Le nuove rotte del gas

Le nuove rotte del gas

Alessandro Scipione
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Archiviato il South Stream, ridimensionati Turkish Stream e Nabucco, le nuove scoperte di idrocarburi sui fondali mediterranei potrebbero modificare la situazione degli approvvigionamenti all'Europa. E anche i sistemi di convoglio dell'oro blu


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In principio erano il Nabucco e South Stream. Due progetti concorrenti sostenuti da rivali storici, gli Stati Uniti e la Russia, destinati entrambi all’approvvigionamento energetico dell’Europa meridionale. Il gasdotto ideato da Gazprom, il gigante russo del gas, avrebbe consentito a Mosca di aggirare l’Ucraina e di trasportare nel Vecchio Continente fino a 63 miliardi di metri cubi di gas l’anno, ad un costo di costruzione stimato tra i 19 e i 25 miliardi di euro. Il percorso di 2.380 chilometri avrebbe dovuto attraversare il Mar Nero per poi seguire 2 direzioni: una a nord, attraverso Bulgaria, Serbia, Ungheria e Slovenia fino a Tarvisio, in Friuli Venezia Giulia; la seconda a sud via Bulgaria, Grecia e Balcani per arrivare, attraverso il Mar Ionio, a Otranto, il punto più ad est d’Italia.

South Stream e Turkish Stream, progetti congelati

Il South Stream è rimasto sulla carta - formalmente - per via del rifiuto opposto dalla Bulgaria al passaggio della conduttura per il suo territorio. La Commissione europea, del resto, aveva minacciato di applicare sanzioni contro Sofia per presunte irregolarità nel progetto. Abbandonato il South Stream per i divieti imposti dall’esecutivo comunitario, Mosca ha tentato nel dicembre 2014 di lanciare il Turkish Stream: una nuova conduttura della stessa capacità - 63 miliardi di metri cubi, 14 dei quali destinati al mercato turco e il resto all’Europa - per collegare la sponda russa del Mar Nero alla Grecia, passando per la Turchia. L’abbattimento di un bombardiere russo Sukhoi 24 da parte dell’Aviazione turca, al confine con la Siria, ha fatto però precipitare i rapporti tra Mosca ed Ankara ad un livello bassissimo, e tutti i progetti di cooperazione tra i 2 paesi hanno subito una battuta d’arresto. Tra questi anche il Turkish Stream.

Nabucco, il gas dall'Azerbaijan all'Austria

Il Nabucco, metanodotto sostenuto dagli Usa e dall’Unione europea, avrebbe invece dovuto collegare lo snodo turco di Erzurum, punto di arrivo delle condutture provenienti dall’Azerbaijan e dall’Iran, alla piattaforma di Baumgarten, in Austria, dove il gas avrebbe dovuto essere stoccato e distribuito al resto dell’Europa centrale. La conduttura, di ben 3.300 chilometri ed una capacità annuale di 31 miliardi di metri cubi, avrebbe dovuto passare per la Turchia, la Bulgaria, la Romania e l’Ungheria. Il progetto è stato successivamente ridotto ad un gasdotto di 10-23 miliardi di metri cubi di capacità, ribattezzato Nabucco West, che dalla frontiera turco-bulgara sarebbe dovuto arrivare in Austria dopo 1.329 chilometri di percorso. Il consorzio che gestisce il giacimento di gas di Shah Deniz II, in Azerbaijan, ha però scelto il Gasdotto Trans Adriatico (TAP) per convogliare il suo metano sui mercati europei, segnando di fatto la fine del Nabucco West.

TAP, voluto dall'Europa

Il progetto TAP prevede un gasdotto della lunghezza di 870 chilometri e della capacità di 10 miliardi di metri cubi l’anno, espandibili fino a 20 miliardi, che passerà attraverso Grecia, Albania ed Italia. Insieme al Gasdotto Trans Anatolico (TANAP), che attraversa da est a ovest la Turchia, e al Gasdotto del Caucaso Meridionale (Scp), per collegare Azerbaijan, Georgia e Turchia, il TAP è una delle infrastrutture del cosiddetto Corridoio Sud del Gas, voluto dalla Commissione europea per favorire progetti infrastrutturali destinati ad incrementare la diversificazione delle fonti e la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, grazie al trasporto di nuovo gas proveniente dal Mar Caspio.

