L'idrogeno che cambierà l'Australia

L'idrogeno che cambierà l'Australia

Arianna Pescini
Condividi
Lo Stato di Victoria ha firmato un accordo con il governo giapponese per la produzione e l'invio di idrogeno verso il Paese del Sol Levante. Idrogeno che verrà ricavato dalla lignite, nel segno di una nuova economia

Latrobe Valley, 90 minuti ad est di Melbourne, racchiude il 25 per cento delle risorse totali mondiali di lignite (brown coal), un combustibile fossile che si presta a molti utilizzi. Con la crisi dell’industria carbonifera e le politiche di lotta alle emissioni di Co2, l’Australia sta ora pianificando di estrarre la lignite della valle per produrre idrogeno e venderlo come carburante pulito, nell’ottica di quella che appare come una vera e propria rivoluzione economica. Gli studi pubblicati dal Commonwealth Scientific and Industrial Research Organization (CSIRO) parlano di una svolta già per il 2020, a cominciare dalle esportazioni, e di un incremento esponenziale dell’uso dell’idrogeno per il mercato interno dal 2030. Il Paese può già disporre in grandi quantità di questa risorsa, ricavandola da altri idrocarburi (carbone, gas naturale): nel 2016 la capacità produttiva totale è stata di oltre un milione di metri cubi al giorno. Il programma del governo australiano ha suscitato qualche dubbio in merito al processo di estrazione del ''carbone marrone'' e ai costi (di trasporto, e in termini di gas inquinanti), ma secondo gli esperti esso porterà solo benefici: ''al di là dell’innegabile aspetto economico e commerciale, la grande opportunità di questa lavorazione è che potrà avvenire potenzialmente ad emissioni zero - conferma Ben Hart, portavoce dell’Australian Renewable Energy Agency (ARENA) -  l’idrogeno reso liquido diventa un ottimo combustibile, e l’Australia potrà trasportarlo ed esportarlo a livello internazionale anche per altri scopi''. Il mercato mondiale dell’idrogeno frutterà per il 2021 un giro d’affari di oltre 152 miliardi di dollari.

Il motore del futuro

Secondo @Arena_aus, l'#Australia userà l'idrogeno come combustibile nel settore #elettrico e nei #trasporti entro il 2020

La lignite di Latrobe Valley, finora utilizzata per produrre elettricità, provvede già all’85 per cento del fabbisogno elettrico dell’intero Stato di Victoria. Ma il carbonio che risulta dalla sua combustione può essere sottoposto ad apposita reazione chimica e liberare idrogeno (quest'ultimo viene reso poi liquido per facilitarne il trasporto). Un procedimento che renderà ''pulita'' una fonte energetica non rinnovabile: ''dobbiamo chiarire che l’energia ad idrogeno da lignite non è una minaccia per le rinnovabili – spiega Paul A. Webley, direttore del ''Peter Cook Centre for Carbon Capture and Storage Research'' presso l’Università di Melbourne e membro del ''Melbourne Energy Institute'' – ma piuttosto le integra. Questo sistema potrà contare sulla cattura e lo stoccaggio del carbonio rilasciato nell’atmosfera, producendo idrogeno praticamente ad emissioni zero''. Il primo Paese a beneficiarne, a partire dal 2020, sarà il Giappone: Tokyo, infatti, dopo il ridimensionamento del nucleare in seguito a Fukushima, sta diversificando il suo mix energetico, puntando anche sul motore ad idrogeno per cui ha già investito più di 100 milioni di dollari. Il Ministro dei Trasporti nipponico, firmando l’accordo commerciale con l’Australia, ha annunciato la realizzazione di un parco macchine ''green'' che raggiungerà le 40mila unità in 3 anni, e arriverà ad 800mila per il 2030. Se la partnership andrà a buon fine, il progetto verrà esteso nella Terra dei canguri: ''inizialmente l’idrogeno sarà utilizzato in Giappone - continua Webley – ma ci sono certamente margini per un uso locale, per esempio in veicoli a celle di combustibile, che possono giocare un ruolo importante nella transizione dell’Australia verso un futuro a basse emissioni di Co2''.

Un mercato già fiorente

I progetti riguardanti l’energia ad idrogeno, sui quali il Paese lavora fin dagli inizi degli anni Duemila, si affiancano allo sviluppo delle rinnovabili, sebbene siano ancora i combustibili fossili a predominare: il 38 per cento dell’energia australiana consumata deriva infatti dal petrolio, seguito dal carbone (32 per cento) e dal gas naturale (24 per cento). Secondo i dati forniti da IEA per il 2015, le fonti pulite costituiscono il 6 per cento del totale (il 14 per cento per quanto riguarda l’elettricità), ma i numeri sono destinati a raddoppiare entro pochi anni: ''il target fissato per la produzione su larga scala è di 33mila GW/h per il 2020 – prosegue il professor Webley – mentre la percentuale di energia elettrica derivante da rinnovabili salirà al 23,5 per cento''. Una scommessa che l’Australia può vincere anche grazie alla ''disponibilità di terra, risorse ed infrastrutture'', come sottolinea Ben Hart di ARENA. In crescita, oltre all’idroelettrico e alle biomasse, anche l’eolico e il solare: ''Attualmente sui tetti delle case australiane sono presenti almeno 1,5 milioni di sistemi a pannelli fotovoltaici – commenta ancora Webley – la potenza del sole e del vento stanno diventando sempre più importanti per il nostro fabbisogno energetico, tanto che alcune regioni del Paese ricavano da fonti pulite fino al 40 per cento dell’elettricità. Chiaramente tale incremento comporta nuove sfide da affrontare, come quelle dell’abbattimento dei costi e dell’intermittenza delle risorse. Anche per questo il governo sta rivedendo le sue politiche di settore e l’intero mercato nazionale elettrico, per capire la direzione da prendere in futuro''.

L'accordo tra il Giappone e l'Australia permetterà di realizzare un parco macchine ''green'' che raggiungerà le 40mila unità in 3 anni, e arriverà ad 800mila per il 2030