La Russia cerca l'India
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Sono paesi lontani, ma entrambi cercano di trovare soluzioni per il gas, che diventa una fonte importante per il rifornimento energetico indiano

L’India è un Paese da oltre 1,2 miliardi di abitanti, il quarto nel mondo per consumo di energia. Fino a poco tempo fa, la fonte principale in queste zone era il carbone, che adesso tuttavia sta cedendo terreno ad altre fonti, incluse le rinnovabili. Per quanto riguarda il gas, l’enorme Paese ne consuma soltanto circa 56 miliardi di metri cubi all’anno: meno dell’Italia. Se consideriamo che 35-36 miliardi di mc sono di produzione propria, si capisce che per l’importazione rimane una fetta alquanto piccola. Il punto è che l’India avrebbe voluto importare più gas, trattandosi di una fonte migliore e certamente più pulita di carbone e petrolio. Ma, a causa della sua posizione geografica, l’unico accesso possibile è quello per il Gnl. Le risorse maggiori di gas -si sa- sono situate in Russia, ma non ci sono frontiere comuni. Da un po’ di anni, quindi, Russia e India cercano soluzioni per far sì che la prima possa vendere gas alla seconda.

Le possibili strade da Mosca a Nuova Delhi

Recentemente, nell’ottobre 2016, Gazprom ed Engineers India hanno ad esempio firmato un MoU per studiare le possibili strade che potrebbero portare il gas russo fino al gigante asiatico. Si è pensato pure di costruire un gasdotto, una bretella che partirebbe da quello per la Cina, chiamata ''La Forza della Siberia 2'', ma in questo caso si tratterebbe del gasdotto più lungo del mondo, con i suoi 6000 km e costi molto alti, stimati intorno ai 25 miliardi di dollari. Pur rimanendo aperta questa possibilità, è difficile pensare che, con gli attuali prezzi di petrolio e gas, sia una soluzione facilmente realizzabile.
Altro soluzione sarebbe allora quella di portare Gnl da Sakhalin, ed è quello che Gazprom sta già facendo; ma i volumi sono esigui. Nel 2012, Gazprom ha firmato un contratto con l’indiana GAIL per la fornitura per 20 anni di 2,5 milioni di tonnellate di Gnl all’anno dal campo Shtokman ma, come sappiamo, il suo sviluppo è stato congelato. Al momento, Gazprom potrebbe garantire l’approvvigionamento del Yamal LNG nel 2017, ma anche qui si parla solo di un piccolo volume, mentre Gazprom vorrebbe certamente avere una presenza più incisiva. Pertanto, la possibilità di forniture sostitutive attraverso la Cina e il Myanmar sarebbe la migliore soluzione. ''Il Myanmar vende gas alla Cina attraverso un gasdotto esistente. Se la Russia può fornire gas equivalente alla Cina, allora possiamo invertire il flusso di gas dal Myanmar alla Cina e portare il gas in India'', ha dichiarato a margine della conferenza Petrotech il 7 dicembre il direttore generale di ONGC Videsh Ltd (OVL), Narendra K. Verma. Egli ha aggiunto anche di aver parlato con Gazprom di questo swap alternativo, attraverso il quale la Russia fornirebbe il gas alla Cina e in cambio la Cina darebbe la stessa quota di gas dal Myanmar all’India. ''Per questo abbiamo bisogno di un gasdotto che vada dal Myanmar in India'', ha detto Verma. Il gasdotto sarebbe molto più corto e economicamente fattibile rispetto a quello che andrebbe dalla Siberia all’India.
Ovviamente, la soluzione è interessante anche per la Russia, ma avrebbe bisogno ancora di molti colloqui e di collaborazione tra Cina e Myanmar. E non è chiaro se la Cina avrebbe voluto collaborare per questo, poiché al momento la superpotenza asiatica cerca di attirare tutto il volume disponibile di gas per la propria economia. In effetti, il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Lu Kang ha rifiutato di spiegare la posizione cinese: ''So di questo. Ma non ne conosco i dettagli'', ha detto ai giornalisti che gli avevano chiesto della proposta, ''vi suggerisco di controllare la situazione con le altre parti interessate, come Russia e Myanmar''.

Alla ricerca di accordi commerciali più equi

Un altro punto di discussione, naturalmente, è il prezzo. L’India cerca di comprare il gas a un prezzo minore mentre i venditori, come è ovvio, desiderano il contrario. Durante il recente 5° Forum Ministeriale sul Gas IEF-IGU, il ministro del petrolio indiano Dharmendra Pradhan ha dichiarato: ''Se altri Paesi importatori di Gnl danno una mano all’India, avremo tutti maggiori possibilità di ottenere accordi commerciali più equi''. Già nel 2013, a proposito, India e Giappone avevano istituito un gruppo multilaterale con l’interesse comune di acquistare gas naturale ai prezzi più bassi possibili. Adesso, l’India vuole coinvolgere altri importatori della zona, come Cina e Taiwan. È chiaro che non solo i russi sono interessati al promettente mercato indiano: da poco anche Petronas, società statale malese, ha annunciato di voler entrare con il suo Gnl in India. ''L’India è sempre stato un Paese importante per Petronas e per noi ha un potenziale molto alto sia in termini di partnership che come cliente. Con decenni di esperienza in qualità di player end-to-end del Gnl e attualmente terzo produttore di Gnl nel mondo, Petronas ha il background ideale per divenire il principale supplier dei suoi clienti nel settore del Gnl'', ha dichiarato il Ceo di Petronas, Datuk Wan Zulkiflee Wan Ariffin. E non scordiamo gli americani, che hanno iniziato a esportare il proprio Gnl. Così, in tempi brevi, l’India potrebbe aumentare la fetta di gas naturale nel suo mix energetico dal 7 al 15%.