Turkish Stream, ai blocchi di partenza

Turkish Stream, ai blocchi di partenza

Evgeny Utkin
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La normalizzazione dei rapporti tra Mosca e Ankara ha restituito ossigeno al progetto di gasdotto che porterebbe l'oro blu russo verso l'Europa. I permessi per la costruzione da parte turca sono pronti e secondo l'amministratore delegato di Gazprom, Alexey Miller, i lavori dovrebbero iniziare nel 2018 e finire per dicembre 2019

L'accordo è stato firmato dai due rispettivi ministri dell’Energia, il russo Alexander Novak e il turco Berat Albayrak, in presenza dei presidenti Putin ed Erdogan. Non è stata tuttavia una grossa sorpresa. I negoziati erano ripartiti pochi mesi fa, dopo la visita di Recep Erdogan a San Pietroburgo alla luce dei chiarimenti avuti sul caso dell'aereo militare russo abbattuto dall’aviazione turca in Siria. L’episodio, risalente al novembre 2015, era stata considerata una "pugnalata alle spalle", secondo quanto dichiarato dal presidente russo Putin, e aveva interrotto tutte le collaborazioni tra i due Paesi, dall'esportazione di frutta e verdura turca in Russia, al turismo, ai grossi progetti energetici, incluso proprio il Turkish Stream. Ma dopo le scuse di Ankara è riemersa la possibilità di ripristinare la storica partnership e il primo e concreto risultato è stata proprio la decisione di andare avanti con il progetto infrastrutturale per il trasporto del gas. Attualmente si è deciso di costruire due linee, da 15,75 miliardi di mc all’anno ciascuna: la prima sarebbe dedicata ai consumatori turchi, l’altra è invece per gli europei. La proprietà del tratto sottomarino dovrebbe essere di Gazprom per entrambe le linee, mentre, per quanto riguarda il tratto in terraferma, una linea dovrebbe essere della turca Botas, e l'altra, quella internazionale, passerebbe a una Joint Venture russo-turca. I permessi per la costruzione da parte di Ankara sono praticamente pronti e secondo l’amministratore delegato di Gazprom, Alexey Miller, i lavori dovrebbero iniziare nel 2018 e finire per dicembre 2019.

La Russia punta a nuove via di trasporto del gas

Se da un lato, non dovrebbero insorgere problemi nel costruire la linea per il mercato interno, ci sono ancora dei nodi da risolvere per ciò che concerne il ramo diretto verso l’Europa. Non a caso, il ministro russo Novak, il giorno dopo la firma dell'accordo, ha incontrato il Commissario europeo Maros Sefcovic, per discutere appunto della "diversificazione delle vie per il flusso di gas russo in Europa" e dei gasdotti: Nord Stream 2, Opal e Turkish Stream. Dopo la Turchia, i russi vorrebbero costruire un proprio gasdotto, o entrare nella realizzazione di una delle infrastrutture già avviate, ad esempio il TAP. Ma, naturalmente, vogliono essere certi di non essere ostacolati, come è invece già successo con il South Stream: era infatti tutto ormai definito, le navi di Saipem erano uscite al largo nel mar Nero pronte a posare i tubi, e la Bulgaria non aveva ancora dato l'ok definitivo. Da qui era scaturita la decisione-lampo di Vladimir Putin, che il 1° dicembre 2014 aveva annunciato la cancellazione del South Stream e, poco dopo, la nascita di Turkish Stream.

La Turchia utilizza circa 27-28 miliardi di mc di gas all'anno provenienti dalla Russia, metà tramite Blu Stream, il gasdotto che arriva dalla Russia, e un'altra metà tramite il gasdotto che passa attraverso Ucraina e Bulgaria

Una "gestazione" tortuosa del Turkish Stream

Quest'ultimo progetto nasce quindi non dall'assoluta necessità di percorrere esattamente quella strada, ma da un'incomprensione tra Russia ed Unione Europea; Turkish Stream vede la luce, e quasi subito muore per una ulteriore incomprensione, stavolta tra la Russia e la Turchia, e poi di nuovo rinasce per l’interesse strategico di questi due Paesi. La Turchia utilizza circa 27-28 miliardi di mc di gas all’anno provenienti dalla Russia, metà tramite Blu Stream, il gasdotto sotto il Mar Nero, che va dalla Russia alla Turchia, e un'altra metà tramite il gasdotto che passa attraverso Ucraina e Bulgaria. E' chiaro quindi che con la nuova linea di Turkish Stream Erdogan potrà ricevere gas direttamente, persino con uno sconto (che era stato già promesso da Putin, sempre il 10 ottobre); e stavolta questi 14-15 miliardi di mc non passeranno più dall'Ucraina: Kiev perderebbe perciò una somma notevole di diritti di transito.

Gazprom alla conquista dell'Europa del gas

Politicamente, ci sono ancora grosse discussioni tra i due Paesi, specialmente per la questione legata alla Siria: gli interessi in quel campo non sempre coincidono. Per questo, l’accordo appena firmato ha ancora qualche fragilità ma accade spesso che gli interessi economici prevalgano. Il gas russo conviene, sia alla Turchia che all'Europa. E la Russia sta cercando di escludere l'Ucraina dalle sue vie del gas verso il vecchio continente. Al momento questa è la strada principale, che con la costruzione di Nord stream-2 diventerebbe tuttavia meno importante, e con Turkish Stream risulterebbe quasi obsoleta. Lo sviluppo delle rinnovabili in Europa apre inoltre la strada alla diminuzione del consumo di gas. Ma la diminuzione della produzione propria e la scarsa stabilità sui mercati esterni fanno sì che Gazprom riesca a riacquisire le quote di mercato europeo. Si parla molto di diminuire la dipendenza russa, ma di fatto nel 2015 Gazprom ha occupato il 31% del mercato europeo di gas: come ha dichiarato Miller, Gazprom ha infatti portato in Europa nel 2015 159,4 miliardi di mc gas, l'8% in più rispetto 2014. E anche quest'anno la Russia può sperare in un nuovo record, visto che nei primi 8 mesi del 2016 ha già aumentato l'export del 10% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.