La partita cinese si gioca su più tavoli

La partita cinese si gioca su più tavoli

Emilio Fabio Torsello
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Pechino sa muoversi in modo attento sul mercato energetico, riuscendo a mantenere rapporti con Paesi chiave spesso molto distanti tra loro. E nel prossimo futuro la domanda di energia del gigante asiatico crescerà

Una potenza economica che si prepara a primeggiare in diversi settori dell’energia e si sta posizionando sul mercato grazie a scelte che bypassano gli scenari politici internazionali e mirano a consolidare riserve energetiche e importazioni. La Cina ha risorse naturali, un importante scambio interno tra domanda e offerta e la possibilità di esportare materie prime in tutto il mondo. Una posizione di leadership che Pechino ha costruito negli anni, a partire dal 1970 quando il Paese è passato dall’essere un’economia centralizzata a un’apertura graduale verso i mercati internazionali, e ormai compete con giganti come gli Stati Uniti, la Russia e l’Arabia Saudita.
E se nel 2010 la Cina è stato il maggior esportatore globale di beni e prodotti, adesso Pechino – grazie al miliardo e trecento milioni di cittadini, per la metà tra i 25 e i 65 anni – gioca anche un ruolo chiave nelle importazioni dall’estero ed è in una posizione intermedia all’interno del mercato internazionale che gli permette di poter giocare diverse partite su più tavoli – soprattutto nel comparto energetico.

La sovrapproduzione aiuta la diversificazione delle importazioni

Tra #SaudiArabia e #Iran: la strategia della #Cina sull'#energia è scaltra, dice Matthew Smith di @ClipperData.

"La Cina", spiega Matthew Smith, Director of Commodity Research presso ClipperData, "è stato uno dei Paesi che più di tutti ha beneficiato delle tensioni sul mercato del petrolio, soprattutto nel risiko tra Iran e Arabia Saudita. La Cina", prosegue Smith, "modifica le proprie abitudini di mercato mese per mese, a seconda di chi le offra condizioni migliori. Anche a causa della sovrapproduzione, infatti, quello degli ultimi due anni è stato un mercato di venditori piuttosto che di produttori, e la Cina ha saputo approfittarne per costruire le proprie riserve strategiche di petrolio".
Nei primi sette mesi del 2016, ad esempio, secondo i dati dell’osservatorio Bloomberg, la Cina ha importato petrolio da Arabia Saudita e Russia, con Riad che ha coperto il 14% del mercato di Pechino e Mosca che ha "inseguito", raggiungendo il 13,6%. Una sostanziale parità che la Cina ha costruito negli anni, muovendosi sul mercato internazionale a seconda delle convenienze: basti pensare che nel 2011 l’Arabia Saudita copriva quasi il 20% della market share cinese, mentre la Russia appena l’8%. E nell’agosto di quest’anno la maggioranza delle forniture sono invece arrivate dall’Angola. A dispetto delle relazioni tese tra Riad e Teheran, inoltre, la Cina si sta aprendo anche a relazioni con l’Iran nel settore energetico.

Ma la richiesta di energia riguarda anche il Liquid Natural Gas

Lo stesso discorso può farsi sul Liquid Natural Gas (LNG), di cui la Cina ha bisogno, per rispondere alla domanda interna di energia. "Pechino", aggiunge Smith, "è in una posizione favorevole anche sul mercato del LNG, sempre grazie alla sovrapproduzione globale che non accenna a diminuire e anzi presumibilmente aumenterà. Questo porterà a una importante flessibilità nelle vendite".
Pechino, dunque, sa muoversi con disinvoltura sullo scacchiere del mercato energetico internazionale e – secondo l’analisi di Smith – starebbe sfruttando al meglio anche le tensioni tra Unione Europea e Russia: "La Cina ha beneficiato della tensione geopolitica tra Russia ed Europa", ha spiegato, "siglando un accordo di fornitura a lungo termine con la Russia e permettendo a Mosca di diversificare, affrancandosi dai buyer europei. La domanda di Oil&Gas della Cina è destinata ad aumentare nei prossimi anni, con la Russia che viene ormai considerata un ‘key supplier’ sia per gli oleodotti sia per le forniture via mare. E nel momento in cui le infrastrutture attualmente in costruzione saranno ultimate, la relazione tra Russia e Cina si rafforzerà ulteriormente".
In uno scenario geopolitico complesso come quello attuale, dunque, dove gli USA vivono rapporti tesi con un player chiave come la Turchia – sempre più vicina alla Russia – e l’Unione Europea è sotto lo scacco energetico e demografico del Medio Oriente, la Cina può permettersi di muoversi su più tavoli, garantendosi una pluralità di fonti di approvvigionamento energetico.