La Serbia al voto, guardando all'Europa

La Serbia al voto, guardando all'Europa

Geminello Alvi | Editorialista e scrittore
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Gli ultimi sondaggi più affidabili confermano un 53% di preferenze per Aleksandar Vucic, del Partito progressista Serbo, attuale Primo ministro. Nonostante il clima difficile, l'esito dovrebbe giovare alla stabilità dell'area

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Il presidente della Repubblica, in carica per i prossimi cinque anni, verrà eletto in Serbia il 2 aprile con la maggioranza assoluta dei votanti e in un sistema a doppio turno.  Tra gli ultimi sondaggi più affidabili, quello eseguito dall’istituto Ipsos Strategic Marketing e pubblicato il 20 marzo dal quotidiano belgradese Blic, ha confermato un 53% di preferenze per Aleksandar Vucic, del Partito progressista Serbo, attuale Primo ministro ed espressione dell’identico schieramento che sostiene l’attuale governo. Ma al secondo posto nei sondaggi non ci sarebbe più l’indipendente Sasa Jankovic, ex ombudsman serbo, calato ormai al 10,6% delle stime elettorali. A poter contare sull’11% dell’elettorato è adesso Luka Maksimovic, meglio noto come Ljubisa Preletacevic, Beli, la premeditata rappresentazione satirica di tutti i difetti del politica balcanica. Potrebbe essere proprio lui, Beli, da non confondersi con Grillo perché restato umorista, in recita di una sorta di Cetto la Qualunque serbo, la vera sorpresa del 2 aprile.  Basti pensare che Maksimovic era al 3% ancora secondo alcuni sondaggi della settimana precedente. All’ultranazionalista, Vojislav Sešelj del Partito Radicale Serbo andrebbero soltanto l’8,7% delle preferenze, e Vuk Jeremic, un ex ministro degli affari esteri, sarebbe calato addirittura sotto il 7%. La sorpresa Beli si giustifica con l’ormai irrefrenabile disaffezione per la politica dei giovani, disgustati da una crisi che non lascia loro sovente altra alternativa che l’emigrazione. L’umorista non fa presa invece sui settori più anziani dell’elettorato estranei alle sue stravaganze anche mediatiche.

Il clima della campagna elettorale

Ad avvicinare queste elezioni a un clima simile a quello di un film di Emir Kusturica, del resto, non è solo la partecipazione di Maksimovic. La campagna elettorale si svolge in un clima truculento, tra accuse di commerci di droga, rivolte alla moglie di uno dei candidati, seguite subito peraltro da scuse e però distinguo e recriminazioni per il fatto che il fratello di un altro candidato è stato in precedenza accusato di essere a capo di una gang criminale. Comunque sia, al di là dei toni, l’unica vera incognita di queste elezioni resta l’ipotesi di un secondo turno. Tutto dipenderà dall'affluenza, ha spiegato in questi giorni il politologo Boban Stojanovic, il quale prevede che Vucic avrà tra 2,1 e 2,2 milioni di voti. E considerando inoltre la partecipazione alle elezioni parlamentari del 2016, con 3,8 milioni di elettori alle urne, vedrebbe qualche chance di un secondo turno se l'affluenza dovesse aumentare di 500 mila elettori.  Alle elezioni del 24 aprile 2016 per l’Assemblea Nazionale Serba i votanti sono stati pari al 56,07% degli iscritti. Dunque, i nuovi elettori coinvolti da Beli, dovrebbero aggiungere più di un 10% di votanti alle precedenti elezioni. Aumento improbabile, e comunque sia resta difficile pensare che a prevalere in un secondo turno possa essere Beli, come si è detto, espressione di un dissenso giovanile, che non ha però una dimensione tale da impensierire Vucic.

Uno dei paesi più stabili dei Balcani

Malgrado il paradosso di una campagna elettorale dai toni così estremi, la Serbia può dirsi tuttavia tra le nazioni politicamente più stabili adesso dei Balcani. Vucic, cresciuto inizialmente in ambienti nazionalisti e negli apparati statali, ha confermato via via col suo governo l’impressione di essere il solo ad avere e perseguire una politica di modernizzazione possibile per la Serbia. La politica serba degli ultimi anni, infatti, è stata sempre attenta a non essere additata nella comunità internazionale come quella che crea problemi, sia sulla questione della Bosnia, sia su quella del Kossovo. In tal maniera, malgrado i legami sentimentali con la Russia di Putin, la Serbia di Vucic si sta aprendo sensibili spazi politici con l’Unione Europea. Un accordo con l’Europa resta infatti cruciale per la crescita e la modernizzazione economica serba. Ivica Dacic, adesso Ministro degli Esteri, è l’altra personalità interessante che potrebbe emergere infine rinforzato da queste elezioni. Dopo aver dato, durante gli anni trascorsi, prove di equilibrio, potrebbe diventare lui il prossimo primo ministro dopo l’elezione di Vucic a presidente della Repubblica. In conclusione, il gioco politico serbo risulta greve e forse più grottesco che altrove, ma l’esito di queste elezioni presidenziali dovrebbe giovare ulteriormente alla stabilità dell’area, con margini di manovra importanti per la diplomazia della Unione Europea.