Mediterraneo, dal gas nuove opportunità d'integrazione

Mediterraneo, dal gas nuove opportunità d'integrazione

Costanza Concetti | Georgetown University
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Le recenti scoperte di idrocarburi nel bacino del Mediterraneo potrebbero rappresentare il pretesto per un'integrazione regionale a lungo attesa

Con la scoperta della compagnia petrolifera italiana Eni, al largo dell’Egitto, del giacimento di Zohr, i cui 850 miliardi di metri cubi (mmc) di gas lo rendono, ad oggi, il più grande bacino di gas nel Mediterraneo, il Mediterraneo orientale è diventato ufficialmente una fonte di approvvigionamento vitale per l’Europa, affamata di gas. I 3.500 mmc totali di riserve di gas naturale scoperti al largo di Cipro, Libano, Israele, Gaza ed Egitto, e gli altri 10.000 mmc che si prevede si trovino ancora sotto terra, metteranno prevedibilmente in discussione il precedente monopolio detenuto dagli attuali fornitori come Russia, Algeria e Nigeria. Allo stesso tempo, visto che quelli che storicamente erano importatori sono destinati a diventare esportatori di gas naturale, Paesi confinanti che in precedenza intrattenevano delle fredde relazioni hanno già iniziato un processo di riavvicinamento nell’interesse di esportare e commercializzare efficacemente le nuove risorse scoperte. Le riserve di gas del Mediterraneo orientale e la loro esportazione possono quindi trasformare la geopolitica dell’energia che attualmente collega Europa, Russia, Turchia, Medio oriente e il continente africano in una rete complessa di interdipendenze.

Tendenze positive

Un primo effetto delle recenti scoperte è il disgelo nella relazione tra Israele e i Paesi che potrebbero contribuire all’esportazione del suo gas. Tra il 2009 e il 2010, Israele ha scoperto due grandi giacimenti di gas al largo delle sue coste: Leviathan, stimato intorno ai 500 mmc, e Tamar con circa 280 mmc, che gli hanno assicurato la seconda riserva per dimensioni della regione. Grazie alla scoperta dei giacimenti israeliani e del più recente Zohr in Egitto, si può affermare che i rapporti tra Egitto e Israele abbiano toccato il momento più alto della storia, ora che i due Paesi hanno trovato opportunità economiche reciprocamente vantaggiose nel gas. Il Cairo e Gerusalemme potrebbero essere prossimi al raggiungimento di un accordo multimiliardario che sbloccherebbe l’esportazione di gas israeliano in Egitto. Il Cairo ha bisogno del gas finché il giacimento Zohr non sarà completamente sviluppato, mentre Israele potrebbe trarre grande vantaggio dalla vasta infrastruttura di esportazione dell’Egitto, che attualmente risulta inutilizzata. Dinamiche analoghe sono state generate dalla scoperta, nel 2011, di Aphrodite, un giacimento da 190 mmc al largo di Cipro. Sia Israele che Cipro stanno cercando di esportare il proprio gas, tuttavia il tipo di sviluppo infrastrutturale necessario a tal fine richiede consistenti investimenti a lungo termine, di quelli più facili da realizzare in collaborazione che individualmente. Non sorprende quindi che le relazioni israelo-cipriote, praticamente inesistenti prima del 2011, abbiano prosperato nei cinque anni successivi alla scoperta di Aphrodite, con tanto di visita del presidente cipriota Christofias alla sua controparte nel 2011, e Netanyahu che vanta il primato di essere stato il primo ministro israeliano a visitare Cipro nel 2012. Si dice che la marina cipriota stia pianificando l'acquisto di navi pattuglia hi-tech israeliane per sorvegliare la sua zona economica esclusiva, perché sia Nicosia che Gerusalemme intendono dividere i fondali del Mediterraneo in aree con diritti di estrazione esclusivi. Un’ambizione che condividono anche con Atene. Nonostante la tradizionale politica estera pro-araba adottata dalla Grecia per proteggere le proprie minoranze in Egitto e per assicurarsi l’importazione di petrolio arabo a basso prezzo e il supporto dei Paesi arabi nella sua disputa contro Cipro all’interno dell’ONU, Atene sta infatti trovando un terreno comune con Gerusalemme per quanto riguarda il gas del Mediterraneo orientale.

