Il futuro arriva dall'alto
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I droni alimentati a energia solare potrebbero diventare i futuri guardiani delle infrastrutture energetiche. Questa tecnologia sarà in grado di ridurre in maniera consistente i rischi dei dipendenti delle aziende

Gli attacchi terroristici sono diventati una spaventosa costante della nostra attualità, che spinge molti settori e aziende attivi in ambienti ostili a rivolgersi alla tecnologia per ridurre al minimo il livello di rischio. Da anni, tuttavia, nel campo della protezione delle infrastrutture energetiche critiche mancano innovazioni in grado di segnare un vero e proprio punto di svolta sotto vari aspetti.
Ma la situazione sta per cambiare. I veicoli aerei automatizzati alimentati a energia solare, noti più semplicemente come "droni", si stanno preparando a rivoluzionare le tecnologie di salvaguardia delle infrastrutture energetiche critiche. Oltre a rafforzare la sicurezza e far risparmiare sui costi d’esercizio, hanno il potenziale per ridurre considerevolmente i rischi a cui i dipendenti sono esposti.

Gli impianti più a rischio

Le infrastrutture energetiche critiche, ossia in parole povere le strutture e i servizi senza i quali la società non potrebbe funzionare, costituiscono il cuore pulsante di un’economia globale sempre più interconnessa e interdipendente. Le infrastrutture gas-petrolifere sono particolarmente vulnerabili da questo punto di vista, perché rispetto a quelle elettriche sono molto meno diversificate e l’interruzione di fornitura in una regione del pianeta può ripercuotersi anche su altre, con conseguenze deleterie. In più, il petrolio e il gas rappresentano rispettivamente il 40 e il 15 percento circa della fornitura energetica mondiale complessiva.
Data la rilevanza delle infrastrutture gas-petrolifere, non sorprende che siano l’obiettivo sempre più frequente di pericolose offensive. Per avere un’idea, il database globale sul terrorismo dell’Università del Maryland rivela che tra l’inizio e la metà degli anni ‘90 gli attacchi terroristici agli stabilimenti oil & gas rappresentavano il 2,5 percento del totale, mentre nel 2013 il tasso è salito al 23 percento circa. Un’escalation che ha colpito in modo particolare stati quali l’Iraq, la Colombia, la Nigeria, l’Algeria e il Pakistan.
Esistono innumerevoli soluzioni per difendere questi centri energetici critici, ma non sempre sono efficaci. Finora i tentativi di protezione si sono limitati per lo più al consolidamento della resilienza generale o dell’attività di intelligence, o di entrambe. Mentre la prima dovrebbe provvedere ad assicurare modalità di fornitura, riserve e combustibili alternativi, la seconda cerca di capire le strategie, le motivazioni e gli schemi d’azione dei terroristi. Oppure si potrebbero semplicemente fortificare i punti di estrazione, le stazioni di compressione e altri snodi fondamentali della supply chain erigendo barricate o, se necessario, assoldando squadre di sicurezza. Purtroppo, questi metodi servono ben poco a salvaguardare altre parti delle infrastrutture energetiche critiche, in primis le pipeline.
Gli oleodotti e i gasdotti, infatti, in genere sono realizzati con materiali relativamente fragili, perciò sono un bersaglio facile per gli attacchi terroristici. Naturalmente le pipeline gas-petrolifere si possono interrare, riducendo le probabilità di danneggiamento o di esplosione, ma si tratta di una soluzione poco pratica e molto costosa nel caso di condotti che si estendono per migliaia di chilometri in territori aridi o montagnosi.

Una tecnologia da affinare

Grazie agli innumerevoli progressi tecnologici compiuti nell’ultimo decennio, i droni sono gradualmente diventati ausili indispensabili per molti. Archiviata l’epoca in cui erano prodigi esclusivi del genio militare (come il Global Hawk, disponibile alla modica cifra di oltre 220 milioni di dollari a unità), oggi i droni sono a disposizione di fotografi, ingegneri, cartografi e chiunque voglia provare l’ebbrezza di possederne uno.
Ciononostante, per quanto il costo della maggior parte dei dispositivi sia notevolmente calato, finora la loro applicabilità sul fronte della protezione delle infrastrutture energetiche critiche è stata marginale. E la causa è presto detta: la scarsa autonomia. La maggior parte dei droni compatti acquistati dal grande pubblico è in grado di rimanere in attività poco più di 20-30 minuti, mentre i grandi apparecchi commerciali faticano a raggiungere le due ore di volo continuo. In assenza di fonti d’energia affidabili, la maggioranza dei migliori droni disponibili sul mercato richiederebbe un team dedicato di tecnici incaricati non solo di comandarli, ma anche di ricaricare spesso le batterie. In altre parole, questa défaillance tecnologica ha impedito ai droni di prendere parte attivamente alla difesa delle pipeline gas-petrolifere e di altre strutture energetiche critiche.

