La qualità della liquidità internazionale

La qualità della liquidità internazionale

Geminello Alvi | Editorialista e scrittore
Condividi
Gli interventi delle banche centrali internazionali a sostegno della ripresa economica non sempre hanno determinato gli effetti sperati. Ai bassi tassi di interesse non è spesso coinciso un flusso monetario che venisse in soccorso dei paesi più deboli

L’inefficienza della politica dei bassi tassi d’interesse della Bce per migliorare le sorti della congiuntura europea, induce giudizi molto diversi. Potrebbe dedursene la natura non monetaria del tasso d’interesse, dunque l’errore di politiche della liquidità, per così dire, keynesiane. Ma per altri economisti il problema consiste piuttosto nella definizione di liquidità. Per esempio Barry Eichengreen in un suo recente articolo coglie l’aspetto paradossale della situazione: le banche centrali hanno certo creato un’abbondanza di liquidità, e tuttavia proprio un difetto di liquidità sta mettendo a rischio l’economia internazionale. Il paradosso si spiega secondo Eichengreen riflettendo sul fatto che la liquidità internazionale si compone di attivi d’alta qualità accettati ad esempio per onorare il servizio del debito dagli stati o usati dalle banche centrali per intervenire sui mercati.

Tempi lunghi per una nuova stabilità finanziaria

Come i titoli di Stato degli Stati Uniti o quelli tedeschi, o gli altri emessi dalle organizzazioni sovranazionali come la Bei, essi hanno un alto grado di affidabilità. Ma facendone la somma “si arriva subito ad una conclusione sorprendente. La liquidità internazionale è precipitata da circa il 60 per cento del PIL mondiale nel 2009 ad appena il 30 per cento di oggi. Il cambiamento è dovuto, allo stesso modo, ai declassamenti di rating dei titoli di stato di nazioni in crisi fortemente indebitate, che li rendono poco attraenti nelle transazioni internazionali.‘ Che i flussi di capitali globali calino e che inoltre il commercio globale, dopo essere cresciuto più velocemente del prodotto mondiale, si stia espandendo più lentamente potrebbe dunque spiegarsi anche con il restringersi della liquidità internazionale per effetto dei declassamenti seguiti alla crisi. Tuttavia, se anche fosse così, la soluzione non potrebbe essere quella di far emettere più debito alle nazioni con rating migliore. L’effetto senza crescita sarebbe quello di indebolirne il rating e dunque peggiorare la situazione della liquidità internazionale. Il ritorno alla stabilità finanziaria dei governi per esempio dell’area euro e dunque il rafforzamento dei loro rating, per quanto sensato non è peraltro processo che possa svolgersi in tempi brevi.

Il difetto di attività economiche affidabili

Le emissioni di obbligazioni societarie private di qualità e il loro acquisto da parte delle banche centrali resta poi molto delicato e richiederebbe qualche livello di garanzia da parte dei governi. Ma si ricadrebbe allora nei rischi di indebolirne appunto il rating in caso di crisi. Inoltre, attività private emesse senza il sostegno di un governo potrebbero apparire, in borsa, sicure in tempi normali; ma, a seguito di qualche choc, potrebbero divenire rischiose. Considerato infine che non c’è un mercato privato dei diritti speciali di prelievo del Fondo Monetario a ben poco servirebbe la loro emissione ulteriore. Perciò Eichengreen vede una soluzione pratica nel fatto che al Fondo sia reso possibile di poter finanziare le proprie emissioni sui mercati finanziari. E tuttavia resterebbe per i membri del fondo la necessità di garantirne eventuali perdite. In conclusione una soluzione risulta complicata, ma il difetto di attività internazionali affidabili inizia a essere problematico.