Le riserve di gas del Mediterraneo orientale e la loro esportazione possono trasformare la geopolitica dell'energia che attualmente lega Europa, Russia, Turchia, Medio oriente e Africa in una rete complessa di interdipendenze

Dopo anni di "scongelamento" delle relazioni tra Israele e Grecia a seguito dell’affermazione del partito AKP di Erdogan in Turchia, ora i due Paesi stanno trovando nel gas una reale opportunità di cooperazione effettiva. Gerusalemme e Atene si trovano sullo stesso fronte nella disputa riguardante la delimitazione del Mediterraneo orientale, ricco di idrocarburi. Entrambi sono a favore della divisione dei fondali marini in zone economiche esclusive di 200 miglia nautiche ed entrambi hanno richiesto l’applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 all’esplorazione e allo sfruttamento del Mediterraneo. Inoltre, Atene è destinata a trarre enorme vantaggio dalla riuscita dello sviluppo dei giacimenti israeliani Tamar e Leviathan visto che la sua industria navale potrebbe rivestire un ruolo fondamentale nel trasporto di gas liquefatto in Israele. Analogamente, la costruzione del gasdotto del Mediterraneo orientale, inserito dalla Commissione europea nella propria lista di progetti di interesse comune e concepito per portare il gas israeliano e cipriota in Europa attraverso Creta, potrebbe generare sostanziosi profitti per il Paese. L’Unione Europea rimane di fatto il più probabile acquirente finale a lungo termine del gas del Mediterraneo orientale, anche se le ultime risorse scoperte hanno potenzialmente la capacità di alimentare molteplici mercati. Nonostante il recente rallentamento della crescita della sua domanda di questo specifico combustibile fossile, l’UE gestisce un’ampia rete di gasdotti che la rendono in effetti dipendente dal gas, ha una forte volontà politica di diversificare il proprio rischio energetico riducendone la concentrazione in Russia, e gli attuali grandi progetti infrastrutturali offrono possibili punti di ingresso per nuove iniezioni di gas. Dopo tutto, più che un effettivo calo della domanda energetica regionale, la recente tendenza al ribasso riflette la combinazione di una capacità intermittente delle rinnovabili, eccessivamente sovvenzionate, e di bassi prezzi del carbonio.

