Il Marocco punta sul gas: investimenti per 4 miliardi di dollari

Il Marocco punta sul gas: investimenti per 4 miliardi di dollari

Arianna Pescini
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LNG, shale gas e rinnovabili: Rabat guida il cambiamento energetico del Maghreb. E prova a ridurre la dipendenza dalle forniture della vicina Algeria, tra progetti e incertezze

È l’unico Paese nordafricano senza riserve di idrocarburi, e dipende per il 90% da fonti energetiche importate dall’estero. Ora il Marocco prova in parte a smarcarsi da fornitori storici come Algeria e Spagna con una serie di progetti su shale gas e Lng, senza dimenticare le rinnovabili (solare soprattutto). Anche perché il fabbisogno di energia elettrica sta rapidamente aumentando, e raggiungerà entro 10 anni i 65 TW/h, con un incremento del 6,2% tra il 2017 e il 2025: "L’obiettivo del regno è quello di trasformarsi da uno Stato importatore e dipendente dal carbone in una realtà in cui energie pulite e gas naturale abbiano un ruolo sempre più grande", spiega Riccardo Fabiani, senior analyst presso Eurasia Group. "Da un lato, il Marocco spera di abbassare così i costi di importazione, specialmente quelli dalla vicina Algeria, con cui i rapporti non sono facili; dall’altro, il Paese punta ad una maggiore efficienza energetica e alla possibilità di esportare energie rinnovabili in Europa". Il caso di Rabat sembra però essere un’eccezione virtuosa nel Nord Africa: "Questo è il paradosso della Regione", continua, i vicini Libia, Algeria e, in misura minore, Tunisia sono ricchi di risorse naturali ma vivono costantemente instabilità politiche e finanziarie, che hanno conseguenze sull’intera area. I progetti vaghi di sviluppo spaventano le compagnie e gli investitori stranieri del mercato dell’energia".

Un nuovo terminal per Lng

La sfida della lavorazione del gas naturale liquefatto è partita alla fine del 2014, con l’approvazione dell’ "Lng National Development Plan", che avrà la sua punta di diamante nel terminal onshore di Jorf Lasfar, vicino alla città marocchina di El Jadida. I serbatoi ospiteranno almeno 5 miliardi di metri cubi all’anno di Lng, e la struttura portuale verrà arricchita con un molo marittimo attrezzato, impianti di rigassificazione e nuove condutture per il trasporto del gas ad alta pressione. Jorf Lasfar sarà collegato alla linea di gas naturale Maghreb-Europa attraverso 400 chilometri di tubature. Un business che nel lungo periodo si rivelerà conveniente: "Il mercato dell’Lng è in espansione", aggiunge Fabiani,  "e le autorità marocchine sanno perfettamente che non potranno passare ad un modello energetico completamente rinnovabile in soli 10-20 anni. Il gas naturale ora è l’ideale per il Paese, che è un mercato molto attraente per gli investitori stranieri. Non sarà difficile per il Marocco trovare le risorse e le competenze per realizzare il progetto". Un investimento pubblico e privato (attraverso una PPP, “Public-private partnership”) che supera complessivamente i 4 miliardi di dollari, reso possibile anche dal recente accordo con il Qatar, tra i principali produttori di gas al mondo e papabile fornitore assieme a Russia e Stati Uniti. Per poter affermare maggiore autonomia e negoziare nei contratti di approvvigionamento, infatti, il Paese nordafricano ha diversificato i suoi interlocutori commerciali e pensa di redigere una sorta di "Codice del gas " per regolare il mercato. Il progetto coinvolge anche i porti di Tangeri e Safi, dai quali per esempio la Russia potrà distribuire gas a Nazioni come Ciad, Senegal e Niger.

La ricerca di shale gas

Da un paio di anni il Marocco sta investendo inoltre le proprie energie sul gas da argille, dopo la scoperta di alcuni piccoli giacimenti a Lalla Mimouna e nel Sidi Moussa Block, a sud ovest della città di Agadir. Ma i risultati in questo settore non sembrano essere così soddisfacenti: "Il futuro di gas e idrocarburi nel Paese è piuttosto incerto", sostiene Stephane Foucaud, analyst dell’Istituto di ricerca First Energy, "le risorse trovate sono poche, e soprattutto offshore. Le grandi compagnie gas-petrolifere come l’irlandese Circle Oil, la Gulfsands e la San Leon (che sta investendo in Nigeria) stanno rivedendo le loro strategie. La ricerca di shale gas richiede molto tempo, molto capitale, e la presenza di un’industria ampia e strutturata, cosa di cui il Marocco è sprovvisto". La compagnia Sound Energy, tuttavia, sì è dichiarata entusiasta dopo le recentissime scoperte di shale gas nel bacino onshore di Tendrara, che si stanno rivelando superiori alle aspettative: "Parliamo di 17 milioni di piedi cubi al giorno," ha detto sbalordito l’amministratore delegato James Parsons, "credo che Tendrara, Meridja e la Eastern Morocco TAGI abbiano il potenziale per diventare un polo degli idrocarburi su scala regionale".

Il boom del solare

Non solo Lng e shale gas dicevamo, comunque. Il Marocco ha intrapreso la strada delle rinnovabili, sviluppando in particolare l’energia solare, di cui sta diventando, secondo gli analisti dell’Irena, protagonista: basti pensare al parco di Ouarzazate, nel deserto del Sahara, che nel 2018 diventerà il più grande al mondo e fornirà, con i suoi 580 MW, energia elettrica a più di un milione di persone. O agli oltre 3.000 villaggi sparsi nel Paese che già ricevono corrente attraverso mini sistemi a pannelli solari.