Gas naturale, parte la sfida energetica tra Ue e Russia

Gas naturale, parte la sfida energetica tra Ue e Russia

Arianna Pescini
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Una nuova linea marittima e chilometri di condotti: la Polonia è la chiave per l'indipendenza dell'Europa centro-orientale dalle forniture russe. Parla Wojciech Jakobík, analista energetico e ricercatore presso lo Jagiellonski Institute di Cracovia

Un terminal portuale capace di ricevere almeno 5 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto (Gnl) in arrivo dal Medio Oriente. È il gigantesco scalo che consentirà alla Polonia e alla Ue di iniziare a bypassare la dipendenza energetica dalla Russia e dai prezzi fissati dalla Gazprom. Gli esperti delle compagnie che hanno seguito il progetto, la Pgnjg e la Gaz-System, parlano di una completa autosufficienza entro il 2022: "L’Europa può essere veramente autonoma se ha la piena libertà di scegliere da chi rifornirsi di gas", spiega Wojciech Jakobík, analista energetico e ricercatore presso lo Jagiellonski Institute di Cracovia, "nonché la possibilità di guardare a più fonti di approvvigionamento di Gnl. Questo non significa, comunque, smettere completamente di acquistarne dalla Russia". Un grande passo in avanti per un business in continua crescita e con un aumento costante della domanda.

Il progetto polacco, i primi rifornimenti dal Qatar

L’hub è situato nella località di Swynouscie, affacciata sul Mar Baltico, al confine con la Germania, ed è entrato in funzione accogliendo e riconvertendo le riserve di Gnl provenienti dal Qatar. Il piccolo emirato è tra i principali fornitori della preziosa risorsa energetica, ma arriveranno presto anche altri Paesi mediorientali, che sono in grado di produrne ed esportarne enormi quantità. Il terminal "Kaczynski", costato oltre 900 milioni di euro (con il contributo di 200 milioni della Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo), è stato inaugurato alla fine del 2015 e fa parte di una rete che nei prossimi anni, attraverso nuove rotte, proverà a fornire gas a prezzi di mercato a Paesi come Austria, Slovacchia, Bulgaria e Ungheria: "Questo hub, sostenuto dalla Ue, appartiene al progetto North-South Gas Corridor, ed è il primo di questo genere e di tale portata in Europa" prosegue Jakobík, "I clienti possono usare il gas o immagazzinarlo e nel frattempo utilizzare altri approvvigionamenti. Gli Stati vicini alla Polonia stanno contrattando per ricevere Gnl da Swynouscie".

Nuovi gasdotti verso Mar del Nord e Adriatico

La compagnia energetica nazionale Pgnig conta di creare, inoltre, 2 itinerari che metteranno in connessione il Baltico con il Mare del Nord (giungendo, attraverso la Danimarca, fino alla Norvegia) e l’Adriatico (arrivando all’isola croata di Krk). Entro 10 anni verranno costruiti altri 2.000 chilometri di condotti, e la capacità ricettiva del porto di Swynouscie potrebbe salire a ben 7,5 miliardi di metri cubi di Gnl, il 50% dell’intero fabbisogno polacco. La Polonia è tra gli stati che più hanno investito nel mercato energetico, forte della sua importanza geografica e del fatto di provvedere da sola a smistare 1/3 del gas naturale di tutta Europa. Ma anche, come ha affermato il governo qualche anno fa, all’inizio dei lavori dell’hub, per difendere la propria sicurezza nazionale affrancandosi dalla Russia e dalla situazione conflittuale tra Mosca e l’Ucraina. Attualmente il Paese importa dall’ex Urss il 60% del Gnl di cui ha bisogno. Il resto arriva dall’Asia Centrale e da fonti interne.

Nel futuro potrebbero arrivare nuovi corridoi del gas

I corridoi polacchi del gas, inizialmente ostacolati dalla Germania (ufficialmente per questioni ambientali), potrebbero giovare all’intero sistema energetico europeo e creare i presupposti per un’indipendenza sempre maggiore dalle forniture russe, con ripercussioni, però, di tipo economico e politico: "Le tensioni tra Russia e USA", prosegue Jakobík, "hanno sempre influenzato il mercato energetico europeo. Ma con la crisi in Ucraina e l’intervento di Mosca, il rapporto di fiducia tra i fornitori di idrocarburi russi e i Paesi europei si è deteriorato irreversibilmente, sebbene alcuni clienti guardino oltre e facciano affari convenienti con le compagnie Gazprom e Rosneft. Altre tensioni sono legate ai progetti tra Bruxelles e Washington di nuovi corridoi per il gas come quello tra le città di Baku, Tbilisi e Ceyhan e il Southern Corridor". Le prospettive, in ogni caso, sono buone: "I vecchi tempi sono finiti", sottolinea l’analista, "il mercato del gas naturale è cambiato, è diventato un mercato dei clienti. Ci vuole maggiore flessibilità da parte dei fornitori, è necessario che anche Gazprom cambi il suo comportamento, come ha stabilito uno studio della Commissione europea su antitrust e monopoli". Per l’Europa si può concretizzare infine la possibilità di nuovi mercati con l’Iran, ora che le sanzioni economiche e finanziarie inflitte dalla Ue sono state tolte: "Il Paese mediorientale", conclude Jakobík, "sta pensando di riprendere progetti di importazione di Gnl, già attivati in passato da compagnie come la 'Iran Gnl'. È un’idea a medio termine che l’Europa, se andasse in porto, probabilmente non si farebbe scappare".