Cina, le principali sfide per l'Oil&Gas nel quadro del One Belt One Road

Cina, le principali sfide per l'Oil&Gas nel quadro del One Belt One Road

Lifan Li | Professore ricercatore associato presso la Shanghai Academy of Social Sciences
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Con il programma di internazionalizzazione lanciato da Xi Jinping la Cina ha impresso una nuova marcia all' economia e alla cooperazione, soprattutto energetica, con altri Paesi. Nonostante i vantaggi aumentano anche i rischi e tra i nuovi assetti geopolitici e l'andamento del mercato energetico il Paese cerca di giocare d'anticipo

Dal 14 al 15 maggio 2017, Pechino ospiterà il Belt and Road Forum per la cooperazione internazionale (BRF). L’evento, annunciato dal Presidente Xi Jinping in occasione del forum di Davos a gennaio, ha suscitato una grande attenzione sia in Cina che all’estero. L’obiettivo del Forum è di discutere le strategie per intensificare la cooperazione, costruire piattaforme dedicate e condividerne i risultati del progetto OBOR; nonché vagliare le possibili tattiche per affrontare i problemi dell’economia regionale e mondiale, portare una ventata d’aria fresca per perseguire lo sviluppo interconnesso e, infine, fare in modo che l’iniziativa One Belt, One Road sia di enorme vantaggio per i popoli di tutte le nazioni.

Il settore energetico per l'internazionalizzazione

La cooperazione tra gli attori dell’Oil&Gas, nell’ambito dell’iniziativa One Belt, One Road, riveste un ruolo importante, che inoltre spingerà le aziende energetiche cinesi ad attuare la strategia del ''going abroad'' e a velocizzare le trasformazioni e l’ammodernamento di tali imprese, nonché l’intero processo di internazionalizzazione. Nel 2016, l’economia cinese si è mostrata tendenzialmente stabile, con un tasso di crescita annuo stimato del 6,7%. In Cina, il consumo totale di energia, in aumento dell’1,4%, è stato pari a circa 4,36 miliardi di tonnellate equivalenti di carbone (tec), a riprova del miglioramento costante della struttura energetica del paese. Nello specifico, il consumo di carbone, pari a 3,91 miliardi di tonnellate, ha registrato un calo del 2%, passando dal 64% all’attuale 62,2% del consumo di energia primaria. Il consumo di petrolio, pari a 556 milioni di tonnellate, è aumentato del 2,8%, rappresentando il 18,1% del consumo di energia primaria. Per quanto riguarda invece il consumo di gas, in aumento del 6,5%, è stato pari a 204 miliardi di metri cubi, vale a dire il 6,2% del consumo di energia primaria; infine, l’utilizzo di energia non fossile è aumentato dell’8,9%, passando dal 12% all’attuale 13,3% del consumo di energia primaria. Fino ad oggi, la dipendenza cinese dal petrolio straniero ha sempre superato il 65%, e anche la dipendenza dal gas naturale si attesta su percentuali superiori al 30%. Il 2017 sarà un anno importante per le società energetiche cinesi intenzionate a internazionalizzarsi, e coincide anche con il venticinquesimo anniversario dell’apertura del settore energetico cinese al processo di globalizzazione. Negli ultimi 25 anni, sono apparse nel mercato mondiale oltre 20 nuove società petrolifere che sono andate ad aggiungersi ai colossi del settore: CNPC, Sinopec, CNOOC e altre imprese statali o private, come nel caso di Guanghui Energy e CEFC, hanno completato lo scenario strategico globale. Nel mercato mondiale, hanno costituito cinque principali zone di cooperazione Oil&Gas (OGCZ) e quattro canali strategici: nord orientale, nord occidentale, sud occidentale e marittimo, parzialmente sovrapposti ai sei corridoi economici del progetto One Belt, One Road, confermando il fatto che la cooperazione nel comparto energetico diventerà la colonna portante di quest’iniziativa nazionale.

CNPC, la compagnia petrolifera internazionale, ha all'attivo oltre 91 progetti in 35 paesi, due terzi dei quali hanno già ottenuto il recupero degli investimenti. Il capitale impiegato all'estero dal comparto Oil&Gas ha spinto oltre 1200 team di progettazione a lasciare il paese che nel corso degli ultimi anni ha migliorato costantemente il suo bagaglio di esperienze all'estero

Investimenti e nuovi progetti

Nel corso degli ultimi 25 anni, il ritorno sugli investimenti effettuato nel mercato mondiale è stato positivo per le società petrolifere cinesi. CNPC ha all’attivo oltre 91 progetti in 35 paesi, due terzi dei quali hanno già ottenuto il recupero degli investimenti. Il capitale impiegato all’estero dal comparto Oil&Gas ha spinto oltre 1200 team di progettazione a lasciare il paese; grazie all’esportazione di attrezzature pari a 30 miliardi USD, possiamo affermare che la Cina ha accumulato un bagaglio di esperienze e talenti internazionali, facendo delle élite energetiche il cuore pulsante del settore petrolifero. Quel che è più importante, è che il Paese sia riuscito, grazie alla cooperazione, a instaurare ottime relazioni con i Paesi fornitori di materie prime, con esiti evidentemente molto positivi.

