La resilienza dell'industria Oil&Gas

La resilienza dell'industria Oil&Gas

Serena Sabino
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Per fronteggiare il crollo dei prezzi del greggio e la caduta degli investimenti degli ultimi due anni le compagnie del settore hanno dovuto rivedere il loro modello di business, puntando su taglio dei costi e nuove tecnologie. Sono i temi della tavola rotonda che ha aperto la seconda giornata dell'OMC 2017

La discesa vertiginosa del prezzo del petrolio registrata negli ultimi due anni ha messo a dura prova l'industria dell'oil and gas, facendo calare in modo sostanziale gli investimenti nel settore. Dal 2015 ad oggi si è assistito ad un crollo degli investimenti del 36 per cento a circa 300 miliardi di dollari, una diminuzione senza precedenti che potrebbe compromettere la produzione futura e creare nuovi squilibri tra la domanda e l'offerta. Per poter restare sul mercato, nonostante le quotazioni del greggio ai minimi storici, le compagnie petrolifere hanno dovuto rivedere il loro modello di business, adattandosi ad un contesto globale sempre più difficile. Riduzione dei costi e nuove tecnologie, i fattori chiave per attraversare la crisi dei prezzi senza perdere competitività. È quanto è emerso dalla tavola rotonda che ha aperto la seconda giornata dell'OMC 2017, in corso a Ravenna, dal titolo: The resilient Oil&Gas industry: staying competitive at low oil prices. “Esistono margini di progresso tecnologico che possono consentire alle compagnie di migliorare gli standard di resilienza, soprattutto nell’ambito del contenimento dei costi, dell’ottimizzazione dei processi di manutenzione e della crescita della produttività”, ha spiegato Judson Jacobs, Senior Director, Upstream IHS Energy (vedi video), aggiungendo che “la sfida attuale delle compagnie è quella di introdurre nuove tecnologie attraverso l’intera filiera produttiva tali da consentire una sostenibilità economica della propria attività a fronte delle oscillazioni del mercato".

L'impatto sugli investimenti

"La crisi ha ridotto o ha posposto gli investimenti e ha reso necessario ridurre i costi: con i prezzi del petrolio così bassi abbiamo dovuto rivedere tutta la struttura dei costi dei progetti già in corso per poterli portare a termine", ha spiegato Sergio Polito, President Equipment and Services di Assomineraria, intervenendo al dibattito. "Con il taglio drastico degli investimenti dei nostri clienti improvvisamente ci siamo trovati a dover rivedere l'utilità dei nostri asset, che sono molto capital intensive, e rivedere anche i nostri piani industriali. Quindi c'è stata una profonda revisione anche del profilo di costi, con un taglio notevole, e un focus sulla produttività, che è uno dei nostri cavalli di battaglia", ha aggiunto Antonio Careddu, Director Strategies, Innovation & ICT di Saipem. "Le imprese che rischiano di soccombere", ha sottolineato il manager di Saipem, "sono quelle che non riescono a leggere questi segnali in anticipo e ad adattarsi velocemente, oggi bisogna essere predittivi non solo reattivi".

Vedi intervista Judson Jacobs, Senior Director, Upstream IHS Energy

 

La strategia delle Oil&Gas company: l'esempio di Eni

Un caso esemplare di "adattamento" alle nuove condizioni del mercato è quello dell'italiana Eni. "La nostra strategia è stata quella di massimizzare i ritorni degli investimenti essendo molto più flessibili, guadagnando in efficienza e riducendo i tempi di esecuzione dei nostri progetti", ha spiegato Rita Marino, Executive VP Eni procurement. Tutto questo è stato possibile "grazie anche alla creazione dell'unita Dot (Development, Operations and Technology) che ha acquisito competenze ingegneristiche molto importanti e che ha rafforzato la nostra capacità di project management, la nostra capacità di analisi di gestione dei progetti realizzati dai nostri fornitori, dandoci la possibilità di ottimizzare l'intero processo dall'esplorazione alla messa in produzione dei nostri campi". In futuro, a questa cura dimagrante "intelligente" si aggiungerà il contributo delle nuove tecnologie. "La ricerca e sviluppo deve rimanere un must", ha detto Marino, "e nell'ambito della ricerca e sviluppo pensiamo che la digitalizzazione potrà dare un importante contributo. Nell'esplorazione noi siamo tra i primi ad averla ampiamente sfruttata, nello sviluppo potremo avere dei contributi importanti, ancora di più nelle operations, soprattutto per ridurre i non productive time", ovvero i tempi in cui gli asset non producono per qualche problema di manutenzione o qualche failure dei contractors.