Iran, i primi effetti post-sanzioni
Condividi
L'incremento dei livelli di esportazione e di produzione di petrolio fanno ben sperare in una ripresa economica per il Paese. Tuttavia le elezioni USA e quelle iraniane del 2017, insieme alla riluttanza delle banche statunitensi a cancellare le sanzioni, potrebbero mettere di nuovo in discussione il riavvicinamento di Teheran alla comunità internazionale

Si concretizzano i primi risultati positivi per l’economia iraniana in seguito alla fine delle sanzioni internazionali, annunciate lo scorso gennaio dopo la firma dell’intesa sul nucleare raggiunta a Vienna il 14 luglio 2015. Eppure le autorità iraniane sembrano attendere due scadenze elettorali molto importanti per mettersi alle spalle la lunga pagina delle misure internazionali che dal 2003 hanno isolato il Paese. Da una parte, sembrano cruciali per le sorti dell’intesa di Vienna le elezioni presidenziali del prossimo autunno negli Stati Uniti che potrebbero riaffermare il ruolo politico dei Repubblicani, da sempre contrari ad un’intesa con Teheran e favorevoli all’imposizione di ulteriori sanzioni; dall’altra, le elezioni presidenziali del maggio 2017 in Iran potrebbero segnare il ritorno degli ultra-conservatori, con l’annunciata candidatura dell’ex presidente Mahmud Ahmadinejad, e ridimensionare così il ruolo politico dei moderati del presidente Hassan Rouhani. Non solo, se le banche europee hanno in parte scongelato i miliardi di euro di Teheran, bloccati da anni a causa delle sanzioni, non hanno fatto ancora lo stesso tutte le banche statunitensi, restie a riacquistare fiducia nel Paese degli ayatollah. Inoltre, la mancanza di modelli contrattuali efficaci ha spesso scoraggiato nuovi investimenti esteri, soprattutto nel settore petrolifero, che resta ancora poco competitivo in relazione alla tecnologia utilizzata in Iran rispetto agli altri Paesi attivi nel settore.

L'aumento della produzione e dell'esportazione di petrolio iraniano

Secondo Reuters, le esportazioni di petrolio iraniano sono passate da 1,3 milioni di barili al giorno dello scorso anno a 2,1-2,3 milioni di barili di petrolio al giorno nel periodo maggio-aprile 2016. I livelli di esportazione pre-sanzioni erano di 2,5 milioni di barili di petrolio al giorno. In merito ai livelli di produzione, in seguito all’imposizione delle sanzioni, l'Iran era passato dai 4 milioni ai 2,7 milioni di barili di petrolio al giorno, mentre le stime del Ministero del petrolio iraniano parlano di un livello di produzione previsto per il 2016 di 3,8 milioni di barili al giorno, quindi molto vicino al livello precedente alle sanzioni quando l’Iran era il secondo Paese produttore di petrolio in ambito Opec. Questo incremento potrebbe tuttavia eccedere la capacità produttiva del Paese. Per questo, secondo le stime, Teheran dovrebbe attirare almeno investimenti esteri pari a 100 miliardi di dollari per rilanciare la sua industria petrolifera e del gas. Inoltre, ben 25 Paesi europei e asiatici (dati Reuters) stanno trasportando il petrolio iraniano all’estero. Questo sta permettendo di superare i limiti imposti dalle sanzioni più velocemente del previsto. Fino allo scorso aprile, le autorità iraniane avevano trovato non pochi ostacoli per esportare il petrolio locale. Tuttavia, alcune compagnie internazionali restano scettiche sulla possibilità di fare affari con le autorità di Teheran, soprattutto per il perdurare delle restrizioni imposte dagli Stati Uniti. Ma le autorità iraniane non sembrano volersi fermare qui. Il Ministro del Petrolio, Bijan Namdar Zanganeh, ha promesso nuovi piani per l’esplorazione dei giacimenti petroliferi presenti nel sud del Paese. Sono almeno una dozzina le compagnie internazionali che potrebbero essere coinvolte nel rilancio del settore. Tuttavia, Ali Kardor, direttore della National Iranian Oil Company (Nioc), ha confermato che le compagnie straniere coinvolte saranno principalmente europee e asiatiche.

I limiti imposti dalle banche Usa

“L’atteggiamento degli Stati Uniti rispetto alla fine delle sanzioni contro l’Iran è molto efficace e corre in soccorso degli ultra-conservatori”, ha spiegato ad Abo Riccardo Redaelli, docente dell’Università Cattolica di Milano. Le banche Usa restano le più restie a cancellare le sanzioni contro Teheran. Un incontro che doveva svolgersi a Londra, la scorsa primavera, tra i rappresentanti della Banca centrale iraniana e il Tesoro Usa è stato rinviato a data da destinarsi. Non solo, il Financial Action Task Force (FATF), che include 37 Paesi che monitorano il riciclaggio di denaro nel mondo, ha deciso di mantenere l’Iran nella lista nera dei Paesi ad alto rischio. Tuttavia, FATF ha riferito di un “impegno politico iraniano ad alti livelli” per l’adozione di un piano di azione che in dodici mesi potrebbe consentire la cancellazione del Paese dalla lista nera. Secondo le autorità iraniane, questo potrebbe “normalizzare l’industria bancaria nazionale” e facilitare le transazioni tra le compagnie iraniane e straniere. I primi effetti della fine delle sanzioni contro Teheran iniziano ad essere evidenti nel mercato petrolifero iraniano. L’incremento dei livelli di esportazione e di produzione di petrolio, vicini ai numeri pre-sanzioni, fanno ben sperare in una ripresa economica per il Paese, duramente colpito da dieci anni di misure internazionali. Non solo, lo slittamento dell’accordo per il congelamento dei livelli di produzione in sede Opec potrebbe ulteriormente avvantaggiare le autorità iraniane. Tuttavia, le scadenze elettorali dell’autunno 2016 e del prossimo anno, insieme alla riluttanza delle banche Usa a cancellare le sanzioni internazionali, potrebbero mettere di nuovo in discussione il riavvicinamento di Teheran alla comunità internazionale.