Il Presidente Xi Jinping ha annunciato che il 14 e il 15 maggio si terrà l'evento per la cooperazione internazionale Belt and Road Forum (BRF)

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Possibili conseguenze in punti

Nonostante i molteplici aspetti positivi, le politiche d’internazionalizzazione mettono il settore energetico di fronte a rischi e ostacoli estremamente insidiosi. In primo luogo, l’eccesso di offerta che caratterizza il mercato energetico internazionale nel suo complesso. Di recente, i bassi prezzi dell’oro nero hanno messo il settore petrolifero davanti a una grossa sfida. Verso la fine del 2014, i prezzi del petrolio non smettevano di diminuire, facendo sprofondare l’intero comparto in un periodo di recessione. Nel 2017, malgrado l’accordo OPEC sul contenimento della produzione o il rapido sviluppo del petrolio e del gas di scisto negli Stati Uniti, è stato impossibile superare i profitti dell’industria energetica tradizionale. In secondo luogo, lo scacchiere geopolitico giocherà un ruolo ancora più decisivo. Il nuovo corso dell’amministrazione Trump continuerà a trattare il comparto energetico come il salvagente dell’economia americana. Negli Stati Uniti, la rivoluzione del gas di scisto ha comportato una grossa riorganizzazione delle tendenze globali del gas e del petrolio, segnando il trasferimento del fulcro della produzione energetica verso l’emisfero occidentale, a cui fa da contraltare lo spostamento dei centri di consumo nella regione dell’Asia-Pacifico. Tuttavia, il Medio Oriente prosegue lungo la strada del contenimento, Iraq e Iran compresi. L’assetto geopolitico, caratterizzato da disordini istituzionali nei paesi che producono materie prime, da cambiamenti nelle politiche e dalla minaccia del terrorismo, diventerà sempre più complesso e mutevole. Molti dei nuovi membri di gabinetto degli Stati Uniti hanno un background relativo al settore petrolifero. La rivoluzione del gas di scisto americano, una svolta di portata epocale, ha decretato l’indipendenza energetica degli Stati Uniti nel segmento del gas e del petrolio, rafforzando ulteriormente l’egemonia e la potenza politica di Washington nel resto del mondo. In terzo luogo, aumenterà la concorrenza positiva nel settore dell’Oil&Gas tra la Cina e gli altri Paesi con un’alta domanda di energia. Ultimamente, il governo cinese ha sottolineato l’urgenza di riformare il sistema energetico per renderlo più aperto e competitivo.

Che cos'e' One Belt, One Road?

Che cos'e' One Belt, One Road?

Il progetto di integrazione euroasiatica One Belt, One Road (OBOR), consiste nella nuova Via della Seta e nella Via della Seta marittima. E' stato presentato dal Presidente Xi Jinping nel 2013, anno della sua elezione, durante la visita in Kazakistan. Da quel momento, il progetto OBOR è divenuto la pietra d'angolo dell'espansione economica e politica della Cina nel continente eurasiatico, in Africa e anche oltre.

Allo stesso tempo, altri Paesi produttori di petrolio, come Iran e Algeria, stanno costantemente rivedendo i contratti di fornitura, mentre altri, come Russia, Kazakistan e Indonesia, hanno ridotto le tasse minerarie; Messico, Uganda, Angola e altre nazioni hanno allentato le restrizioni sulle gare per l’assegnamento delle concessioni di sfruttamento dei giacimenti petroliferi. Ciò offre a India, Giappone e ai Paesi europei l’opportunità di penetrare questi mercati petroliferi, obbligati a competere con la Cina sui prezzi e sul rendimento tecnologico. In quarto luogo, la Cina si sta adattando alle attuali regole del commercio internazionale, per partecipare attivamente allo sviluppo delle nuove regole e al processo di costruzione dei prezzi. La Cina deve passare dall’approccio attuale, incentrato sulla sicurezza energetica interna, a un’impostazione improntata a un progetto di sicurezza energetica comune per tutta l’Asia. Nel frattempo, Pechino sta esportando capitali ma, per accompagnare le società energetiche nazionali nel processo di internazionalizzazione e aiutarle a diventare colossi del settore, deve considerare i cambiamenti, in tutte le direzioni, con cui le aziende devono necessariamente fare i conti: dagli standard industriali, agli aspetti tecnologici e al capitale umano. Tuttavia, la giusta strategia per promuovere la localizzazione e lo sviluppo sostenibile della cooperazione energetica è quella di favorire i contatti tra i popoli e le relazioni internazionali fondate su un approccio alle tecnologie energetiche orientato alla domanda. In sintesi, nel corso dell’iniziativa One Belt, One Road i decisori cinesi dovranno rafforzare la comunicazione politica nell’ottica del ''mutuo rispetto, dell’uguaglianza e della reciprocità dei benefici'', oltre a promuovere una visione ''di breve e lungo termine'' votata alla creazione di una rete di trasporto per l’energia, e stabilire meccanismi internazionali di coordinamento e cooperazione volti a scongiurare i potenziali effetti negativi dei cambiamenti delle politiche energetiche sulla scia dell’iniziativa One Belt, One Road. Allo stesso tempo, è importante incoraggiare i contatti e le interazioni tra i Paesi che producono energia, quelli di transito e i Paesi consumatori, dando vita a una comunità energetica fondata su interessi comuni e su una cooperazione che sia a vantaggio di tutti, rispettando il proposito dell’iniziativa di internazionalizzazione di ''costruire insieme e condividere''.

Nel 2016, l'economia cinese si è mostrata tendenzialmente stabile, con un tasso di crescita annuo stimato del 6,7%. In Cina, il consumo totale di energia, in aumento dell'1,4%, è stato pari a circa 4,36 miliardi di tonnellate equivalenti di carbone (tec), a riprova del miglioramento costante della struttura energetica del paese