L'energia solare e il suo aiuto

Negli ultimi due anni, le tecnologie di immagazzinamento di questa forma di energia hanno subito un’evoluzione radicale, portando il tasso di conversione della luce solare in elettricità dal 15 al 30 percento e oltre. Un traguardo che ha stimolato a sua volta l’avvento di droni high-tech alimentati esclusivamente a energia solare.
Fra questi, spicca in particolare il modello Zephyr, prodotto dall’Airbus e in grado di rimanere sospeso per 14 giorni o quasi 340 ore ininterrottamente. Pur pesando meno di una persona di corporatura media, questo dispositivo può montare una miriade di sensori ad alta tecnologia, mettendo a disposizione degli utenti eccezionali funzioni di sorveglianza. Ad esempio, può essere dotato di sensori LIDAR (Light Detection and Ranging), che si servono di impulsi radar per raccogliere dati topografici ad alta risoluzione dal terreno, oppure di videocamere compatte e leggere che registrano in tempo reale immagini dettagliate del suolo, con una risoluzione fino a 15 cm. Droni di questo genere sarebbero l’ideale per monitorare le pipeline gas-petrolifere che attraversano il deserto o vaste pianure per migliaia di chilometri.
Dettaglio ancor più importante, grazie a una quota di crociera che supera i 20.000 metri, i droni come Zephyr godono di un campo visivo molto ampio e per eventuali sabotatori o terroristi è difficile avvistarli. In presenza di attività sospette, quindi, le controffensive sarebbero immediate, perché i droni lancerebbero l’allarme tempestivamente, riducendo in maniera sensibile i rischi per i dipendenti delle aziende.

Metodo in evoluzione

Nonostante i meriti dei droni a energia solare, tuttavia, rimangono alcuni problemi da affrontare. Innanzitutto quello delle quote di volo: gli attuali droni a energia solare volano ad altezze piuttosto considerevoli e, per quanto questa caratteristica si presti a un monitoraggio su larga scala, potrebbe diventare uno svantaggio nel momento in cui si rendesse necessario individuare eventuali perdite di gas o di petrolio a quote inferiori. In più, i droni destinati a monitorare il suolo da vicino dovrebbero essere realizzati con materiali più solidi, per resistere a venti forti e tempeste nel deserto. Il progetto Solara 50, il drone solare a marchio Google, è stato recentemente chiuso dall’azienda proprio perché il prototipo presentava troppi difetti, tra cui il cedimento delle ali.
Da ultimo, non va trascurata la questione dello stoccaggio di energia, soprattutto per i droni che volano al di sotto della stratosfera. Il tasso di conversione della luce solare in elettricità non è ancora abbastanza elevato da consentire agli apparecchi di operare ininterrottamente a quote dove le nuvole rischiano di schermare i raggi del sole.Indipendentemente da queste obiezioni, è solo questione di tempo prima che il settore dei droni superi con successo gli ultimi ostacoli. Secondo le stime, il mercato raggiungerà un volume di 127 miliardi di dollari nel 2020, creando una concorrenza senza precedenti. Oltre all’Airbus, decine di altre società, tra cui Facebook e la NASA, per citarne solo alcune, si sono già attivate per dominare l’energia del sole e creare droni ancora più tecnologicamente sofisticati. Non è azzardato perciò affermare che il futuro del settore si prospetta...luminoso.In sintesi, in un momento storico in cui gli attacchi terroristici contro le infrastrutture gas-petrolifere sono in continuo aumento, i droni a energia solare potrebbero rappresentare la soluzione definitiva per molte delle aziende che operano in aree politicamente instabili. Questi dispositivi permettono di difendere le infrastrutture energetiche critiche non solo a costi molto più contenuti, ma anche con un’efficienza esponenzialmente superiore. E soprattutto, sono la chiave per proteggere il bene in assoluto più prezioso di qualsiasi azienda: le persone che vi lavorano.


*Le affermazioni contenute nel presente articolo esprimono l’opinione dell’autore, non necessariamente quella dell’Organizzazione del Trattato dell’Atlantico del Nord.