Possibili preoccupazioni

Sebbene la scoperta del gas del Mediterraneo orientale abbia prodotto le tendenze positive appena esposte, come tutte le risorse naturali in territori contendibili, anche il gas offshore sta creando qualche tensione a livello regionale. Ad esempio, i rapporti israelo-libanesi sono stati gravemente provati da una controversia riguardante circa 330 miglia quadrate di fondale marino in un’area potenzialmente ricca di idrocarburi. Quando nel dicembre 2010 Gerusalemme scelse di firmare un accordo bilaterale con Nicosia per delimitare ufficialmente le sue acque, Beirut lo interpretò come un grave affronto e accusò entrambi i Paesi di violare i diritti marittimi del Libano. Ciò comportò un inasprimento delle relazioni cipriote-libanesi e il conseguente invalidamento da parte del nuovo governo libanese dell’accordo di delimitazione del 2007 tra i due Paesi. Inoltre, nel 2011, durante l’evento trasmesso in TV per il quinto anniversario della guerra del 2006 con Israele, il segretario generale degli Hezbollah, Hassan Nasrallah, mise direttamente in guardia Israele dall’''allungare le mani'' sulle acque libanesi. Tale dichiarazione, giudicata da Israele come un segnale della possibilità che il Libano potesse utilizzare il proprio arsenale di razzi e missili per danneggiare la propria infrastruttura del gas, è stata accolta con l’acquisto da parte di Gerusalemme di almeno due navi pattuglia, droni e cannoniere a controllo remoto armate di missili in grado di raggiungere il territorio libanese. Il rapporto politico già instabile tra Beirut e Gerusalemme è quindi più precario che mai, ma quanto meno sembra che l’equilibrio di potere militare si sia stabilizzato. Contemporaneamente, la distensione dei rapporti tra Cipro e Israele e la forza economica e diplomatica che lo stato insulare sta traendo dalle sue nuove risorse offshore stanno mettendo seriamente in allarme Ankara. Di fatto, la possibilità di una Cipro forte è inaccettabile per il Paese confinante. Ciò è stato dimostrato da azioni come l'entrata di Ankara in acque cipriote nel 2014 con l’intento dichiarato di raccogliere dati sismici, cosa che Nicosia ha ritenuto una mera violazione dei propri diritti sovrani. Questo caso specifico è risultato particolarmente preoccupante, se si considera che Cipro aveva già concesso in licenza l’area violata dalle navi turche a società energetiche estere. I rapporti turco-israeliani sono stati esacerbati anche da controversie riguardanti il gas del Mediterraneo. Il governo turco guarda con timore alla distensione dei rapporti tra Cipro e Israele (cosa che non aveva previsto), soprattutto perché teme che la collaborazione energetica tra i due stati possa favorire un’analoga cooperazione in termini di gestione della sicurezza, commercio e diplomazia. Ankara rifiuta di accettare la delimitazione del Mediterraneo in zone economiche esclusive e ha minacciato Israele di intervenire allo scopo di interrompere lo sfruttamento del terreno sul quale Israele non vanta alcun diritto. Gerusalemme ha preso sul serio le minacce, posizionando dei caccia israeliani nella base cipriota di Paphos, che vanta una certa vicinanza ad Ankara. Nonostante tutta questa presumibile tensione, in definitiva un serio conflitto tra Ankara e Nicosia o Ankara e Gerusalemme è improbabile. La Turchia beneficia enormemente dal proprio ruolo di stato di transito regionale tra l’Oriente ricco di gas e l’Occidente affamato di gas, e destabilizzare il Mediterraneo orientale potrebbe pericolosamente infastidire gli investitori nella sua preziosa infrastruttura energetica.

Nuove rotte: gasdotti

Almeno nel prossimo futuro, la cosa più probabile è che il #gas del #Mediterraneo orientale sarà esportato tramite l'uso di #GNL

