezzi minori per l'Europa rispetto ad adesso, ma -al contrario di come si sostiene negli USA- in una maggiore sicurezza energetica europea. E' chiaro che i ministri degli Esteri dei due Paesi più interessati, Germania e Austria, hanno prontamente rilasciato un comunicato dove si dichiara “illegale” l'azione americana.  «La legislazione americana mira a proteggere i posti di lavoro negli Usa nelle industrie del gas naturale e del petrolio», affermano i ministri. Anche i rappresentanti delle compagnie coinvolte hanno valutato negativamente le possibili sanzioni. Isabelle Kocher, Ceo della compagnia francese Engie, ha affermato: "L'uso di sanzioni da parte degli Stati Uniti contro i progetti che si trovano al di fuori degli Stati Uniti stessi, e che realizzano società non statunitensi, non finanziati in dollari americani, è pura ingerenza negli affari dei paesi europei, il che è inaccettabile". Lo stesso dicasi per il Ceo della tedesca Uniper, Klaus Schäfer, ha chiesto di non trasformare il progetto in un ostaggio della politica globale e lasciare che siano gli europei a decidere la questione delle forniture di energia verso l'Europa. Molti esperti del settore hanno espresso l'opinione che le sanzioni statunitensi siano promosse solo allo scopo di incentivare l’export di gas americano in Europa, al momento modesto, a scapito delle forniture russe.

 

L'accordo per la realizzazione del Turkish Stream è stato firmato nell'autunno del 2016 e prevede la costruzione di due linee da 15,75 miliardi di mc di gas all'anno, una delle quali destinata esclusivamente al mercato interno turco

Tutti i protagonisti ai blocchi di partenza

Tornando alla concreta realizzazione del gasdotto, la richiesta di costruzione di Nord Stream-2 è arrivata in Germania a marzo del 2017, in Danimarca in aprile, mentre in Svezia era approdata già nel settembre 2016. Intanto, da quando in Germania sono iniziate le consultazioni circa i permessi per la costruzione del gasdotto, lo scorso 17 luglio, sono arrivate circa 200 note e osservazioni. Anche la Svezia ha posto nuove condizioni per concedere il permesso di costruzione: sarà necessario presentare il piano dettagliato di smaltimento dei tubi una volta che sarà concluso il loro utilizzo, ovvero tra qualche decina di anni. Una richiesta che non è mai stata avanzata in passato per altri gasdotti. La Finlandia, invece, sembra non avere pretese sul gasdotto. Lo ha dichiarato il direttore del Dipartimento dell’Energia del ministero dell'Economia e del Lavoro finlandese, Liisa Hankinheymo, al quotidiano russo Izvestija: “la posa del gasdotto non influirà sul mercato del gas in Finlandia, al limite potrebbe contribuire a migliorare la situazione relativa al carico dell'industria locale”. La richiesta da parte di Gazprom però non è ancora arrivata; potrebbe arrivare a settembre, e comunque almeno sei mesi prima dell’inizio della costruzione, programmato per il 2018.

La nuova via turca per il gas di Mosca

Si aprono spiragli positivi anche per quanto riguarda un altro progetto, il Turkish Stream, che dalla Russia arriva in Turchia, passando sotto il Mar Nero. L’accordo per la sua realizzazione è stato firmato nell’autunno del 2016 e prevede la costruzione di due linee da 15,75 miliardi di mc di gas all’anno. Una sarà interamente destinata al mercato interno turco, e dovrebbe concludersi già in primavera 2018, la seconda è riservata invece al mercato europeo, e dovrebbe essere terminata per la fine del 2019. Il 7 maggio di quest'anno Gazprom ha iniziato la posa dei tubi nelle acque basse, e il 23 giugno sulla nave-posatrice Pioneering Spirit il presidente russo Putin ha dato l'avvio alle pose in mare profondo. Parlando al telefono con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, Vladimir Putin ha dichiarato: "Se i nostri partner lo vorranno, siamo pronti a fornire gas attraverso la Turchia al Sud e al Sud-Est Europa. E questo interesse tra i partner c’è". "Turkish Stream è richiesto dal mercato", ha detto anche Alexey Miller. "Se parliamo della Turchia, vediamo che la domanda di gas russo è in aumento, e già adesso le nostre consegne rappresentano il 53% del mercato nazionale di Ankara. Addirittura, dall'inizio del 2017 la crescita delle consegne rispetto allo stesso periodo del 2016 è stata pari a 2 miliardi 630 milioni di mc". Recentemente, l'11 luglio, durante il 22esimo Congresso mondiale del Petrolio a Istanbul, Burhan Ozcan, il direttore della società statale turca Botas per la gestione del gasdotto, ha annunciato che è stato finalmente raggiunto un accordo definitivo tra Turchia e Gazprom circa il finanziamento del Turkish Stream. In apertura del World Petroleum Congress, il ministro dell’Energia e delle Risorse Naturali della Turchia, Berat Albayrak, ha definito il gasdotto in costruzione un “progetto chiave” per la fornitura di gas al proprio paese e la diversificazione delle rotte di approvvigionamento per l’Unione Europea. Se sia d'accordo anche la Commissione Europea, lo sapremo presto: al momento Bruxelles sta cercando di raccogliere le deleghe dai diversi paesi per poter negoziare con la Russia i progetti energetici. E includerli (o escluderli) tra le norme del terzo pacchetto energia.