Itgi Poseidon la proposta arriva dalla Russia

L’ultima risposta russa al TAP è l’Itgi Poseidon, gasdotto che dovrebbe collegare l’Italia alla Grecia che potrebbe ricalcare in parte la vecchia rotta meridionale del South Stream. Il progetto, ancora allo stato embrionale, ha già visto la firma di un memorandum d’intesa tra Gazprom, l’italiana Edison e la greca Depa. La conduttura prevede un tratto di 200 chilometri offshore tra la costa greca e quella pugliese, a Otranto, ponendosi così in diretta concorrenza con il Gasdotto Trans Adriatico. Non è ancora chiaro se la Russia intenda allacciarsi all’interconnettore Grecia-Italia dalla Turchia o dalla Bulgaria. Mosca ha comunque rispolverato un progetto bocciato dal consorzio Shah Deniz, iI che presenta oggi numerosi vantaggi. Sia Roma che Atene, infatti, hanno già ottenuto le autorizzazioni necessarie per l’approdo del gasdotto e gran parte del tratto onshore. Nel frattempo Grecia e Bulgaria si sono già accordate per realizzare l’interconnessione Grecia-Bulgaria che annovera tra i propri soci proprio Edison, Depa e la bulgara Beh. Paradossalmente, Mosca sembra ora voler rilanciare con forza un progetto che era stato inizialmente studiato per alleviare la dipendenza energetica dell’Europa dal gas russo.

Come cambiano le prospettive degli approvvigionamenti

Le nuove scoperte d’idrocarburi sui fondali del Mediterraneo orientale, comunque, potrebbero modificare radicalmente la situazione degli approvvigionamenti all’Europa. Il mega-giacimento di gas naturale Leviathan (450-600 miliardi di metri cubi), nell’off-shore d’Israele, le riserve super giant di al Zohr (850 miliardi di metri cubi), al largo delle coste egiziane, e le grandi quantità di gas rivenute nel giacimento cipriota di Aphrodite (200-300 miliardi di metri cubi) potrebbero potenzialmente soddisfare il fabbisogno energetico del Vecchio Continente. Il Bacino del Levante potrebbe così imporsi come valida alternativa al tradizionale asse est-ovest che vincola l’Europa al gas della Russia attraverso il gasdotto Nord Stream, e dell’Asia centrale con il Corridoio Sud del Gas, ridimensionando anche il ruolo della Turchia come snodo strategico di transito. Israele, Egitto, Cipro e Libano potrebbero inoltre entrare in diretta concorrenza con l’Iran, che dopo la rimozione delle sanzioni economiche ambisce a diventare uno dei principali fornitori dell’Europa. In altre parole, il Mediterraneo orientale si candida a diventare un enorme hub del gas relativamente stabile, "low cost" e a poche miglia nautiche dalle coste europee.

Una nuova rete di gasdotti o impianti di liquefazione?

Due sono le possibilità per convogliare questa enorme quantità di gas, pari a circa 1.500 miliardi di metri cubi secondo le ultime stime, verso l’Europa continentale: una nuova rete di gasdotti o un sistema d’impianti di liquefazione che approvvigionerebbero le navi cisterna. Lo scorso 28 gennaio il premier greco Alexis Tsipras, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Presidente della Repubblica di Cipro, Nicos Anastasiades, non hanno escluso la possibilità di realizzare un gasdotto denominato EastMed, che dovrebbe rifornire il mercato europeo. L’idea di realizzare una conduttura sottomarina nel Mediterraneo orientale che colleghi le coste mediorientali alla Grecia e all’Italia, passando per l’isola di Creta, può apparire suggestiva, ma avrebbe un costo esorbitante e con il prezzo del petrolio che galleggia attorno ai 30 dollari al barile, appare utopistico. La realizzazione d’impianti di liquefazione del gas naturale è decisamente più fattibile ed Israele, Cipro e Grecia hanno già concordato la realizzazione d’infrastrutture comuni per il trasporto di gas dal giacimento di Aphrodite verso la penisola ellenica, dove dovrebbero essere realizzati dei rigassificatori galleggianti. I leader di Egitto, Cipro e Grecia, inoltre, hanno firmato ad Atene, lo scorso 9 dicembre, una dichiarazione congiunta allo scopo di utilizzare gli idrocarburi come catalizzatore di pace "attraverso l’adesione da parte dei paesi della regione ai principi consolidati del diritto internazionale".

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