Il gas della riconciliazione tra Turchia e Israele

Il gas della riconciliazione tra Turchia e Israele

Giorgia Lamaro (Agenzia Nova)
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L'accordo sottoscritto tra i due Paesi per lo sfruttamento e l'esportazione dell'oro blu del giacimento Leviathan sta ridisegnando i rapporti in tutta l'area est del Mediterraneo, anche a fronte dei progetti di realizzazione di nuove infrastrutture energetiche per trasportare il gas israeliano in Europa

L’accordo di riconciliazione siglato ufficialmente il 28 giugno 2016 tra Turchia e Israele, dopo 6 anni di gelo diplomatico, sembra oramai aver spianato la strada ad una stretta collaborazione tra i 2 paesi nel settore del gas. A sole 48 ore dalla firma dell’accordo, il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, ha detto infatti che la Turchia potrebbe presto diventare "un hub energetico internazionale", grazie alla costruzione di un gasdotto che dal giacimento Leviathan porterà il gas naturale israeliano in Europa passando per la Zona economica esclusiva turca. Steinitz ha aggiunto che "se ci sarà un accordo", sarà firmato da compagnie di entrambi i paesi, "società israeliane o americane come Noble (Energy) e compagnie turche. I due paesi", ha aggiunto il ministro in un’intervista alla stampa turca, "dovranno comunque dare qualche forma di consenso all'intesa e concordare sulla costruzione di un gasdotto dalle acque territoriali israeliane a quelle turche". Il ministro ha sottolineato che "in base alle stime", in pochi anni Israele potrà esportare fino a 2.500 metri cubi di gas al giorno.

Le alternative di trasporto del gas israeliano

Israele ha 3 opzioni per esportare il gas in Europa: la prima è attraverso gli impianti di liquefazione del gas egiziano, la seconda attraverso un gasdotto che attraversi le acque di Cipro e raggiunga la Grecia, ma si tratta di un’ipotesi remota per via degli alti costi di realizzazione. La terza soluzione è quella di passare per la Turchia. Quest'ultima ipotesi prevede 2 ulteriori possibilità: la prima è esportare direttamente il gas in Turchia su navi cisterna, mentre la seconda, "la più probabile" per Steinitz, è trasportare il gas attraverso le acque territoriali turche verso l'Europa. Per il ministro, una conduttura che passi attraverso la Zona economica esclusiva turca costerà intorno ai 2 miliardi di dollari e potrebbe essere finanziata dal settore privato con il consenso dei 2 paesi. Secondo Steinitz, già nel 2019 potrebbero avvenire le prime esportazioni di gas verso la Turchia. Da tempo sono in corso trattative tra imprese turche e israeliane per la costruzione di una conduttura sottomarina su cui far transitare il gas estratto dal giacimento Leviathan, scoperto nel 2010 nel Mediterraneo orientale. Alla fine del mese scorso il console israeliano ad Istanbul, Shai Cohen, aveva annunciato che un accordo sul nuovo gasdotto era vicino. Cohen aveva sottolineato come la Turchia fosse "l’unico Paese" in grado di garantire le infrastrutture adeguate per l’esportazione del gas in Occidente. Cohen aveva detto che, da un punto di vista geopolitico, "senza la Turchia come hub per le risorse energetiche, e in particolare per il flusso del gas naturale da est ad ovest e da nord a sud, sarà molto difficile essere efficaci nella diversificazione delle fonti". Cohen aveva precisato che un eventuale gasdotto tra il giacimento Leviathan e le coste turche sarebbe comunque "molto costoso" e richiederebbe "una buona volontà" da parte degli investitori, delle compagnie di costruzione e di entrambi i governi.

La via della normalizzazione per l'est Mediterraneo

L’amministratore delegato di Turcas Petrol, Batu Aksoy, ha annunciato nel frattempo che almeno 15 compagnie energetiche turche sarebbero interessate a creare un consorzio per portare il gas israeliano in Europa attraverso la Turchia. Aksoy ha confermato che da mesi i gestori delle riserve naturali di gas d’Israele sono in contatto con le società turche e ha ricordato che per l’esportazione del gas israeliano saranno necessari nuovi accordi bilaterali anche tra Israele e Cipro e tra Cipro e Turchia: accordi che potrebbero cambiare l’assetto geopolitico del Mediterraneo orientale. Finora, infatti, la Turchia era considerata da Israele, Cipro, Grecia ed Egitto come un avversario comune, mentre ora la situazione sembra essere cambiata radicalmente in favore di Ankara. Per l’amministratore delegato di Turcas, il progetto di una conduttura tra Israele e Turchia potrebbe quindi risolvere "problemi regionali di lunga data". A febbraio 2 società private, Edeltech Group e il partner turco, Zorlu Enerji, hanno firmato un accordo da 1,3 miliardi di dollari con la statunitense Noble Energy e l’israeliana Delek Group, incaricate della fase di sviluppo del giacimento Leviathan. In virtù di questo accordo, Edeltech e Zorlu acquisteranno 6 miliardi di metri cubi di gas in 18 anni che saranno destinati a 2 impianti gestiti dalle 2 società: le centrali di Tamar e Solad. La prima fornirà energia agli stabilimenti petrolchimici di Haifa, mentre la seconda a quelli di Ahsdod. Secondo quanto riportano i media israeliani, la firma del contratto rappresenta un preludio per il futuro sfruttamento del giacimento che potrebbe essere operativo appunto entro la fine del 2019. Lo scorso 18 maggio, il governo israeliano e il consorzio Leviathan, composto dalle israeliane Delek Drilling (22,67%), Avner Oil & Gas (22,67%), Ratio Oil (15%) e dalla statunitense Noble Energy (39,66%), hanno modificato inoltre la "clausola di stabilità" dell’accordo sul gas che lo scorso marzo era stata respinta dalla Suprema corte di giustizia israeliana. L’emendamento è stato poi approvato dal governo per sbloccare lo sviluppo del giacimento, che, secondo le stime, dovrebbe contenere fino a 500 miliardi di metri cubi di gas. I lavori sul sito del Leviathan sono ripresi in questi giorni, dopo che i partner del consorzio hanno autorizzato Noble Energy a firmare un contratto da 120 milioni di dollari per la progettazione delle piattaforme di estrazione.