Giappone. Quattro isole e gas russo
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Durante l'ultimo meeting tra Russia e Giappone le materie poste sul tavolo sono state molte, prima fra tutte, l'energia. Sono stati predisposti 23 accordi riguardanti sia l'ambito dello sviluppo avanzato che i rami più tradizionali degli idrocarburi ed è riemersa la questione del gasdotto che colleghi i giacimenti di Sakhalin al Giappone

L’ultima visita del presidente russo Vladimir Putin in Giappone, la prima dopo undici anni, si preparava da molto tempo, ma ha provocato sia contentezza che insoddisfazione da entrambe le parti. I giapponesi volevano infatti in regalo le quattro isole Curili meridionali - Etorofu, Shikotan, Kunashiri e Habomai - in discussione da 70 anni, che ancora una volta non hanno ricevuto, e per questo possono dirsi scontenti, mentre i russi sono ovviamente soddisfatti.

Questioni geopolitiche

Per il #Giappone, la costruzione del #gasdotto da Sakhalin a Tokyo potrebbe essere la soluzione migliore e persino la più economica

Il portavoce del presidente russo, Dmitri Peskov, è stato molto chiaro: "la questione relativa alla sovranità delle isole non è stata sollevata, e non esiste alcun margine di discussione in proposito". Ma adesso si parla dello sviluppo comune relativo alle 4 isole, ''con leggi giuridiche russe'', dicono i russi; mentre gli asiatici dichiarano che ancora ''non si sa", e che "forse vi saranno leggi particolari, fatte ad hoc''. E per tale motivo i giapponesi sono contenti: infatti sembra che si sia per lo meno sbloccata la questione e che si possa portare avanti un'attività economica e imprenditoriale su queste isole; anche se i russi sono preoccupati perché, de facto, l'attività comune porterebbe a una "colonizzazione" delle stesse da parte dei giapponesi, più ricchi dei russi che abitano li. Quindi, siamo di fronte a un rebus che si risolverà probabilmente pian piano, con il tempo, quando sarà istituito un regime economico e imprenditoriale ad hoc.

Gli accordi energetici

Oltre a questo, ovviamente, una buona parte del tempo del meeting giapponese di Putin è stato dedicato ai rapporti economici, e per la maggior parte all'energia. Il presidente russo ha portato con sè una robusta squadra di capitani dell’energia, dal ministro Alexander Novak ai dirigenti di Gazprom, Rosneft e Novatek, (ovvero, rispettivamente, Alexey Miller, Igor Sechin e Leonid Mikhelson). Novak in particolare ha detto che nel solo settore energetico erano stati predisposti 23 accordi, riguardanti sia l'ambito dello sviluppo avanzato che i rami più tradizionali degli idrocarburi. Molto interessante poi l'accordo di Rosneft con Marubeni Corporation e con JOGMES, per l'esplorazione e lo sviluppo di nuovi campi di gas a sud-ovest di Sakhalin, con la possibile costruzione di un impianto Gnl in caso di successo. C'è anche l'accordo di Novatek con Marubeni ed altre compagnie giapponesi per lo sviluppo di un giacimento a Yamal. Le società giapponesi Mitsui e Mitsubishi, insieme a Gazprom, hanno raggiunto un accordo per la costruzione di un impianto Gnl a Sakhalin, nel quadro del progetto Sakhalin-2. Ma a Gazprom corre voce che sia ripreso il vecchio negoziato sulla possibilità di costruzione di un gasdotto da Sakhalin a Hokkaido. Alexey Miller ha confermato che "in realtà, sono in corso delle discussioni" e "senza ombra di dubbio, un progetto del genere può realizzarsi''.

Molto interessante l'accordo di Rosneft con Marubeni Corporation e con JOGMES, per l'esplorazione e lo sviluppo di nuovi campi di gas a sud-ovest di Sakhalin, con la possibile costruzione di un impianto Gnl in caso di successo

Il progetto sul gas

La costruzione di un gasdotto che colleghi i giacimenti di gas di Sakhalin con il Giappone è stato in effetti discusso sin dai primi anni 2000. Dopo il disastro di Fukushima nel 2011 le discussioni si sono intensificate, ma nel 2012 Gazprom ha abbandonato tale soluzione, puntando su Gnl. Tuttavia, per il Giappone, il gasdotto potrebbe essere la soluzione migliore e persino più economica. Si pensa che un gasdotto di 1350 km che vada da Sakhalin fino a Tokyo, e della capacità di 20 miliardi di mc di gas all’anno, potrebbe costare intorno ai 6 miliardi di dollari, un investimento paragonabile a quello di un impianto di Gnl con una capacità di circa 7 miliardi di metri cubi. Per non parlare della maggiore sicurezza di approvvigionamenti per il Giappone, nel caso di costruzione del gasdotto. Ma  Gazprom, qualche anno fa, ha preferito non collegarsi così strettamente con un Paese con il quale non è stato firmato neanche un trattato di pace. E dunque cosa è successo adesso, che potrebbe far cambiare idea al colosso russo? Probabilmente, il motivo risiede nella maggiore collaborazione dei giapponesi non solo a progetti vicini a loro (hanno già quote in Sakhalin-1 e Sakhalin-2), ma anche in Baltic LNG (stabilimento Gnl vicino a San Pietroburgo) o nel complesso petrolchimico Amur, che hanno bisogno di notevoli investimenti. E, come dicono le persone più informate sui negoziati, anche il prezzo del gas, o meglio la formula del prezzo, potrebbe essere un fattore essenziale.  ''Se stabiliamo un prezzo collegato al prezzo di petrolio,  con un piccolo sconto del 11-12%  rispetto a JCC, il progetto del gasdotto diventa interessante''. A parte i progetti sugli idrocarburi, inoltre, la russa RusHydro ha firmato una serie di documenti con aziende giapponesi, tra cui la localizzazione della produzione di turbine e pali per l’energia eolica nella Federazione Russa, ed altri progetti di cooperazione nel campo delle energie rinnovabili. "La conclusione della contesa territoriale sulle isole Curili, così come la stipulazione di un trattato di pace tra Mosca e Tokyo, non è un risultato che possa essere raggiunto in poco tempo", ha dichiarato Vladimir Putin, dopo il suo incontro con il premier Shinzo Abe. Ma, invece, la collaborazione in campo economico sembra andare a gonfie vele, anche senza il trattato di pace.

Si pensa che un gasdotto di 1350 km che vada da Sakhalin fino a Tokyo, e della capacità di 20 miliardi di mc di gas all'anno, potrebbe costare intorno ai 6 miliardi di dollari, un investimento paragonabile a quello di un impianto di Gnl con una capacità di circa 7 miliardi di metri cubi