Attenti al cane politico che (ancora) non abbaia

Attenti al cane politico che (ancora) non abbaia

Gary Hart | Politico, scrittore e ricercatore universitario
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Le campagne per le presidenziali Usa 2016 hanno, per il momento, tralasciato di soffermarsi specificatamente sul tema energia. Una scelta dei candidati alle nomination che fa riferimento ad uno scenario interno al paese che ha subito grandi cambiamenti negli ultimi anni

Nel novero fantastico dei casi risolti dal celeberrimo detective inglese Sherlock Holmes si inserisce anche l’episodio in cui il colpevole venne scoperto perché un cane non aveva abbaiato durante la notte. Analogamente, la tematica energetica, che da sempre ha costituito oggetto di ampio dibattito politico in occasione di ogni elezione presidenziale statunitense dai tempi dell’embargo OPEC sul petrolio nel 1973, nel caso dell’attuale campagna elettorale americana non sembra aver acquisito particolare rilievo. Ciò rappresenta di per sé una novità e merita un approfondimento. Ci sono evenienze diverse e inedite che potrebbero spiegare questa situazione. La prima è la sovrapproduzione, a livello mondiale, di prodotti petroliferi e delle eccedenze crescenti che trascinano verso il basso i prezzi della benzina. Quattro anni fa i cittadini chiesero alla politica di intervenire a causa dei prezzi della benzina troppo elevati, mentre oggi si trovano di fronte ai prezzi più bassi di sempre. Il secondo fattore riguarda, naturalmente, il boom del gas di scisto registrato negli ultimi anni grazie alle nuove tecnologie di fratturazione idraulica per l’estrazione di ingenti quantità di petrolio e gas naturale, che precedentemente risultavano inaccessibili perché bloccate all’interno di enormi formazioni scisto-argillose. Ciò ha spinto gli Stati Uniti a diventare un esportatore di energia piuttosto che un pesante importare, come è accaduto per anni. Da qui giungiamo al terzo inedito scenario, ovvero una dipendenza nettamente minore di Washington dalle fonti di petrolio del Medio Oriente e un cambiamento sostanziale nella politica estera USA nella regione. Soltanto pochi anni fa, gli Stati Uniti non avrebbero mai potuto intraprendere delle trattative in merito al nucleare che conducessero alla revoca delle sanzioni contro l’Iran per paura di alienarsi i favori dell’Arabia Saudita, dalla quale sono stati estremamente dipendenti per l’approvvigionamento di petrolio.

Un cambiamento di fronte in Medio Oriente

Questa nuova realtà continua ad alterare le strategie di politica estera nel Medio Oriente, in un numero rilevante di Paesi e secondo modalità ancora non del tutto comprensibili. Tuttavia, la riduzione della dipendenza energetica è una realtà nuova e dinamica, sia in termini economici che geopolitici. Sebbene il tema dei prezzi e dell’approvvigionamento energetico rimangano i grandi assenti dal dibattito elettorale americano, sono riemersi sotto forma di confronto sui cambiamenti climatici. Ad eccezione di una manciata di negazionisti ancora duri a morire, l’impatto a lungo termine dei combustibili fossili sul clima è un fatto scientifico consolidato e una realtà politica evidente. Almeno in questa prima fase del complesso e lungo processo di selezione dei candidati alla carica di presidente, ancora si discute riguardo i due più discussi rimedi politici: la carbon tax e i sistemi cap-and-trade. Sembra che i candidati, compresi i due del partito democratico, considerino la questione una via piuttosto sdrucciolevole, politicamente parlando, e che è meglio non imboccare. Nonostante il numero crescente di racconti e di immagini che illustrano l’erosione dei ghiacciai e gli orsi polari confinati su isolotti di ghiaccio galleggianti, il cambiamento sistematico nella definizione dei prezzi del petrolio e le conseguenti ripercussioni a livello macro-economico sono un argomento in gran parte evitato dai 2 candidati democratici e completamente ignorato dalla maggior parte dei repubblicani. Inoltre, i prezzi del petrolio nettamente più bassi stanno minacciando, a livello economico, il continuo, seppur lento, emergere di soluzioni legate alle risorse energetiche rinnovabili, come l’energia solare ed quella eolica. È una situazione davvero incresciosa

Il rischio di una mancanza di attenzione verso l'energia

La sovrapproduzione di petrolio ha ridotto in maniera drammatica, quindi, i prezzi della benzina, le esportazioni di gas di scisto e di energia, consentendo alla politica estera americana di svincolarsi dal Medio Oriente e ha determinato l’esclusione della tematica energetica, a carico dell’economia e del cambiamento climatico, dal contesto delle elezioni presidenziali 2016. Senza dubbio si tratta del cambiamento più importante nelle campagne politiche americane da almeno 50 anni. La tematica che ha dominato le ultime 10 campagne presidenziali, in questo caso, e quantomeno sino ad ora, è rimasta nell’ombra. È un peccato, dato che i cambiamenti climatici continuano a destare preoccupazione, il consumo di energia è ancora legato al concetto di spreco e il passaggio verso fonti di energia rinnovabili è caduto nel dimenticatoio. Nel breve termine tutto ciò potrebbe sembrare un vantaggio. Tuttavia, la mancanza di un’analisi a lungo termine, specialmente riguardo alle conseguenze del consumo di combustibili fossili sul cambiamento climatico a livello globale, rappresenta proprio il cane di Sherlock Holmes, che, in questo caso, dovrebbe iniziare ad abbaiare al più presto.