Una partita tutta casalinga
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Mentre Rosneft acquisisce sempre più valore economico superando la rivale di sempre, Gazprom, si inasprisce in Russia il confronto tra le 2 compagnie per erodere al colosso energetico moscovita il monopolio che gli permette, unico nel Paese, di vendere gas all'estero

Ad aprile di quest'anno la capitalizzazione di Rosneft ha superato, seppur di solo qualche milione di dollari, quella di Gazprom, e così Rosneft è diventata la più costosa compagnia oil & gas russa. Dal 2010 la capitalizzazione di Rosneft è cresciuta di 700 miliardi di rubli, mentre Gazprom ha perso 1000 miliardi. Questo fatto, tuttavia, non cambia i rapporti tra i 2 colossi russi, ma aggiunge probabilmente qualche elemento di "gelosia". Ancora nell'ottobre del 2015, il presidente di Rosneft Igor Sechin aveva chiesto a Vladimir Putin la possibilità di permettere alla compagnia di vendere 7 miliardi di metri cubi di gas all’anno, in Europa, al suo azionista BP (che possiede il 19,75% di Rosneft). Il punto è che il monopolio per la vendita di gas all’estero è nelle mani di Gazprom, che detiene storicamente tale privilegio in quanto struttura nata dal vecchio ministero russo del Petrolio e del Gas. In cambio di questo monopolio, che produceva grossi ricavi dalle vendite all’estero, Gazprom ha dovuto sostenere i programmi di sviluppo sociale e "sponsorizzare” il prezzo del gas per la popolazione russa. Nel frattempo la situazione economica e geopolitica globale è cambiata. I prezzi del petrolio sono crollati e, a seguire, anche quelli del gas, che nei contratti a lungo termine seguono quelli del petrolio, con un ritardo di qualche mese. Nonostante non risulti più un "affare d’oro", esportare gas dunque rimane conveniente. Su diversi mercati, incluso quello europeo, Gazprom ha iniziato ad annoverare nuovi concorrenti, ad esempio i venditori di shale gas americano (per non parlare del forte sviluppo dell'energia rinnovabile, che ha ridotto all'osso l’uso di centrali a ciclo combinato a gas in Europa). Se a questo si aggiungono alcune obiezioni sollevate dall'Antitrust europea per la posizione dominante di Gazprom, si comprende allora perché il governo russo abbia iniziato a pensare ad un soluzione più valida. Una di queste riguarda, appunto, la possibilità di permettere ad altre compagnie russe, quali Rosneft o Novatek, di vendere il proprio gas direttamente in Europa.  Ciò risolverebbe i problemi di posizione dominante per Gazprom, ma creerebbe probabilmente troppa concorrenza tra le stesse compagnie russe.

Difficili prospettive di liberalizzazione

All'inizio di aprile, Igor Sechin ha scritto un'altra lettera a Putin dove ha osservato che la BP è pronta, in prospettiva, a comprare una quota tra i 25 e i 50 miliardi di metri cubi di gas all’anno da Rosneft, se la compagnia riuscisse a venderlo direttamente o tramite una sua joint venture con Gazprom.  Non è chiara la sorte della lettera di Sechin, né se Putin abbia messo la sua firma. Il 6 maggio il ministro dell'energia russo Aleksandr Novak ha parlato di questa situazione, affermando che "il governo vuole mantenere per il momento un solo canale di export", e che l'accordo di export tra le 2 società è di loro competenza. Questa posizione è stata confermata il 10 maggio dal vice premier russo Arkadij Dvorkovich (che supervisiona il settore dell’energia): "il governo non discute la liberalizzazione di export di gas, e non pianifica di cambiare le leggi per poter permettere a Rosneft di esportare gas all’estero”. Ha aggiunto Dvorkovich: "so che Rosneft e Gazprom stanno discutendo tra di loro la possibilità di vendere gas. Se Gazprom vuole diventare l’agente di Rosneft, può farlo. Ma non sono sicuro che lo voglia". Infatti, Rosneft ha proposto tale soluzione: Gazprom compra il gas di Rosneft e lo rivende a BP in UK, pagando a Rosneft il prezzo di vendita, meno le spese di trasporto. Si tratta di una soluzione che, ovviamente, Gazprom sembra rifiutare. La maggior ragione del rifiuto è la paura di concorrenza tra le 2 compagnie, e l'abbassamento del prezzo dell'export, già abbastanza basso ultimamente.

L'ostacolo della logistica

Un'altra ragione è la carenza sul fronte del trasporto: "Adesso registriamo un disavanzo positivo di capacità, perche le compagnie prelevano meno gas di quello inserito nei contratti a lungo termine. Se invece volessimo prendere tutto il gas ordinato, potremmo non avere capacità sufficiente per gli altri". Gli esperti prevedono che Gazprom potrebbe concedere la possibilità di vendere gas all'estero anche ad altri. E ne è totalmente convinto il capo del settore economico di BP, Vladimir Drebentsov:  "le parole del governo si possono interpretare come un permesso di fatto rivolto ai produttori indipendenti per l'export all'estero." Ma, ovviamente, Drebentsov ha tutto l'interesse a pensarla così. Comunque, anche altri produttori indipendenti russi, come Novatek, guardano con grande interesse a questa discussione, cercando di trarne un vantaggio.  Ma sembra che il risultato di questo dipenda dalla firma del presidente russo Putin.