I sei eventi politici che hanno "stravolto" il mondo del petrolio
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Un'anticipazione da Oil 32. L'economista venezuelano analizza i fattori che hanno modificato il panorama energetico globale negli ultimi anni: dai cambiamenti climatici alle crisi in Medio Oriente, dal rallentamento dell'economia cinese, al crollo dei giganti energetici sudamericani.

Lo stravolgimento del mercato, principalmente dovuto all’avvento di nuove tecnologie che rendono i vecchi modelli di business non abbastanza competitivi e talvolta obsoleti, è diventato un concetto sempre più alla moda. Le società affermate lo temono e le start-up sperano di provocarlo. Per citare solo alcuni esempi di questo stravolgimento: Amazon ha praticamente svuotato gli scaffali delle librerie, le agenzie di viaggio e i giornali sono diventati sempre meno necessari e Uber e Airbnb hanno sovvertito i mercati di riferimento. Nessun settore è sfuggito a questo trend e il mercato energetico non fa eccezione. La fratturazione idraulica e gli altri progressi tecnologici, che hanno profondamente modificato la produzione di idrocarburi e fatto evolvere il mercato, hanno cambiato non solo l’industria petrolifera e del gas ma anche gli equilibri geopolitici in atto da diverso tempo. Eppure, nonostante l’indubbio impatto delle nuove tecnologie, un’altra fonte di stravolgimento ben nota alle aziende petrolifere e di gas continua a rappresentare un importante fattore nel destino del settore energetico: la politica. L’attenzione rivolta ai progressi tecnologici ci distrae dal fatto che la politica continua a essere la forza più dirompente sui mercati petroliferi e del gas.

Una breve storia del cambiamento del mercato

Il modello secondo il quale un’intera industria può essere “stravolta” è stato individuato per la prima volta dal sociologo marxista tedesco Werner Sombart nella sua opera del 1913 intitolata “Guerra e capitalismo”. Tale concetto è stato poi affinato da Joseph Schumpeter nel 1942 nel libro: “Capitalismo, socialismo e democrazia”. L’economista austriaco l’aveva notoriamente definito “distruzione creativa”, considerandolo “una caratteristica essenziale del capitalismo”, basando la sua idea sulle prime affermazioni di Marx in merito alle tendenze autodistruttive del capitalismo. Secondo le parole abbastanza forti di Schumpeter, tale fenomeno si contraddistingue poiché è “un processo di mutazione industriale che rivoluziona incessantemente la struttura economica dall’interno, distruggendo quella precedente e creandone una nuova”. Mezzo secolo dopo, il docente di Harvard Clayton Christensen aveva ampliato questo concetto descrivendo nel 1995 quelle da lui definite “innovazioni stravolgenti”, ovvero le nuove tecnologie e le strategie commerciali innovative capaci di creare un prodotto differente, che spesso sostituiscono il prodotto leader sul mercato e, a volte, finiscono addirittura per creare un nuovo mercato. L’iPad rappresenta un esempio perfetto di tale fenomeno. Il concetto di Christensen di “innovazione stravolgente” è stato confermato da una serie di tecnologie e modelli commerciali innovativi, spesso legati al mondo di Internet, che a loro volta hanno prodotto un’ondata di nuove aziende che sono presto diventate leader mondiali. La ricerca di questa “innovazione stravolgente”, in grado di poter modificare in maniera sovversiva il mercato di un’industria, è diventata l’ossessione di inventori, imprenditori, investitori e analisti. Le aziende esistenti restano vigili di fronte alla minaccia rappresentata dall’irruzione di un nuovo modello commerciale che minerebbe la stabilità dei mercati tradizionali. Come già sottolineato, la fratturazione idraulica e le relative tecnologie hanno generato nuovi metodi di produzione degli idrocarburi sul mercato petrolifero e del gas, provocando la nascita di nuove aziende e modelli finanziari. Tutto ciò ha innescato cambiamenti enormi e senza precedenti nel quadro geopolitico, come la sensazionale ascesa degli Stati Uniti che sono diventati uno dei tre produttori principali di petrolio e gas al mondo e un importante esportatore potenziale. Oltre alla fratturazione idraulica, i pannelli solari, le batterie, le turbine eoliche, la gassificazione della biomassa e la promessa dell’energia mareomotrice sono solo alcune delle innovazioni tecnologiche che stanno cambiando il panorama energetico mondiale. Ad ogni modo, se ci concentriamo solo sullo stravolgimento provocato dalla tecnologia mettiamo in ombra il fatto che la politica può trasformare un settore tanto quanto la tecnologia stessa. Anche se il termine “stravolgimento” spesso porta a pensare ai drastici cambiamenti provocati dalle innovazioni tecnologiche, generalmente legati all’informatica, all’elaborazione dei dati e a Internet, la realtà è che, almeno in campo energetico, i cambiamenti politici stanno avendo un impatto forte quanto le nuove tecnologie, se non superiore. Il settore petrolifero è soggetto da molto tempo all’impatto della politica sulle proprie operazioni e sulla redditività. I trend recenti confermano questo andamento storico. Qui di seguito sono riportati sei esempi di stravolgimenti recenti causati dalla politica che illustrano l’importanza dei fattori non tecnologici nella definizione dei trend positivi e negativi sui mercati energetici, nonché degli altri cambiamenti provocati dalla politica su tali mercati.

