Una nuova era energetica
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Le prospettive per il settore, sotto la nuova amministrazione, sono positive, ma restano dei motivi di preoccupazione: dall'ipotesi di una carbon tax federale ad alcuni piani statali per la tassazione dei consumi

Con l’elezione del Presidente Obama nel 2009, il settore statunitense del petrolio e del gas si è ritrovato ad affrontare un’amministrazione meno interessata a promuovere la produzione e l’esplorazione interne di quanto, invece, fosse impegnata a sostenere l’introduzione di normative e imposte oppressive per le compagnie energetiche statunitensi. Con la recente elezione del Presidente Donald Trump si apre una nuova era: la Casa Bianca e il Congresso hanno infatti già avviato il ridimensionamento di una serie di normative dell’era Obama che avevano scoraggiato la produzione energetica e il suo utilizzo. Anche se, con l’amministrazione Trump, le prospettive generali per il settore energetico sono positive, rimangono comunque alcuni motivi di preoccupazione, come le richieste di alcuni ex legislatori di una carbon tax federale e alcuni piani statali per la tassazione del consumo energetico e delle emissioni di carbonio, che stanno conquistando favore nelle legislature di diversi stati, dall’Alaska fino alla Carolina del Sud.

Una carbon tax federale?

Di recente, un gruppo di consulenti economici e politici del Grand Old Party (GOP, Partito Repubblicano), tra cui James Baker, George Schultz e Henry Paulson, ha cominciato a promuovere una nuova e gravosa carbon tax federale descritta in un piano chiamato ''Conservative Case for Climate Action''. La carbon tax da loro proposta evoca chiaramente l’imposta di 42 dollari/tonnellata che Hillary Clinton aveva rifiutato di appoggiare durante le elezioni. E-mail provenienti dalla casella di posta piratata di John Podesta dimostrano infatti che la campagna elettorale di Clinton considerava l’imposta come impopolare e regressiva. È dunque altamente improbabile che Donald Trump, o membri repubblicani del Congresso, possano appoggiare una politica ambientale che era stata giudicata troppo estrema perfino da Hillary Clinton. Durante la campagna elettorale, il presidente Trump si è mostrato decisamente contrario all’imposizione di una carbon tax e nel mese di maggio ha twittato: ''Non appoggerò né sosterrò una carbon tax!''. Finora, queste inclinazioni sono state ampiamente confermate durante l’amministrazione Trump dalla sua scelta di nominare Scott Pruitt a capo dell’Environmental Protection Agency (EPA) e Rick Perry come segretario del Department of Energy (DOE), entrambi oppositori delle regolamentazioni governative. Queste nomine ribadiscono la politica di deregolamentazione del Presidente. Inoltre, un consulente senior della Casa Bianca ha presumibilmente riferito a Bloomberg News che il Presidente ha respinto seccamente il suggerimento di Elon Musk di introdurre una carbon tax federale. Da pragmatico uomo d’affari, è molto probabile che Donald Trump e la sua amministrazione si rendano conto del fatto che l’introduzione di una carbon tax al tasso proposto di 40 dollari/tonnellata creerebbe onde d’urto economiche che non rimarrebbero confinate soltanto al settore energetico. Ipotizzando un’imposta di 20 dollari/tonnellata, la National Association of Manufacturers ha constatato che ''l’aumento dei costi di prodotti legati al carbonio, al gas naturale e al petrolio in seguito a una carbon tax investirebbe l’intera economia provocando un aumento dei costi di produzione e una diminuzione della spesa per beni non energetici''. Lo studio ha inoltre evidenziato che una carbon tax ridurrebbe i salari reali e la produzione manifatturiera oltre a generare un reddito fiscale minimo per il governo federale. Baker, Schultz e gli altri hanno giustamente sottolineato che il gran numero di normative ambientali emanate sotto l’amministrazione Obama ha avuto effetti dannosi sulla capacità del settore energetico di pianificare il futuro, provocando di conseguenza una diminuzione degli investimenti di capitale. Definendo l’eliminazione delle normative ambientali eccessive come il ''pilastro finale'' del loro piano, questi repubblicani hanno individuato un’area di riforma politica la cui approvazione è molto probabile, ma non nel modo da loro sostenuto. Con Scott Pruitt a capo dell’EPA, le normative ambientali come il Clean Power Plan, che Pruitt ha contestato da un punto di vista giudiziario lungo tutta la sua carriera, finiranno senza dubbio sulla lista nera. Quindi, anche se la deregolamentazione è positiva per il settore energetico, non c’è motivo di usarla come pedina di scambio per l’imposizione di una carbon tax come vorrebbero alcuni. Questo ridimensionamento normativo avverrà comunque con Pruitt e Trump, senza bisogno di un grande accordo sulla carbon tax.

