Black, blue or green?
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Petrolio, gas e rinnovabili. Solo dopo la nomina del nuovo presidente, a novembre, gli Stati Uniti sapranno a quali cambiamenti andranno incontro nei prossimi quattro anni

Le previsioni relative al futuro energetico dell’America non potrebbero essere più discordanti dalle posizioni prese in campagna elettorale dalla candidata democratica Hillary Clinton e dal candidato repubblicano Donald Trump. Non vi è praticamente nessuna questione di natura energetica su cui si trovino d’accordo. In un eventuale governo Clinton, gli Stati Uniti sarebbero protagonisti di una drastica riduzione della dipendenza dal petrolio, di un radicale incremento degli investimenti in energie rinnovabili e di una guerra all’ultimo sangue al cambiamento climatico. Un governo Trump, invece, sosterrebbe l’apertura di decine di migliaia di acri di terreni federali alle attività di prospezione e perforazione petrolifera, con l’abolizione dell’Environmental Protection Agency (EPA), l’Agenzia statunitense per la tutela ambientale, e il dietrofront del Paese rispetto all’accordo sul clima di Parigi.

 

Ambiente o non ambiente, questo è il dilemma


Trump si dichiara pronto a eliminare le decennali protezioni ambientali e le normative cui è soggetto il settore dei combustibili fossili, molte delle quali sono state introdotte dagli ex presidenti repubblicani. All’interno del partito queste posizioni soddisfano le personalità più ostruzioniste in materia di ambiente e favorevoli al settore, ma non prendono in considerazione i sempre più numerosi repubblicani moderati che hanno abbandonato il loro atteggiamento di negazione del cambiamento climatico. Il programma del partito repubblicano spende parole di disprezzo per il movimento ambientalista, definendolo una “casta autoreferenziale”. Dall’altro lato della barricata, la Clinton, che vede nel cambiamento climatico uno dei problemi più impellenti per la nazione e per il mondo intero, concentrerebbe le risorse energetiche del Paese sulle fonti rinnovabili, rafforzerebbe le regolamentazioni esistenti sulla qualità dell’aria e dell’acqua e inasprirebbe le norme sulla fratturazione idraulica e sulle emissioni causate dall’utilizzo di combustibili fossili. Tuttavia, indipendentemente dal suo partito, il prossimo presidente americano incontrerà non poche difficoltà nell’attuazione del programma politico presentato in campagna elettorale. Gli ambiziosi progetti della Clinton per il risanamento dell’ambiente, con il graduale abbandono dei combustibili fossili e la conversione alle fonti rinnovabili, si troverebbero a far fronte a molti dei blocchi politici in cui è incorso il Presidente Barack Obama, con un Congresso così profondamente spaccato da costringerlo a ricorrere agli ordini esecutivi per mettere in atto gran parte della sua politica energetica. Per quanto riguarda le promesse di Trump di sostenere con tutto l’entusiasmo possibile l’impiego dei combustibili fossili e scaricare l’EPA e l’accordo sul clima di Parigi, il magnate si troverà a fronteggiare un mercato in rapida evoluzione, nuove richieste di sostenibilità da parte dei consumatori e dei consigli di amministrazione e le imponenti lungaggini burocratiche da cui districarsi. Nell’ambito della prossima amministrazione, la politica energetica potrebbe essere profondamente influenzata dalle tendenze del mercato globale, dalla domanda dei consumatori nazionali e dai cambiamenti di atteggiamento dell’opinione pubblica, oltre che dalle posizioni dell’inquilino della Casa Bianca.  
Negli ultimi anni, la maggiore diffusione della fratturazione idraulica e di altre tecnologie per i giacimenti gaspetroliferi, insieme al crollo dei prezzi del petrolio, hanno vanificato gli sforzi messi in atto dagli esperti statunitensi per progettare con precisione il futuro energetico della nazione. Ciò nonostante, è palese che le politiche energetiche e ambientali statunitensi e le conseguenti azioni saranno profondamente influenzate dalle elezioni presidenziali di quest’anno. Con l’avvicinarsi della tornata elettorale di novembre, presentiamo di seguito le idee diametralmente opposte dei due candidati alla Casa Bianca (con le loro parole e in base ai rispettivi programmi di partito) su alcune delle questioni energetiche e ambientali più calde della campagna.