Il contenimento del surriscaldamento globale

Ci sono voluti anni ma ormai è stato quasi raggiunto un consenso scientifico sul legame tra il consumo di combustibili fossili e il surriscaldamento globale. Tale correlazione scientifica ha portato ad un consenso politico sulla necessità di ridurre al minimo l’utilizzo di questi combustibili al fine di evitare l’avvento di un grave cambiamento climatico. L’accordo politico raggiunto a Parigi da 150 nazioni a novembre 2015, volto a limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2° C, avrà enormi ripercussioni sul settore energetico, così come gli enormi sforzi per tentare di limitare l’aumento a 1,5° C, che hanno portato a impegni vincolanti per tutte le parti nel quadro dei “contributi stabiliti a livello nazionale” (INDC). L’accordo di Parigi rappresenta il principale elemento rivoluzionario nel trend del consumo energetico globale, che si è basato per più di un secolo sul carbone e gli idrocarburi fossili. I provvedimenti diretti scaturiti da questa decisione comprendono una promessa del valore di 19 miliardi di dollari da parte dei Paesi sviluppati per sostenere quelli in via di sviluppo allo scopo di promuovere le energie rinnovabili e, in secondo luogo, la creazione dell’International Solar Alliance, un accordo fra 120 Paesi guidato da Francia e India per sostenere lo sviluppo dell’energia solare nei Paesi che ne fanno parte. Anche le organizzazioni non governative, le città e gli investitori privati sono stati coinvolti in questa importante iniziativa. Bill Gates e altri 10 investitori hanno fondato la Breakthrough Energy Coalition per indirizzare capitali privati verso progetti di energie pulite. Durante un vertice parallelo a Parigi del Compact of Mayors, presentato dal sindaco di Parigi Anne Hidalgo e dall’ex sindaco di New York Mike Bloomberg, più di 360 città di tutto il mondo si sono impegnate a ridurre le emissioni urbane potenziali globali del 50 percento entro il 2020. Tali decisioni politiche porteranno a profondi cambiamenti nel settore energetico e contribuiranno alla creazione e alla crescita di nuovi business legati all’energia.

La politica energetica USA

Il consistente aumento della produzione di petrolio e gas negli Stati Uniti, principalmente dovuto all’utilizzo intensivo della fratturazione idraulica, ha provocato importanti cambiamenti in materia di politica energetica.  Quello più importante è stato forse l’abrogazione del divieto di esportazione del greggio (a novembre 2015), che era in vigore sin dal 1973. Tali significative decisioni politiche arrivano in un momento in cui le raffinerie nazionali statunitensi stanno raggiungendo la loro capacità massima di trasformazione del petrolio di scisto e le riserve di petrolio negli USA hanno raggiunto picchi storici, rendendo le esportazioni una mossa sensata. La decisione ha aperto la strada a cambiamenti significativi nel ruolo globale degli USA di esportatore netto di idrocarburi. Un esempio è il suo impatto in Europa, che può ora ridurre la sua dipendenza dal gas russo. L’abrogazione del divieto di esportazione di petrolio nei confronti degli USA fornisce anche a Washington una straordinaria arma geopolitica per quanto riguarda le sue relazioni con i Paesi produttori di petrolio.

Il rallentamento economico cinese

L’impatto dell’attività economica cinese sulla domanda globale di energia (e i relativi prezzi) è ben noto. Un rallentamento economico in Cina, comporta prezzi più bassi per tutte le materie prime, importate voracemente dal gigante asiatico, tra cui il petrolio. Il basso tasso di crescita attuale dell’economia cinese può essere visto solo come una fase transitoria in un normale ciclo economico. Ciò significa che dopo decenni di crescita a doppia cifra è normale che vi sia un rallentamento. Tuttavia, la preoccupazione è che l’economia cinese non stia solo rallentando temporaneamente ma che sia entrata invece in una nuova e prolungata fase di magra crescita. Gli esperti che condividono questa opinione meno ottimista dell’economia cinese sostengono che vi siano ampie prove del fatto che si stia verificando un importante cambiamento strutturale. L’anno scorso la crescita cinese è stata la più bassa degli ultimi 25 anni, insieme al crollo del mercato azionario e una svalutazione significativa. A gennaio 2016 il Paese ha perso circa 110 miliardi di dollari, mentre nel 2015 si è registrata una fuga di capitali superiore a 600 miliardi di dollari. Tuttavia, il segnale più inquietante è la crescita astronomica del debito nazionale, che è triplicato dal 2007. In risposta, il governo ha ribadito la sua intenzione di spostare l’interesse economico dalle esportazioni come fonte di crescita a favore dell’espansione del mercato nazionale e dagli enormi investimenti infrastrutturali e dallo sviluppo industriale allo stimolo di un settore terziario più ampio e forte. Tutte queste decisioni politiche cambieranno profondamente il modo in cui la Cina produce e consuma energia.

