L'Indonesia dice stop ai sussidi ai combustibili fossili

L'Indonesia dice stop ai sussidi ai combustibili fossili

Serena Sabino
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Secondo un Rapporto della IEA, negli ultimi due anni, le sovvenzioni statali sono calate dal 3 all'1% del PIL del Paese, ma il percorso non si è ancora concluso

L’ondata di liberalizzazioni, passate alla storia come ''big bang'', che, a partire dal 2015, ha investito l’economia indonesiana sta portando i suoi frutti anche sul fronte della rimozione dei sussidi statali ai combustibili fossili. La spesa stimata per le sovvenzioni ai carburanti tradizionali nel 2016 ammontava all'1% del PIL indonesiano contro il 3% del PIL speso dallo Stato appena due anni prima, nel 2014. I dati emergono da un Report dell’International Energy Agency (IEA), che riconosce i progressi fatti dall’Indonesia sulla questione dei sussidi, pur sottolineando come il percorso di rimozione non sia ancora concluso. I sussidi ai carburanti fossili sono stati utilizzati da molti Paesi in diversi momenti per supportare le industrie ad alta intensità energetica, sovvenzionare il trasporto di merci e persone, favorire l’accesso delle famiglie, soprattutto quelle povere, all’energia elettrica. Numerosi studi sono arrivati però alla conclusione che i costi economici e ambientali delle sovvenzioni superano di gran lunga i benefici sociali che portano: in particolare esse drenano molte risorse dai bilanci statali e rappresentano un ostacolo sulla strada della decarbonizzazione del settore elettrico.

Le ripercussioni su ambiente e bilancio dello Stato

L'#Indonesia abbatte i #sussidi ai carburanti fossili. La spesa nel 2016 era pari all'1% del PIL contro il 3% nel 2014 @IEA

L’Indonesia ha sofferto a lungo le conseguenze della vendita sottoprezzo dell’energia, sia dal punto di vista del bilancio statale sia da quello ambientale. Grazie ai prezzi bassi del carburante e ai bassi tassi di interesse per l’acquisto a rate di veicoli, lo stock di automobili e motociclette del Paese è più che raddoppiato in cinque anni. Quasi la totalità dei sussidi sono assorbiti infatti dal settore dei trasporti. Una delle conseguenze - immediatamente visibile nella capitale Jakarta - è il congestionamento cronico delle strade. I costi esterni del traffico e degli effetti ad esso associati, primo fra tutti l’inquinamento, non sono stati precisamente calcolati, ma sono significativi, in termini di perdita di produttività, sperpero di energia, effetti negativi sulla salute. Tra i costi va inoltre annoverato l’elevato livello di emissioni di CO2 e le conseguenti implicazioni in termini di raggiungimento degli obiettivi del paese per la lotta ai cambiamenti climatici. L’energia sottoprezzo, insieme alla struttura del mercato energetico indonesiano, ha anche avuto ripercussioni negative sulle performance finanziarie dei principali attori pubblici del Paese, la compagnia petrolifera nazionale, Pertamina, e l’utility elettrica statale PLN.

Una storia che parte da lontano

I sussidi ai combustibili fossili non sono nuovi in Indonesia. Le prime sovvenzioni sono state introdotte al tempo della dichiarazione di indipendenza del Paese dall’Olanda e nel giro di un decennio, negli anni '60, rappresentavano quasi il 20% della spesa pubblica. La pesante svalutazione monetaria registrata durante la crisi asiatica alla fine degli anni '90 ha fatto impennare il loro costo. Nel 2014, il valore economico dei sussidi ai carburanti fossili in Indonesia era pari a 27,7 miliardi di dollari.

Sarebbe auspicabile che la fissazione del prezzo dell'energia sia affidata ad un organismo governativo indipendente e basata su regole che ne diminuiscano la volatilità

Il governo indonesiano è dunque corso ai ripari, intraprendendo a partire dal 2015 un percorso di progressiva riduzione dell’ammontare totale dei sussidi ai combustibili fossili, concentrando le risorse sulle famiglie più bisognose. Ma il percorso non è stato ancora portato a compimento: l’Indonesia, spiega la IEA nel suo rapporto, ha ora bisogno di passare a un sistema credibile di fissazione dei prezzi dell’energia che assottigli la differenza tra il prezzo domestico e i prezzi internazionali e non consenta quindi un nuovo incremento dei sussidi in futuro. L'esperienza di altri paesi indica che i prezzi dell'energia basati sul mercato sono la scelta migliore, ma questo, al momento, non è politicamente praticabile nel contesto indonesiano. Quindi, sarebbe auspicabile che la fissazione del prezzo sia affidata ad un organismo governativo indipendente e basata su regole che ne diminuiscano la volatilità. Allo stesso tempo, sarebbe apprezzabile una revisione della struttura del mercato e una maggiore concorrenza nel settore dei carburanti e dell’energia elettrica.