Parlando di nuove rotte per l’esportazione, il gas del Mediterraneo orientale potrebbe essere destinato a diversi mercati tramite molti percorsi diversi. Ad esempio, Israele ha intenzione di esportare il proprio gas in Europa triangolandosi con Cipro e Grecia e costruendo un gasdotto sottomarino che aggirerebbe la Turchia e la Grecia continentale tramite Creta. Lo studio di fattibilità di questo gasdotto, chiamato in via preliminare il Gasdotto del Mediterraneo orientale, è ancora in corso, ma molti temono che le acque profonde che dovrebbe attraversare costituirebbero un ostacolo davvero insormontabile affinché il progetto possa venire alla luce. Nel breve periodo una rotta di esportazione più probabile per il gas israeliano è quella dell’Egitto, grazie allo sfruttamento delle capacità di flusso inverso del gasdotto che in passato portava il gas egiziano in Israele. Come citato in precedenza, l’accordo di esportazione è in corso e il flusso dovrebbe mantenersi per qualche anno, placando così la domanda interna egiziana mentre il Paese pianifica l’export verso nord. Inoltre, Israele intende anche esportare il proprio gas in Giordania attraverso quella che sembra essere l'unico nuovo gasdotto nel Mediterraneo destinato a diventare operativo nel prossimo futuro. Il gasdotto di Tamar attraverserà il Mar Morto e porterà il gas dalla riserva di Tamar in Giordania già nel 2017. Questo gasdotto risulta essere strategico per i rapporti tra Israele e Giordania, ponendo di fatto le basi per la cooperazione tra questi due avversari storici. Per quanto riguarda le esportazioni tramite gasdotto dal bacino di Levante attraverso la Turchia, la recente acquisizione da parte di BP del 10% delle quote di Eni nel giacimento di Zohr ha aumentato la possibilità tuttora limitata che possano verificarsi. Se il gas egiziano dovesse raggiungere il gasdotto di Tamar, BP dovrebbe costruire solo poche miglia di un nuovo gasdotto sottomarino che colleghi Israele a Cipro, e quindi passare attraverso il territorio turco per raggiungere l’Europa. Rispetto al gasdotto del Mediterraneo orientale per il quale Nicosia, Atene e Gerusalemme stanno cercando di fare pressioni, questo gasdotto sarebbe molto meno complicato in termini di progettazione, poiché non attraverserebbe mai acque profonde e coprirebbe solo una frazione di quella lunghezza. Tuttavia, come spiegato in precedenza, le alleanze e le antipatie politiche possono certamente rendere il progetto complicato. Pur non essendo probabile, la possibilità della costruzione di tale gasdotto rimane valida, soprattutto considerando che BP ha aiutato con successo a coordinare la costruzione della meraviglia politica che sarà il Corridoio Sud, dove una miriade di interessi in gioco sono tutti rappresentati a livello di investitori. Almeno nel prossimo futuro, la cosa più probabile è che il gas del Mediterraneo orientale sarà esportato tramite l'uso di GNL, a meno che non rimanga nella regione. Attualmente il Paese che vanta la più ampia infrastruttura per GNL tra quelli che hanno scoperto il gas nel bacino è l’Egitto, il quale ospita tre strutture per GNL: una a Idku, una a Damietta e una a Port Said. Per questo motivo all’inizio del 2015 Grecia, Cipro ed Egitto hanno concordato di valutare la possibilità di un gasdotto sottomarino che porterebbe il gas di Aphrodite a Idku e Damietta entro l'inizio del 2018. Da qui, il gas potrebbe entrare sul mercato spot sotto forma di GNL e viaggiare su grandi navi fino ai consumatori finali. Israele, Cipro e Grecia sono tutti interessati alla possibilità di dedicarsi a esportazioni di GNL al di fuori dei terminal egiziani, ma ciò comporterebbe consistenti investimenti in strutture costose e diventerebbe realtà solo nel medio-lontano futuro. Ad esempio, Nicosia sta cercando di convincere Israele a mettere insieme le loro riserve di gas e condividere i costi di investimento per una struttura di GNL sul territorio cipriota. Le trattative sono in corso, ma il piano ha davanti a sé ostacoli politici e finanziari nonché impedimenti progettuali perché il terminal di GNL dovrebbe essere costruito come struttura galleggiante. Come citato all’inizio, il Mediterraneo si trova geograficamente in un crocevia strategico tra il Levante, il Nord Africa e l’Europa meridionale, fungendo efficacemente da connettore di diversi mercati con domande energetiche mutevoli. Per questo motivo, qualsiasi scoperta fatta in questo bacino implica importanti opportunità in termini di collegamento e integrazione intercontinentale. Sebbene alcune dinamiche politiche preoccupanti di fatto peggiorino solamente i rapporti già instabili, le risorse di idrocarburi recentemente scoperte nel Mediterraneo potrebbero rappresentare il pretesto per un’integrazione regionale a lungo attesa. Inoltre, un aumento dell’importazione di gas naturale dall’Africa settentrionale potrebbe rappresentare lo stimolo necessario per concretizzare la connessione energetica Nord-Sud prevista da molti politici e professionisti del settore energetico.