Le crisi in medio oriente

Esiste al mondo qualcosa di più destabilizzante per i mercati energetici delle politiche del Medio Oriente? Bloomberg dichiara che “circa 2,6 milioni di barili al giorno non sono disponibili sul mercato a causa dei conflitti e delle sanzioni nella regione, più di un quinto della media tra il 2000 e il 2010”. La IEA, nell’Energy Outlook 2016, annuncia che lo stravolgimento relativo alla produzione petrolifera è stato pari a 3,2 milioni di barili al giorno negli ultimi 2 anni, principalmente a causa dell’instabilità politica in Iraq, Libia, Sud Sudan e Siria. Questo squilibrio significativo tra domanda e offerta è stato parzialmente compensato dalle nuove esportazioni iraniane, che sono raddoppiate dall’anno scorso, raggiungendo 2,1 milioni di barili al giorno a maggio. Tale aumento è il risultato dell’abolizione delle sanzioni nei confronti dell’Iran da parte delle potenze occidentali, a seguito dell’accordo nucleare raggiunto a luglio del 2015. Questa decisione ha stravolto gli equilibri dell’offerta petrolifera mondiale e ha contribuito a frammentare e a indebolire l’OPEC, portando uno dei collaboratori principali di Vladimir Putin, Igor Sechin, ad affermare che “l’OPEC ha praticamente smesso di esistere come organizzazione unita”. E questo è ovviamente solo un esempio. La Libia, la Siria, l’Egitto e il Mediterraneo orientale sono tutte aree estremamente instabili e ricche di idrocarburi. Nel Medio Oriente la politica ha un peso ben più importante sul mercato energetico rispetto alla tecnologia.

L'espansionismo e le sanzioni russe

Nel 2014, l’annessione della Crimea alla Russia ha provocato una serie di sanzioni economiche stabilite dall’Unione europea e dagli Stati Uniti. Alcune di queste sanzioni hanno colpito direttamente il settore energetico russo e la sua capacità di continuare a essere il principale fornitore di gas naturale per l’Europa. Tali sanzioni comprendevano il congelamento delle esportazioni verso la Russia di strumenti e tecnologie relative al settore energetico e il divieto di fornire a società petrolifere e di gas russe servizi quali trivellazione, test di pozzi e servizi di completamento. Le implicazioni sono enormi, e così le sorprese. Molti osservatori avevano previsto che la coalizione internazionale a supporto delle sanzioni si sarebbe frammentata velocemente, che le sanzioni sarebbero state ridotte o che avrebbero avuto breve corso o inefficacia. Tuttavia, nessuna di queste previsioni si è avverata. Al contrario, la decisione del Cremlino di annettere la Crimea e destabilizzare così l’Ucraina ha comportato importanti stravolgimenti nel settore del petrolio e del gas russo e un’apertura inaspettata degli esportatori di gas statunitense nei confronti dei mercati europei.

L'implosione di Venezuela e Brasile

La cattiva gestione, la mancanza di investimenti e la corruzione diffusa nella compagnia petrolifera statale del Venezuela, Petroleos de Venezuela, nonché gli scandali relativi alla corruzione della compagnia petrolifera statale brasiliana, Petrobras, stanno causando un profondo stravolgimento dei piani di produzione e di sviluppo dei due giganti petroliferi. Petrobras al momento è afflitta dal più alto debito tra tutte le principali compagnie petrolifere: il suo piano di investimenti quinquennale, da attuare entro il 2020, è stato rivisto al ribasso del 25 percento, mentre le sue azioni hanno perso l’80 percento del loro valore negli ultimi due anni. Nonostante le ampie riserve petrolifere, la produzione e le esportazioni venezuelane sono diminuite significativamente, relegando il Paese a un ruolo minore sul mercato energetico globale. In entrambi i casi la tecnologia non ha influenzato in nessun modo tali crolli. È stata tutta opera della politica. Per i leader delle società petrolifere e di gas è consueto sottolineare che le loro società sono avanzate a livello tecnologico quanto quelle di qualsiasi altro settore, se non di più. In effetti, gli investimenti in materia di ricerca e sviluppo, da parte delle grandi compagnie petrolifere, e l’elenco delle innovazioni implementate con successo nel mercato sono ugualmente notevoli. Non si può certo negare il fatto che le innovazioni tecnologiche siano una parte integrante di questo settore. Tuttavia, non possiamo dimenticare che pochi altri settori subiscono l’impatto diretto della politica come le compagnie petrolifere. Certo, la tecnologia, come è successo in passato, può stravolgere questo settore ma non quanto la politica.