Un mare di opportunità energetiche

Un mare di opportunità energetiche

Serena Sabino
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Dalla sicurezza energetica europea ai grandi giacimenti di gas del Mediterraneo, fino alle ultime mosse di Trump in tema di cambiamenti climatici, la sessione d'apertura dell'OMC 2017 di Ravenna, alla presenza del ministro dell'Energia egiziano Tarek El Molla, l'Ad di Eni Claudio Desclazi e l'Ad di Edison, Marc Benayoun, è stata l'occasione per fare il punto sul futuro energetico mondiale

Sono enormi e ancora non del tutto esplorate le opportunità energetiche offerte dal bacino del Mediterraneo. Un'area che si candida a diventare un punto nevralgico per l'approvvigionamento e la sicurezza energetica europea. Di questo e molto altro, dai prezzi del petrolio alla decisione di Trump di ritirare l'adesione USA agli accordi di Parigi sul clima, si è discusso durante il panel di apertura dell'OMC 2017, in corso a Ravenna, cui hanno preso parte il ministro del Petrolio egiziano, Tarek El Molla, l'amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, e quello di Edison, Marc Benayoun.

Zohr, un game changer

Con un potenziale di 850 miliardi di metri cubi di gas in posto, Zohr rappresenta senz'altro "la più grande scoperta nel Mediterraneo è una delle maggiori al mondo", ha spiegato El Molla, sottolineando come il giacimento nell'offshore egiziano, di cui l'italiana Eni detiene il 60 per cento, rappresenti un vero "game changer" per il suo Paese e per l'intera area. "Si apre per noi una nuova era", ha aggiunto il ministro, "con la scoperta di Zohr e altri progetti che stiamo portando avanti, saremo in grado di raggiungere l'autosufficienza energetica nel 2018 e dal 2019 riprenderemo ad esportare. Abbiamo già degli obblighi contrattuali, cui adempiremo esportando dai nostri impianti di GNL di Alessandria e Damietta. La nostra strategia è di diventare un hub regionale e abbiamo il potenziale perché ciò avvenga".

La decisione di Trump di ritirare l'adesione all'accordo sul clima

La decisione del presidente americano Donald Trump di revocare l'adesione americana agli accordi sul clima di Parigi e di cancellare il Clean Power Plan di Obama sulle restrizioni alle emissioni di Co2 delle industrie USA "non avrà un grande impatto" a livello mondiale. Ne è convinto l'Ad di Edison, Benayoun, che ha sottolineato come l'opinione pubblica sia ormai convinta dell'importanza di diventare "più sostenibili". Dal canto loro "le compagnie energetiche hanno cominciato ad investire su soluzioni pulite e i progressi tecnologici nelle rinnovabili le rendono più efficienti". Il gesto di Trump è "politico e non invertirà un trend mondiale". Della stessa opinione l'Ad di Eni, Descalzi: "L'America è stata molto virtuosa sull'ambiente non solo grazie alla politica, nel senso che la politica ha aiutato ma se il gas non fosse costato meno della metà del carbone non avrebbero utilizzato il gas ma avrebbero utilizzato il carbone. Siccome il gas continuerà a costare meno del carbone gli americani continueranno ad utilizzare il gas che costa poco invece del carbone". Probabilmente "se l'Europa continuerà ad aumentare il suo contenuto di carbone, gli americani manderanno il carbone in Europa, questo è quello che può avvenire".

I prezzi del petrolio e l'accordo Opec

Dall'OMC di Ravenna è arrivato anche l'auspicio affinché i paesi produttori di petrolio proseguano nella politica di tagli alla produzione anche dopo la deadline di giugno prevista dall'accordo OPEC/non-OPEC, in modo da sostenere il prezzo del greggio. "Spero continuino perché sei mesi non sono stati sufficienti e il livello delle scorte è ancora elevato", ha detto Descalzi, sottolineando come l'intesa sia stato un "risultato importante dal punto di vista politico". Anche per il ministro del Petrolio egiziano l'OPEC dovrebbe "andare avanti sulla strada dei tagli" in modo che il prezzo del petrolio si stabilizzi intorno ai 55 dollari al barile. "Abbiamo già sperimentato gli effetti negativi del greggio a 30 dollari al barile sugli investimenti e sui progetti", ha detto El Molla.