Le compagnie petrolifere puntano sugli investimenti in Egitto

Le compagnie petrolifere puntano sugli investimenti in Egitto

Giuseppe Acconcia | Giornalista specializzato in Medio Oriente
Condividi
Nelle riforme che il Paese ha messo in moto è incluso il sistema dei sussidi al mercato petrolifero, la parte della riforma che il FMI considera fondamentale per procedere con il prestito promesso all'Egitto di 12 miliardi di dollari. Oltre ai buoni segnali del settore energetico cresce anche l'agricoltura

In seguito alla visita dello scorso febbraio del board del Fondo monetario internazionale (FMI) in Egitto, il direttore, Christine Lagarde, ha riferito di progressi egiziani per ottenere la seconda tranche del prestito del FMI pari a 12 miliardi di dollari. Lo scorso novembre, il FMI aveva dato il disco verde alla prima rata del prestito per l'Egitto confermando la richiesta di una serie di misure economiche di austerità: il taglio della spesa pubblica e il deprezzamento della lira egiziana. Perché siano rispettate le scadenze delle successive tranche di finanziamento, il FMI esaminerà lo stato dell'economia egiziana fino al prossimo giugno.

«La lira egiziana, dopo un ciclo di svalutazione, sta risalendo leggermente. Questo può essere il segnale che la fase transitoria stia finendo», ha commentato Lagarde. Il direttore del FMI ha anche elogiato i governi dei Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo per i loro sforzi nella stabilizzazione dei loro bilanci dopo mesi di livelli bassi dei prezzi del petrolio. Secondo Lagarde, dopo l'Egitto, anche gli altri Paesi del Golfo hanno espresso l'intenzione di introdurre una tassa sul valore aggiunto (IVA) nei prossimi mesi. In molti rentier state, grazie agli ampi profitti per la vendita del petrolio i livelli di tassazione sono molto bassi. «Esiste una volontà dei leader di questi Paesi di diversificare le fonti di crescita per avere un maggiore controllo sulla loro situazione fiscale», ha proseguito Lagarde.

La riforma del settore petrolifero

Lagarde: «La #liraegiziana, dopo un ciclo di svalutazione, sta risalendo leggermente. Un segnale che la fase transitoria stia finendo»

Al primo punto sul tavolo delle riforme in Egitto, c'è la ristrutturazione della compagnia petrolifera nazionale Egyptian General Petroleum Corporation (EGPC). Quattro multinazionali sono state coinvolte dal ministero del Petrolio egiziano per procedere con la riforma del settore. Si tratta di McKinsey & Company, Ernst & Young, Navigant Consulting e della PricewaterhouseCoopers. Le quattro multinazionali presenteranno i loro piani di azione entro metà marzo. Sono inclusi nella riforma il sistema dei sussidi al mercato petrolifero, una riforma del sistema operativo di gestione e la strategia di sviluppo del management. La Banca Mondiale finanzierà le iniziative proposte dal vincitore della gara tra i progetti più competitivi per la riforma del settore petrolifero egiziano.

Il Fondo monetario internazionale considera la riforma dei sussidi nel settore energetico come un punto essenziale per procedere con il prestito promesso di 12 miliardi di dollari. Le autorità egiziane hanno assicurato di voler cancellare tutti i sussidi alla benzina entro il 2019. Queste misure dovrebbero ridurre il rapporto debito/Pil dal 95% del 2016 al 78% del 2021.

In particolare, le compagnie petrolifere italiana e britannica, Eni e British Petroleum (BP), nei prossimi anni aumenteranno gli investimenti in questo Paese. L'investimento iniziale, annunciato per i prossimi cinque anni, sarà pari a 10 miliardi di dollari. Il progetto del ministero del Petrolio egiziano è di incrementare la produzione di gas del 50% entro il 2018. Il ministero egiziano ha anche riferito di nuovi investimenti nel settore energetico e dell'intenzione di ripagare il debito egiziano nel settore pari a 3,6 miliardi di dollari.

Buoni segnali si registrano anche nelle relazioni bilaterali tra autorità egiziane e amministrazione Trump. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha elogiato le recenti decisioni del presidente americano in materia di terrorismo e immigrazione. È programmata per il prossimo mese la visita di al-Sisi a Washington, sarebbe la prima di un presidente egiziano negli Stati Uniti dagli anni di Mubarak

x

Buoni segnali per il settore agricolo

Anche il settore agricolo egiziano sta dando segnali di ripresa dopo anni di recessione. In particolare le esportazioni di cotone egiziano sono cresciute del 63,9% nel primo trimestre 2016/2017. Secondo l'Agenzia centrale per la mobilità pubblica e le Statistiche (CAPMAS), l'aumento è legato alla maggiore disponibilità di cotone registrata lo scorso anno. Secondo Reuters invece, l'aumento delle esportazioni del cotone egiziano è diretta conseguenza della svalutazione della lira egiziana. Questi dati incoraggianti sono arrivati dopo le accuse lanciate dall'Associazione del cotone egiziano, secondo la quale il 90% della produzione dello scorso anno è risultata non originale.

Buoni segnali si registrano anche nelle relazioni bilaterali tra autorità egiziane e amministrazione Trump. Una delegazione del Congresso, guidata da Dana Rohrabacher, Juan Vargas, Luis Correa e Andy Harris, ha visitato il Cairo. Il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi ha elogiato le recenti decisioni del presidente Donald Trump in materia di terrorismo e immigrazione. In particolare, le autorità egiziane accoglierebbero positivamente un'eventuale definizione della Fratellanza musulmana come organizzazione terroristica da parte delle autorità statunitensi. L'amministrazione Trump si è detta pronta a cancellare il provvedimento dell'ex presidente Obama in materia di taglio alle facilitazioni nei pagamenti di investimenti militari USA diretti in Egitto. Questo potrebbe riportare gli aiuti USA al Cairo agli stessi livelli precedenti al 2009 dopo i tagli imposti da Obama in seguito al golpe del 2013. È infine programmata per il prossimo mese la visita di al-Sisi a Washington, sarebbe la prima di un presidente egiziano negli Stati Uniti dagli anni di Mubarak.

Dopo anni di stagnazione, l'economia egiziana dà segnali di ripresa in particolare nel settore petrolifero e nelle esportazioni di cotone. Le prossime rate del prestito del FMI saranno confermate in seguito alle misure di austerità, decise dalle autorità egiziane. Questi tagli potrebbero però accrescere la conflittualità sociale dopo anni di grave crisi economica. In particolare il taglio dei sussidi al settore energetico dovrà essere attentamente bilanciato con la riforma più generale del mercato petrolifero nazionale.

Il ministero del Petrolio egiziano vuole incrementare la produzione di gas del 50% entro 2018, continuare ad investire nell' energia e ripagare il debito egiziano nel settore pari a 3,6 miliardi di dollari