Un'isola sempre più "verde"

Un'isola sempre più "verde"

Giancarlo Strocchia
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L'Islanda copre completamente il proprio fabbisogno energetico con energia pulita (idroelettrico e geotermale). Il governo ha messo in cantiere nuovi progetti di sviluppo in questo settore tali da prospettare la possibilità, per Reykjavik, di esportare energia pulita anche verso paesi vicini come la Gran Bretagna attraverso il grande IceLink

C’è un’isola europea, molto a Nord, tra la Groenlandia e la Gran Bretagna, dove abitano poco più di  300mila persone, energeticamente "verde" come pochi altri stati al mondo. È l’Islanda, fino al 1944 parte della Danimarca, oggi meta di flussi turistici all’insegna del naturalismo più estremo, ma soprattutto paese che ha affidato alle fonti rinnovabili l’intero ammontare dell’energia prodotta e consumata. Nel paese dei geyser, infatti, tutta l’energia elettrica proviene da centrali idroelettriche e impianti geotermici, e l’elettricità viene utilizzata anche per la produzione di carburanti verdi. Il calore geotermico naturale viene sfruttato per fornire riscaldamento a basso costo alla maggior parte del Paese, oltre ad offrire numerose possibilità per l’industria locale. Nonostante lo sviluppo intensivo di queste fonti "pulite" copra già l’intera domanda interna di energia, si calcola che diversi siti idroelettrici e geotermici non siano ancora stati sfruttati, e Reykjavík si appresta a varare la realizzazione di nuovi progetti energetici. Inoltre, con ogni probabilità, l’Islanda a breve si concentrerà anche sullo sfruttamento del suo enorme potenziale in termini di energia eolica, su cui si sta concentrando parte dell’attività della società nazionale per l’energia Landsvirkjun, e energia marina: le coste che circondano l’isola, infatti, possono vantare numerose località considerate "promettenti" per la sperimentazione delle più avanzate tecnologie in tema di energia da moto ondoso e da maree.

Il Governo islandese e la National Energy Authority prevedono che la domanda di nuova capacità idroelettrica e geotermica installata possa raggiungere, entro il 2035, quota 954 MW, di cui 124 MW di energia idroelettrica e 830 MW di energia geotermica tradizionale.

Un Master Plan energetico all'insegna dell'ecologia

Nel gennaio 2013, il governo islandese, di concerto con il parlamento (Alþing), ha messo a punto un programma a lungo termine denominato Master Plan for Hydro and Geothermal Energy Resources. Tale programma è volto a classificare e dividere in tre categorie i progetti di natura elettrica, ossia quelli "adeguati per lo sviluppo, in fase di valutazione, e protetti", rispetto alle normative in materia ambientale racchiuse nell’Icelandic Master Plan for Nature Protection and Energy Utilization. Sulla base del Master Plan e della crescente domanda di energia elettrica verde, sembra probabile che verranno costruite diverse nuove centrali elettriche nei prossimi anni, con una capacità energetica installata di diverse centinaia di MW. Il governo e la National Energy Authority prevedono che la domanda di nuova capacità idroelettrica e geotermica installata possa raggiungere, entro il 2035, quota 954 MW, di cui 124 MW di energia idroelettrica tradizionale prodotta dalle grandi centrali e 830 MW di energia geotermica tradizionale. L’Islanda attualmente dispone di 665 MW di energia geotermica e 1.986 MW di idroelettrica. Si prevede quindi un forte aumento dell’utilizzo di energia geotermica.

Un IceLink per connettersi all'Europa

Con un’espressione piuttosto roboante viene definito "Atlantic Superconnection". Gli islandesi preferiscono comunque chiamarlo IceLink, ovvero un cavo sottomarino a corrente continua ad alta tensione in (HVDC), situato tra Islanda e Regno Unito che potrebbe far aumentare in maniera esponenziale la capacità di produzione elettrica islandese. Questa grande infrastruttura di trasporto energetico potrebbe trasferire circa  1.459 MW di energia verde verso le coste britanniche, servendo circa 2 milioni di famiglie. Alla luce dei risultati degli studi di pre-fattibilità effettuati a partire dal 2013 dalla società nazionale islandese per l’Energia Landsvirkjun, si è svolto, alla fine di ottobre del 2015, un incontro tra gli allora primi ministri di Gran Bretagna, David Cameron, e Islanda, Sigmunder Davio Gunnlaugsson, durante il quale si è stabilito di costituire una task-force il cui compito è stato quello di valutare il progetto e consigliare le prossime iniziative da adottare. I risultati del lavoro della task-force sono stati resi pubblici nel mese di luglio 2016, sulla base dei quali entrambi i governi hanno confermato l’interesse di proseguire nel progetto di interconnessione energetica sulla base dei benefici socio-economici attesi. Da una prima stima, comunque, una volta dato il via al progetto occorreranno circa cinque anni per completare gli studi di fattibilità e le opere preparatorie dopo di che, saranno necessari altri cinque o sei anni per la produzione e l'installazione del cavo, la realizzazione delle opere onshore e altre attività correlate. Il grande IceLink potrebbe quindi iniziare a funzionare nella seconda metà del prossimo decennio.