Turchia al voto, tra crisi economica e tensioni diplomatiche

Turchia al voto, tra crisi economica e tensioni diplomatiche

Giuseppe Acconcia | Giornalista specializzato in Medio Oriente
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Il Paese si avvicina al decisivo referendum costituzionale del prossimo 16 aprile in un contesto difficile in cui sono calati gli investimenti esteri e i flussi turistici e sono alti, invece, i tassi di inflazione

Il prossimo 16 aprile i cittadini turchi sono chiamati a votare per un importante referendum costituzionale. In caso di vittoria del ''Sì'', sarebbero estesi i poteri del presidente della Repubblica, che avrebbe l’ultima parola per la formazione dei futuri esecutivi e sceglierebbe la metà dei giudici costituzionali oltre ad ottenere l’estensione dell’eleggibilità per altri due mandati. Il voto, però, ha luogo in un contesto di incertezza nella politica economica e gravi crisi diplomatiche bilaterali tra Turchia e alcuni Paesi europei. I gravi attentati terroristici degli ultimi mesi hanno prodotto un calo negli investimenti esteri e ridimensionato le attese di crescita economica, registrate negli ultimi anni.

Referendum costituzionale e politica economica

La #Turchia si avvicina al decisivo #referendum costituzionale del prossimo 16 aprile in un contesto difficile

''Gli indici di crescita stanno peggiorando, l'opinione pubblica non è più entusiasta come un tempo'', ha spiegato ad Abo Levent Cakir, giornalista di Atilim. A pesare sull'economia turca ci sono soprattutto gli effetti di lungo periodo della crisi diplomatica con la Russia che nell'autunno 2015, in seguito all’abbattimento del Sukhoi russo Su-24, impegnato in bombardamenti nel Nord della Siria, ha stabilito il congelamento delle relazioni bilaterali. ''L'embargo sulle merci turche ha avuto effetti significativi sull'economia'', ha aggiunto Cakir. Nonostante le relazioni bilaterali tra i due Paesi siano tornate alla normalità dopo l'incontro a San Pietroburgo tra il presidente turco e il suo omologo russo, lo scorso 9 agosto, secondo la stampa turca, il volume di scambi tra Turchia e Russia sarebbe passato dai 38 miliardi di dollari dei livelli pre-crisi ai 17 miliardi odierni. Proprio in occasione dell’incontro di San Pietroburgo, il ministro dell’Energia russo, Aleksandr Novak, aveva annunciato il riavvio delle procedure per la realizzazione del Turkish Stream. Tuttavia, il ritorno al progetto russo potrebbe avere effetti significativi soprattutto per l'economia russa, impegnata a bypassare le tese relazioni con l'Ucraina. In seguito ai gravi attentati terroristici degli ultimi mesi, la Turchia ha subìto una significativa fuga di capitali esteri e nazionali, mentre la lira turca continua a perdere terreno rispetto alle altre monete. Ankara deve anche affrontare una grave crisi del settore turistico che, secondo la stampa locale, si sarebbe quasi dimezzato rispetto ai livelli precedenti alla crisi politica. E così, il presidente Recep Tayyp Erdogan, in seguito al fallito golpe del luglio 2015, ha disposto nazionalizzazioni e riforme in politica economica senza precedenti. Lo scorso febbraio, le maggiori società pubbliche turche hanno visto trasferite le quote di controllo al Fondo sovrano Sovereign Wealth Fund (SWF). Questo è avvenuto in particolare per la compagnia aerea Turkish Airlines, la Halkbank, la società petrolifera Tpao e la Turkish Telekom. I cinque membri del consiglio d’amministrazione di SWF sono direttamente nominati dal presidente turco.

Europa e crisi diplomatiche

''Erdogan sta usando le crisi diplomatiche per motivare i nazionalisti turchi a votare a favore del suo Referendum'', ha aggiunto Levent Cakir. ''Ma l'Europa questa volta potrebbe davvero rivedere le relazioni con la Turchia dopo il voto'', ha aggiunto. La serratissima campagna elettorale per il referendum costituzionale questa volta si è svolta anche tra le comunità della diaspora turca in Europa. La cancellazione dei comizi di ministri e politici turchi, stabilita da Olanda, Austria, Danimarca e Germania, insieme alle manifestazioni anti-governative che si sono svolte a Berna in Svizzera, hanno causato vere crisi diplomatiche bilaterali con Ankara. E così il presidente Erdogan ha lanciato accuse di «nazismo» contro le autorità di questi Paesi e disposto la chiusura dell'ambasciata olandese ad Ankara. Il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusoglu, ha invece potuto tenere a Metz in Francia, il suo comizio a favore delle riforme. Ma anche le autorità francesi hanno criticato le dichiarazioni di Erdogan. Proprio il voto dei turchi all'estero può essere decisivo, se gli elettori in patria dovessero spaccarsi in due in merito alle riforme proposte dal leader del partito Giustizia e Sviluppo (Akp). Ma le tensioni non si fermano qui. Continuano gli arresti di giornalisti. Poche settimane fa è stato arrestato il corrispondente di Die Welt in Turchia, Deniz Yucel. Il Cancelliere Angela Merkel ha definito l'arresto una misura ''sproporzionata''. Yucel è accusato di propaganda terroristica e sedizione. Aveva reso note email, pubblicate da hackers turchi, inviate dal ministro dell’Energia e genero del presidente, Berat Albayarak. Merkel aveva puntato sull'accordo con Ankara sui flussi migratori e visitato il presidente turco all'inizio dell'anno. Il ripristino delle relazioni bilaterali tra Turchia e Russia non ha ancora avuto effetti positivi sull'economia turca. Il Paese si avvicina al decisivo referendum costituzionale del prossimo 16 aprile in un contesto di grave crisi economica e politica interna ed internazionale. Le tensioni diplomatiche con le cancellerie europee, i ripetuti attentati terroristici, lo stop temporaneo al negoziato per l'ingresso nell'Unione europea hanno prodotto effetti di diminuzione degli investimenti esteri, riduzione dei flussi turistici e alti tassi di inflazione. E così l'incertezza politica prodotta dal referendum costituzionale potrebbe continuare a dividere il Paese e produrre effetti recessivi in politica economica.