Da pragmatico uomo d'affari, è molto probabile che Donald Trump e la sua amministrazione si rendano conto del fatto che l'introduzione di una carbon tax al tasso proposto di 40 dollari/tonnellata creerebbe onde d'urto economiche che non rimarrebbero confinate soltanto al settore energetico

Avanti con la deregolamentazione

Trump si è dimostrato sempre favorevole alla deregolamentazione, a cominciare dall’emanazione del suo ordine esecutivo ''1-in-2-out'' durante le prime tre settimane della sua presidenza. Inoltre, i sostenitori del settore energetico stanno già festeggiando la recente abrogazione della ''Resource Extraction Rule'' della Commissione per i Titoli e gli Scambi (Securities and Exchange Commission, SEC), una normativa che era in grado di rovesciare i vantaggi acquisiti in termini di proprietà intellettuale dalle aziende americane. La normativa avrebbe richiesto alle aziende statunitensi di divulgare informazioni proprietarie ed è stato stimato che la sua applicazione sarebbe costata ben 385 milioni di dollari all’anno. L’abrogazione da parte del Congresso della Resource Extraction Rule è un segnale incoraggiante del fatto che la legislatura repubblicana intende sostenere le imprese nazionali e creare le condizioni per un fiorente settore energetico. Un altro importante passo avanti per la politica energetica è l’abrogazione da parte della Camera della Methane Rule dell’Ufficio per la Gestione del Territorio (Bureau of Land Management, BLM), una restrizione duplice e costosa sulle emissioni di metano provocate dall’estrazione di gas naturale. La normativa è stata emanata durante l’ultimo anno dell’amministrazione Obama nonostante i timori che potesse imporre un pesante carico economico sui produttori di energia e sulle famiglie americane. Anche se la norma è ancora in attesa del voto al Senato, le condizioni attuali indicano che i tempi sono maturi per l’abrogazione della Methane Rule. Tra le altre normative restrittive ed economicamente inefficienti che potrebbero essere abrogate con la nuova amministrazione troviamo l’Ozone Rule dell’EPA, gli standard della Corporate Average Fuel Economy (CAFE), che saranno certamente rivisitati entro il 2018, e il divieto sulle trivellazioni nell’Artico dell’amministrazione Obama. Con l’abrogazione di quest’ultima si stima che potrebbero essere resi disponibili quasi 130 mila miliardi di piedi cubi di gas naturale per i produttori di energia americani aprendo potenzialmente la strada a una nuova era di prosperità per il settore energetico. Tutto sommato, l’abrogazione di normative energetiche costose e gravose avrebbe un impatto enorme sul mercato del lavoro americano e sulla prosperità economica e stiamo già assistendo all’inesorabile smantellamento del vasto apparato normativo dell’amministrazione Obama. Anche le proposte fiscali ''fenomenali'' promesse da Trump avranno un effetto notevole sulle imprese che operano nel settore energetico. Le priorità dichiarate da Trump includono l’abbassamento dell’aliquota sull’imposta delle società al 15 percento mentre si va verso un sistema fiscale ''territoriale'' e la promessa alle imprese di poter dedurre completamente e immediatamente il costo di acquisti aziendali come le attrezzature e gli edifici. Queste politiche hanno il potenziale di generare una crescita esplosiva in ogni settore dell’economia americana, ma favoriscono particolarmente le imprese coinvolte nella produzione e nell’esportazione di shale gas. La fratturazione idraulica è il settore in maggiore espansione nella produzione di greggio statunitense per il quale è prevista una riduzione del deficit commerciale pari a 180 miliardi di dollari entro il 2022. Entro il 2025, questo processo innovativo di estrazione del petrolio favorirà 3,9 milioni di posti di lavoro. In sostanza, il settore della fratturazione idraulica ha assunto un ruolo cruciale nelle questioni economiche che stanno più a cuore al Presidente. L’obiettivo dell’amministrazione Trump di favorire l’economia nazionale porterà senz’altro a una collaborazione economica tra l’Amministrazione e i produttori di petrolio e gas che sarà vantaggiosa per entrambe le parti. A livello statale, una politica energetica orientata alla crescita è di nuovo possibile. Quest’anno, i repubblicani avranno il pieno controllo del ramo legislativo ed esecutivo in 26 Stati mentre i democratici solo in quattro Stati. Questo significa che la maggior parte degli Stati godrà senz’altro del sostegno necessario a favorire una legislazione fruttuosa e, d’altra parte, la possibilità di evitare legislazioni orientate all’aumento del carico normativo e delle tasse su imprese e cittadini americani. Un tale cambiamento nel controllo repubblicano all’interno degli Stati è di importanza fondamentale quest’anno. Alcune legislature statali stanno infatti considerando l’introduzione di normative che colpirebbero i produttori energetici, provocando quindi un aumento dei costi per le imprese e i cittadini che dipendono da fonti di energia affidabili ed economicamente accessibili.

