America Latina, la nuova frontiera delle rinnovabili

America Latina, la nuova frontiera delle rinnovabili

Arianna Pescini
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I Paesi in via di sviluppo stanno producendo più energie pulite delle economie del ''nord'' del mondo. A guidare il cambiamento il Sudamerica, che ha un enorme potenziale da mettere in pratica per il 2030. Ne parliamo con Jorge Alberto Asturias Ozaeta, direttore del Dipartimento degli Studi della ''Latin America Energy Organization'' (OLADE)

In un futuro non troppo lontano il sud del mondo si prepara a diventare 100% green. Lo dimostra il caso dell’America Latina, destinata a passare nel giro di 15 anni ad un sistema energetico nuovo, basato sulle rinnovabili come soluzione più competitiva per l’approvvigionamento energetico, sia in termini di costi sia di efficienza. In generale, numerose ricerche hanno evidenziato come i Paesi in via di sviluppo abbiano ormai raggiunto e superato le classiche potenze industriali negli investimenti e nella produzione di energia rinnovabile: nel 2015, secondo Bloomberg New Energy Finance, 58 Stati situati nell’emisfero meridionale del pianeta, hanno infatti generato 70 GW di potenza da fonti pulite, contro i 59 GW del ''Nord'', con un impiego di 154,1 miliardi di dollari, soprattutto nell’eolico e nel solare (in questo ambito gli investimenti sono passati dall’8% del 2011 al 46% del 2015). I dati più recenti premiano in particolare le nazioni dell’America centrale e meridionale, come Cile, Messico, Honduras, Uruguay, capaci, tra l’altro, di progettare e promuovere le rinnovabili in misura maggiore rispetto ai giganti dell’area, Brasile e Argentina su tutti. Della sfida energetica dell’America Latina ne abbiamo parlato con Jorge Alberto Asturias Ozaeta, direttore del Dipartimento degli Studi della ''Latin America Energy Organization'' (OLADE), secondo cui ''nel 2015, America Latina e Caraibi hanno ottenuto da fonti pulite il 25% della loro capacità energetica, contro il 9% del resto del mondo''. I dati sono confermati anche dall’agenzia internazionale IRENA che ha sottolineato come Brasile, Cile e Messico rientrino tra i dieci Paesi che più hanno investito in soluzioni energetiche ''carbon free'', a livello mondiale.

Le risorse e gli obiettivi

@OLADEORG: nel 2015, #latam ha ottenuto il 25% della sua capacità energetica da fonti #green, contro il 9% del resto del mondo

Il potenziale della Regione è dato indubbiamente anche dalla presenza di risorse naturali fondamentali: la Patagonia per l’eolico, il deserto di Atacama per l’installazione di pannelli solari, i grandi fiumi e le loro dighe per l’idroelettrico. Una ricchezza non disponibile per tutti i numerosi piccoli Stati affacciati sul Mar dei Caraibi, ma che potrebbe contribuire a soddisfare una domanda di elettricità che nel 2030 raggiungerà i 1.813 TW. ''Dobbiamo tenere conto del fatto che ci sono Paesi che non sono stati privilegiati in questo senso – continua Asturias - e dell’impatto del cambiamento climatico sull’ambiente (vedi la siccità che ha colpito Venezuela e Colombia, causando un calo di produzione negli impianti idroelettrici). Detto questo, però, una soluzione sarebbe quella di promuovere l’integrazione energetica tra le economie della zona, sistema che sta dando i suoi frutti in America centrale''. Tra le rinnovabili, l’energia derivante dalla forza dell’acqua sta raggiungendo traguardi importanti: ''Secondo i nostri dati, nel 2015, 23 Paesi dell’America Latina disponevano di ben 677 GW di energia idroelettrica (dei quali ne è stato utilizzato solo un quarto), che nella Regione ha raggiunto così il 47% della capacità energetica totale installata. Alcuni Stati hanno più del 60% di elettricità da dighe o impianti lungo corsi d’acqua, per esempio Colombia, Costa Rica e Brasile''. Proprio la nazione carioca è leader da anni nell’idroelettrico che rappresenta il 63% della sua produzione energetica, grazie agli infiniti chilometri del Rio delle Amazzoni. Accanto a questo settore, più vulnerabile a causa dell’aumento dei fenomeni di siccità, nell’America Centrale e Meridionale stanno però crescendo il solare, il geotermico, le biomasse, e soprattutto l’eolico: 15,5 miliardi di dollari di investimenti nel 2015. La Bloomberg New Energy Finance parla di 22,5 GW di potenza in più nei prossimi 5 anni. Il mix di fattori favorevoli ad una riconversione energetica sembra essere dato da legislazione dedicata alla materia, contributo alla lotta al cambiamento climatico e al surriscaldamento del pianeta, e ovviamente un abbattimento dei costi che sembra inarrestabile: ''Solare ed eolico sono sempre più convenienti - commenta Asturias - e tutti gli Stati dell’America Latina, escluso il Nicaragua, hanno sottoscritto gli accordi di Parigi sul riscaldamento globale, che si traducono in un incremento di rinnovabili e una maggiore efficienza energetica. Gli stessi obiettivi di sviluppo sostenibile indicati dalle Nazioni Unite''.

58 Stati situati nell'emisfero meridionale del pianeta, hanno generato 70 GW di potenza da fonti pulite, contro i 59 GW del ''Nord'', con un impiego di 154,1 miliardi di dollari, soprattutto nell'eolico e nel solare

Gli esempi più virtuosi

Se l’Argentina conta di arrivare al 20 per cento di energia derivante dalle rinnovabili entro il 2025, aggiungendo 10mila MW di potenza (eolico in primis), altri Paesi sono molto più avanti, per esempio il Messico o il Cile, il cui piano di governo prevede un incremento del 58% di fonti ''carbon-free'' da qui al 2050, per giungere al 70% del totale di energia installata. Sebbene favorite da una popolazione media e da un’economia non propriamente industriale, altre realtà stanno emergendo, come Honduras per le installazioni di pannelli solari, Perù e Paraguay per l’idroelettrico, grazie alla potenza generata dalla diga Itaipu. Il Costarica già nel 2004 soddisfaceva il 47% del suo fabbisogno attraverso la potenza di sole, vento e acqua. Nel 2015 il piccolo Stato ha funzionato, energicamente parlando, per il 99% con fonti pulite e solo per l’1% con combustibili fossili. Nel 2016, i giorni ''puliti'' sono stati più di 252. Da qui a cinque anni la conversione sarà completata. In soli dieci anni, invece, l’Uruguay è passata dall’essere una nazione dall’impronta carbonifera ad una con la più alta concentrazione pro capite di installazioni eoliche, con 1 GW di potenza raggiunto. Alla fine dell’anno scorso il Paese sudamericano era arrivato a produrre il 95 per cento dell’elettricità con energie rinnovabili. L’insieme di solare, eolico, idroelettrico e biomasse raggiunge già il 55% dell’intero mix energetico a disposizione. Un altro caso esemplare, infine, è quello dell’Ecuador: ''Il 2016 ha rappresentato un anno di cambiamento - conclude il direttore del Dipartimento degli Studi di OLADE - con il traguardo del 90 per cento di energia prodotta da fonti pulite. Il merito è di otto impianti idroelettrici, che frutteranno al Paese anche un risparmio di circa 1300 milioni di dollari all’anno''.