 

Opinioni differenti sul Climate Change

Trump ha dichiarato: “Sono abbastanza scettico riguardo al cambiamento climatico indotto dall’uomo”, e ha proseguito così: “Il concetto di riscaldamento globale è stato creato da e per i cinesi così da rendere la produzione americana non competitiva”. Il programma ufficiale del partito repubblicano sostiene che il cambiamento climatico non abbia basi scientifiche comprovate e “non sia neanche lontanamente paragonabile al problema più urgente per il Paese: la sicurezza nazionale”. La Clinton asserisce sul suo sito web e ripete spesso nei suoi discorsi: “Il cambiamento climatico è una minaccia urgente e una sfida che definisce il nostro tempo”.  Il suo obiettivo è ridurre, entro il 2050, le emissioni di gas serra di almeno l’80 percento rispetto ai livelli del 2005 e rispettare gli impegni assunti dagli Stati Uniti con l’Accordo di Parigi. Trump ha promesso il ritiro dall’Accordo di Parigi e che “impedirà all’EPA di disciplinare le emissioni di anidride carbonica”.

Meno Oil&Gas per i Dem, autonomia petrolifera per il GOP



Il programma della campagna elettorale dei democratici fa esplicito riferimento “all’eliminazione delle esenzioni fiscali speciali e delle sovvenzioni alle compagnie produttrici di combustibili fossili” e invoca un utilizzo totale di energia pulita nel Paese entro la metà del secolo. I democratici sostengono “la chiusura dell’Halliburton loophole che ha privato l’EPA del potere di regolamentazione della fratturazione idraulica e la sicurezza di applicazione di rigidi sistemi di tutela”. Il partito si oppone alla costruzione del gasdotto Keystone XL. La Clinton è contraria anche alle trivellazioni nell’Artico e al largo della costa atlantica e mira a “ridurre gradualmente l’estrazione di combustibili fossili dai terreni pubblici”. In caso di vittoria, sosterrebbe anche l’introduzione di normative più rigide sulla fratturazione idraulica e attribuirebbe alle comunità e agli Stati il diritto di vietarla. Di tutt’altro parere sono Trump e il partito repubblicano che affermano: “Noi sosteniamo lo sviluppo di tutte le forme di energia commerciabili... senza sovvenzioni, inclusi carbone, petrolio, gas naturale, energia nucleare e idroelettrica”. Trump sostiene che lo sviluppo di energia eolica, solare, da biomasse, da biocarburanti, geotermica e maremotrice dovrebbe essere finanziato con capitali privati, non con fondi governativi. Il programma repubblicano si pone a sostegno dell’apertura dei terreni pubblici e della piattaforma continentale esterna “alla prospezione e alla produzione responsabile” e spingerà il Congresso ad attribuire agli stati il potere di gestione delle risorse energetiche dei terreni federali nei relativi confini. Trump ha dichiarato che eliminerà il Clean Power Plan dell’EPA in quella che i repubblicani descrivono come “la guerra del Presidente al carbone”. Trump intende inoltre portare a termine la costruzione del gasdotto Keystone XL, ma ha messo in allarme le società energetiche in seguito alle dichiarazioni relative all’attribuzione di “una fetta significativa dei profitti” ai cittadini americani. Il magnate sostiene anche l’annullamento dei divieti di esportazione ai mercati esteri imposti ai produttori di energia.

