Quale energia per l'Africa?
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Migliorare il mix energetico puntando anche sul gas naturale potrebbe essere la giusta strada da percorrere per il Continente. In questo contesto le istituzioni europee giocano il ruolo di partner affidabile, che promuove e favorisce lo sviluppo del mercato low-carbon locale

Sebbene negli ultimi 15 anni abbia fatto registrare impressionanti tassi di crescita economica - con un incremento medio del prodotto interno lordo pari al 5% dal 2001 al 2014, contro una crescita del 2% nei 2 decenni precedenti - il continente africano soffre ancora di gravi criticità dal punto di vista politico, economico e sociale. Anche dal punto di vista energetico, nonostante il grande potenziale disponibile, la grande maggioranza dei Paesi africani registra performance scadenti in materia di consumi pro-capite e tassi di elettrificazione.
Una situazione che alimenta un circolo vizioso, reso ancor più problematico dai rapidi tassi di crescita demografica, dal processo di urbanizzazione e dalle dinamiche di cambiamento climatico che rischiano di amplificare le disuguaglianze e l’esclusione sociale, nonché il degrado ambientale e l’impoverimento territoriale. Agire con coerenza e lungimiranza per creare un settore energetico che assicuri lo sviluppo sostenibile della regione, pertanto, rappresenta una priorità indiscussa a livello continentale.

L'energia: la cartina al tornasole di un continente in transizione

Il settore energetico rappresenta la controprova di una situazione di forte transizione all’interno del continente africano. Come sottolineato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia (Aie), l’Africa è un’area estremamente ricca di risorse energetiche, in particolare se si considera il potenziale contributo delle rinnovabili, ma ancora povera di approvvigionamenti energetici. I cittadini africani, infatti, sebbene rappresentino il 13% della popolazione mondiale, hanno accesso solo al 4% della produzione globale di energia.
I dati relativi all’elettrificazione del continente sono ancora più impressionanti. In Africa sub-Sahariana solo il 32% degli abitanti ha accesso all’energia elettrica: 620 milioni di persone ne sono ancora completamente prive. In questo contesto, appaiono particolarmente stridenti anche gli squilibri intra-regionali, come dimostrato dai tassi nell’area del Maghreb, dove l’accesso all’elettricità si attesta attorno al 98% contro il 23/25% di Africa orientale e Africa centrale.
Tale situazione non può che amplificare i trend negativi in materia di sviluppo economico, sociale ed umano di un continente dove 3 cittadini su 4 vivono in condizioni di povertà, mentre le perduranti diseguaglianze limitano i benefici della crescita economica a vantaggio delle fasce meno abbienti della popolazione. Squilibri che vedono la variabile energetica come una delle principali cause di vulnerabilità, e che pertanto impongono la definizione di solide strategie da parte di attori istituzionali e industriali per favorire la creazione di un settore energetico che sia efficace, integrato, sostenibile, resiliente ed equo.

Priorità d'azione per il settore energetico

Ad oggi il mix energetico del continente africano è largamente basato sull’utilizzo tradizionale di biomasse, che contribuiscono a circa il 50% dei consumi in Africa e assicura l’accesso all’energia a circa 730.000 abitanti in tutto il continente. Petrolio e prodotti petroliferi assicurano il 22% del mix energetico totale, mentre il carbone si attesta attorno al 14%. Spazio ridotto, pertanto, per l’accoppiata gas naturale e rinnovabili, che attualmente contribuiscono a meno di un quinto della torta energetica africana.
Agli attuali tassi di crescita dei consumi energetici (3% annui, più che ogni altra area al mondo, con una domanda destinata ad aumentare dell’88% dal 2014 al 2035), tuttavia, il contributo di gas e rinnovabili può rappresentare la chiave di volta per una rapida e sostenibile elettrificazione in Africa. Le risorse, in questo contesto, non mancano di certo. Il potenziale del solare in Africa appare praticamente illimitato, mentre il contributo del settore idroelettrico – oggi in gran parte sviluppato grazie a macro-progetti finanziati dalla Banca Mondiale – potrebbe essere ottimizzato nel caso prendesse piede la realizzazione di micro-dighe costruite in modo capillare sul territorio, tali da favorire l’accesso all’energia ad ampie fette della popolazione.
In questo contesto, il gas naturale potrà sicuramente giocare un importante ruolo di integrazione delle rinnovabili nella generazione, e garantire l’accesso agli oltre 600 milioni di africani ancora senza elettricità. Le riserve di gas in Africa sub-Sahariana ammontano a circa 9 trilioni di metri cubi (Tcm), mentre la produzione è limitata a meno di 100 miliardi di metri cubi, la maggior parte dei quali vengono esportati sui mercati oppure bruciati in torcia. Proprio lo spreco e il sottoutilizzo delle risorse disponibili rappresentano una potenziale opportunità per il continente: sulla base dei dati offerti dalla Aie, soltanto se i volumi bruciati in torcia fossero utilizzati per alimentare centrali a gas, aumenterebbero la produzione di elettricità in Africa sub-Sahariana del 35%.

Rinnovare la partnership energetica euro-africana?

È indubbio che l’Africa sub-Sahariana rappresenti un partner energetico privilegiato per l’Europa, e in particolare per l’Italia. A ciò si aggiunge il fatto che sviluppi di natura politica, economica e sociale determinati dall’instabilità dell’area hanno chiare implicazioni per l’Europa e contribuiscono a minacciarne la sicurezza, come dimostrato dalla questione dei migranti.
Un’Africa proiettata verso un solido percorso di sviluppo socio-economico rappresenta pertanto una priorità per l’Ue e i suoi Paesi membri, e l’accesso all’energia - come discusso - è un elemento essenziale perché ciò possa verificarsi in modo equilibrato e sostenibile. In questo contesto, appare urgente un deciso cambio di approccio alle relazioni energetiche euro-africane, con l’abbandono delle tradizionali dinamiche (talvolta quasi predatorie) Nord-Sud, accompagnato dalla necessità di sviluppare nuove dinamiche cooperative che pongano al centro lo sviluppo sostenibile della regione dal punto di vista economico, sociale ed umano.
In Africa, in questo senso, c’è l’opportunità di creare un mercato energetico low-carbon praticamente ex novo, potenzialmente in grado di soddisfare in modo sostenibile una domanda interna in rapidissima espansione. I 3 capisaldi sui quali dovrà basarsi questo sforzo sono: certezze di tipo regolatorio; disponibilità di risorse finanziarie; accesso a tecnologie e know-how. Le istituzioni europee, lavorando a braccetto con compagnie energetiche e finanziatori internazionali, potranno giocare un ruolo importante nel promuovere e favorire uno sviluppo energetico di questo tipo nel continente. A patto che si tratti di un processo "effettivamente africano", ovvero grazie al quale le principali ricadute economiche, industriali e sociali siano a beneficio dell’Africa, dei suoi cittadini e delle sue realtà economico-industriali.