L'abrogazione di normative energetiche costose e gravose avrebbe un impatto enorme sul mercato del lavoro americano e sulla prosperità economica, stiamo già assistendo all'inesorabile smantellamento del vasto apparato normativo dell'amministrazione Obama

Ventuno Stati USA, tra cui alcuni tradizionalmente rossi come il Tennessee, il Mississippi, la Carolina del Sud, l'Oklahoma e l'Alaska, stanno considerando l'introduzione di nuove imposte sui carburanti

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Le minacce arrivano dalle leggi statali

Anche se i repubblicani controllano i rami esecutivi e legislativi nella maggioranza degli Stati, sussistono ancora delle minacce per la politica a favore del settore energetico. Infatti, sono ben 21 le legislature statali che stanno considerando nuove proposte di imposte sui carburanti, tra cui Stati tradizionalmente rossi come il Tennessee, il Mississippi, la Carolina del Sud, l’Oklahoma e l’Alaska. Durante la prima udienza sul disegno di legge, l’House Transportation Committee in Alaska ha constatato che il pendolare medio vedrebbe triplicarsi l’importo complessivo dell’imposta sui carburanti da 133 a 399 dollari l’anno. Gli automobilisti in Alaska già pagano uno dei prezzi di carburante più elevati del paese e un aumento così massiccio dell’imposta influenzerebbe senza dubbio il consumo di petrolio dello Stato. Un’altra tendenza allarmante è la pressione in alcuni Stati per l’attuazione di imposte sulle emissioni di carbonio. Nel Massachusetts, il senatore Mike Barrett ha introdotto l’S. 1747, un disegno di legge che introdurrebbe una tassa sulle emissioni di carbonio pari a 10 dollari a tonnellata con un aumento annuo di 5 dollari fino a un tetto massimo di 40 dollari. Nello Stato di New York e del Rhode Island, la situazione è ancora più drammatica: la legislazione dello Stato di New York sulla carbon tax propone una tassa iniziale di 35 dollari a tonnellata, con un aumento annuo di 15 dollari fino a un tetto massimo di 185 dollari a tonnellata. La proposta dello Stato di New York provocherà un aumento dell’imposta statale sui carburanti pari a 1,58 dollari, più del doppio dell’imposta attuale, portando lo Stato sempre più vicino al primato della più alta imposta sui carburanti di tutta la nazione. Nel frattempo, la proposta del Rhode Island di una carbon tax pari a 15 dollari a tonnellata, non dovrebbe incontrare ostacoli significativi all’interno della Camera o del Senato, considerando che entrambi sono controllati dai democratici. Inoltre, il governatore del Rhode Island, Gina Raimondo, ha strenuamente perseguito la riduzione dell’impronta di carbonio. Persino nello Stato di Washington, dove gli elettori a novembre avevano nettamente rifiutato un referendum per l’istituzione di una carbon tax, gli attivisti del clima continuano a insistere per una legislazione che soffocherebbe il settore energetico. L’aspetto ironico del fallimento del referendum del 2016 sulla carbon tax è che la maggioranza dell’opposizione proveniva proprio dalla sinistra ambientalista, convinta che la proposta fiscale non fosse abbastanza esaustiva. Questo dimostra quanto sia improbabile un accordo bipartisan sulla carbon tax. Il gruppo ''Alliance for Jobs and Clean Energy'' ha già presentato un piano per introdurre nella legislatura una nuova imposta sulle emissioni di carbonio. L’opposizione alla carbon tax sarà una battaglia difficile nello Stato di Washington, dove i repubblicani detengono una maggioranza esile al Senato (25 repubblicani - 24 democratici - 1 indipendente) mentre i democratici controllano la Camera e il ramo esecutivo. Inoltre, il