Per Trump addio all'EPA, per la Clinton più incentivi al green

La Clinton ha dichiarato che le sue politiche trasformerebbero “gli Stati Uniti nella superpotenza dell’energia pulita del XXI secolo”, in grado di generare una quantità di energia rinnovabile sufficiente per il fabbisogno di ogni singola casa americana. Il programma del partito democratico propone di “difendere ed estendere gli incentivi fiscali per l’efficienza energetica e l’energia pulita”. Trump ha scritto: “C’è stata una grande spinta per lo sviluppo di forme di energia alternativa, la cosiddetta energia verde da fonti rinnovabili. È stato un errore colossale”. Ha proseguito descrivendo l’energia rinnovabile come “soltanto un modo costoso per far sentire gli ecologisti a posto con la loro coscienza”. Lui eliminerebbe tutte le sovvenzioni per le forme di energia alternativa, ad eccezione del nucleare. Il programma repubblicano di Trump invoca la trasformazione “dell’EPA in una commissione bipartisan indipendente, simile alla Nuclear Regulatory Commission (Commissione di regolamentazione nucleare)”. Il candidato ha dichiarato che priverebbe i governi federali della loro autorità sulle normative ambientali e la trasferirebbe agli stati. Ridurrebbe anche la portata della legge per la salvaguardia delle specie in via di estinzione (Endangered Species Act), ideata per proteggere le specie più vulnerabili e che spesso causa aspri dissidi tra gli ambientalisti e le aziende che tentano di operare nelle zone in cui tali animali sono presenti.  Sebbene il settore Oil&Gas sostenga molte delle posizioni di Trump, è al contempo scettico su alcune delle sue dichiarazioni.
“Ci libereremo definitivamente di ogni necessità di importazione di energia dal cartello OPEC”, ha dichiarato il magnate. “Durante il mio governo, l’America raggiungerà la totale indipendenza energetica”. Secondo molti analisti del settore, una politica che preveda il taglio di tutte le importazioni dall’estero potrebbe soltanto nuocere agli interessi economici degli Stati Uniti, causando un aumento dei prezzi del petrolio e del gas. Alcune delle posizioni di Trump sembrano dettate da un certo opportunismo politico per placare le ali più estremiste del suo partito. In realtà, lo stesso magnate newyorkese, che ha definito il cambiamento climatico come una “bufala”, ha chiesto all’Irlanda il permesso per la costruzione di una diga marittima multimilionaria finalizzata alla protezione del suo campo da golf sull’oceano nella contea di Clare, il Trump International Golf Links & Hotel Ireland.
Nella richiesta presentata all’Irlanda, l’azienda del magnate ha scritto: “Se le previsioni riguardanti l’innalzamento del livello del mare a causa del riscaldamento globale si rivelassero veritiere, tuttavia, è probabile che si verifichi anche un aumento dell’erosione costiera non soltanto nella Baia di Doughmore, ma sulla maggior parte delle coste irlandesi. Riteniamo ragionevole prevedere che la velocità di aumento del livello del mare possa raddoppiare rispetto a quella attuale”. Trump ha infastidito anche il settore gaspetrolifero. Nonostante le ultime dichiarazioni in suo sostegno, in passato lo ha descritto come un gruppo “d’interesse” e ha sostenuto che Ted Cruz, suo ex avversario repubblicano alle primarie, fosse “totalmente controllato delle compagnie petrolifere”. I candidati alla presidenza degli Stati Uniti sfruttano le convention dei propri partiti per esporre i loro obiettivi e piani per il Paese in caso di vittoria. Nei rispettivi discorsi, sia Trump che la Clinton hanno creato un collegamento tra le loro posizioni in materia energetica e ambientale e le tematiche del lavoro e dell’economia.

Ultim'ora energetica dalle convention nazionali

A Cleveland, Trump ha detto ai repubblicani: “Sopprimeremo le restrizioni imposte alla produzione di energia americana. In questo modo produrremo più di 20 trilioni di dollari in termini di posti di lavoro che risveglieranno le attività economiche nei prossimi quattro decenni”. A Philadelphia, in occasione della convention democratica, la Clinton ha affermato: “Io credo nella scienza. Io credo nell’esistenza del cambiamento climatico e che possiamo salvare il nostro pianeta creando posti di lavoro redditizi nel settore dell’energia pulita”. Le differenze nell’approccio alle questioni energetiche e ambientali non sono mai state così profonde in un’elezione presidenziale negli Stati Uniti. Trump ha spinto a nuovi estremi le posizioni repubblicane e la Clinton, incoraggiata dal sostegno popolare del Senatore Bernie Sanders, suo ex avversario alle primarie, ha ampliato il programma democratico per abbracciare ancora più energicamente i temi della lotta al cambiamento climatico e della salvaguardia dell’ambiente. Una cosa è certa: le politiche energetiche e ambientali statunitensi subiranno grandi cambiamenti nei prossimi quattro anni.

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