governatore dello Stato di Washington, Jay Inslee, si è in precedenza pronunciato favorevole al sistema cap-and-trade. Anche se la carbon tax non dovesse passare all’assemblea legislativa, il Washington Environmental Council sta già discutendo una nuova votazione sulla carbon tax per il prossimo anno. L’ultima politica da considerare a livello statale sarà la cap-and-trade o, come la definisce lo Stato dell’Oregon, ''cap and invest''. Questa espressione ottimista e pro-crescita non basta comunque a mascherare quella che è solo una ripetizione della politica inappropriata già applicata in California. I politici dell’Oregon ammettono che la parola ''invest'' nel titolo si riferisce al modo in cui verranno utilizzati i profitti della vendita all’asta dei permessi di emissione e che non influisce in modo rilevante sul modello di funzionamento dei programmi cap-and-trade. I senatori dell’Oregon prevedono che la legislazione ''cap and invest'' sarà introdotta entro il 2017 e, dato che al momento sono i democratici a controllare sia il ramo legislativo che esecutivo, la loro proposta potrebbe avere ripercussioni importanti sulla possibilità delle imprese di operare nell’Oregon. Non sarà una sorpresa per nessuno scoprire che la California continuerà a essere una spina nel fianco per il settore energetico durante la presidenza Trump. Con l’adozione di nuove tecnologie che rendono lo sfruttamento di energia più semplice, economico e sicuro e la rimozione da parte del governo federale delle normative che rappresentano un ostacolo al progresso economico, la California continua a opporsi ai cambiamenti in materia fiscale. Il California Air Resources Board, che insiste nel sostenere l’attivismo ambientale a spese delle imprese locali, ha l’obiettivo di abbassare il limite sulle emissioni di carbonio al di sotto del livello imposto dalla legislazione statale. Anche se il sistema cap-and-trade è in fase di contestazione in ambito giudiziario, i legislatori californiani hanno già messo a punto una serie di piani di emergenza nel caso in cui la politica venisse capovolta. Questi piani includono una potenziale carbon tax e, nel 2016, l’assemblea legislativa ha approvato una risoluzione per spronare il Congresso statunitense ad adottare una carbon tax.

Un avvio promettente per il settore energetico

A parte la California, gli imprenditori del settore energetico possono sentirsi rassicurati perché l’amministrazione Trump ha dimostrato un avvio promettente in termini di politica energetica. Nonostante le esortazioni di ex leader all’interno del GOP, l’amministrazione Trump non dovrebbe essere incline all’introduzione di una carbon tax. La campagna elettorale del Presidente ha avuto successo proprio perché si è dimostrato diverso dai politici di carriera che hanno perso di vista le esigenze economiche reali dell’americano medio. Inoltre, ha perseguito la sua linea politica controcorrente nelle prime settimane della sua presidenza. È rimasto fedele al principio di deregolamentazione e i primi successi nell’abrogazione di normative inopportune indicano che potremmo presto assistere all’abrogazione della Ozone Rule, della Methane Rule e di altre politiche dannose. Anche se le imposte sui carburanti e sulle emissioni di carbonio e i sistemi cap-and-trade continueranno a essere motivo di preoccupazione in diversi Stati nei prossimi anni, la differenza nelle prospettive economiche tra l’amministrazione Obama e quella a favore della crescita e del settore energetico di Trump non può essere sottovalutata.

*Justin Sykes: Direttore per le politiche energetiche e ambientali del gruppo American for Tax Reform.