Iran e Oman determinati a realizzare un gasdotto sottomarino

Iran e Oman determinati a realizzare un gasdotto sottomarino

Simone Cantarini (Agenzia Nova)
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Le prime trattative risalgono al 2005, poi nel 2013 arriva la firma del primo accordo. Il gasdotto tra Iran e Oman ha visto molti blocchi e altrettante ripartenze, oggi, dopo l'ultimo incontro tra i Ministri dell'energia dei due Paesi si pensa che dal 2020 potrà essere operativo

Il gasdotto tra Iran e Oman potrebbe diventare realtà a quattro anni dall’accordo quadro firmato da Teheran e Mascate nel 2013. Un risultato che appare possibile anche grazie alla parziale crescita dei prezzi del petrolio, avvenuta in seguito all’accordo tra i membri dell’Organizzazione dei paesi esportatori di petrolio (Opec) e 11 membri non Opec, tra cui Russia e Oman, siglato lo scorso 10 dicembre 2016 a Vienna. Nei giorni scorsi il ministri del Petrolio di Iran e Oman, rispettivamente Bijan Zangeneh e Mohammed bin Hamad Al Rumhy, si sono incontrati a Teheran per discutere il piano di fattibilità dell’infrastruttura che potrebbe divenire operativa già a partire dal 2020. Secondo quanto sottolineato dal direttore del dipartimento per le esportazioni della Compagnia nazionale iraniana per il gas (Nigc), Ali Amirani, diverse compagnie hanno presentato una serie di proposte per realizzare l’opera: Total, l’anglo-olandese Royal Dutch Shell, la sud coreana Kogas, la tedesca Uniper e la giapponese Mitsui.

Mascate e il ruolo di hub energetico

Zangeneh, ''Il gasdotto eviterà le acque controllate dagli Emirati Arabi Uniti e passerà per le acque profonde''

L’incontro tra Zangeneh e l’omologo omanita conferma l’intenzione di entrambi i paesi di portare a termine l’accordo e realizzare l’infrastruttura che ha un’importanza strategica per i due paesi. Da un lato l’Iran potrà esportare il suo gas dai giacimenti di Pars settentrionale al porto omanita di Sohar, sfruttando i terminali di gas naturale liquefatto di Qalhat, dall’altro Mascate oltre a soddisfare la sua domanda energetica interna si trasformerà in un hub per l’esportazione energetica soprattutto verso l’Asia grazie alla sua posizione geografica, migliore rispetto ai concorrenti del Golfo come Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita. Nella conferenza stampa tenuta al termine dell’incontro, il ministro iraniano ha dichiarato che la modifica non avrà alcun impatto sul costo dell’infrastruttura. ''I due paesi hanno concordato che il gasdotto per l’esportazione del gas evita le acque controllate dagli Emirati Arabi Uniti e passerà attraverso le acque profonde'', ha detto Zangeneh. Il ministro iraniano ha sottolineato che una conclusione potrebbe essere raggiunta già entro la fine di febbraio, osservando che le attività di mappatura delle acque profonde termineranno entro i prossimi mesi e verrà indetta una gara d’appalto per poter scegliere l’azienda incaricata della costruzione del gasdotto. Sulla base dell’accordo firmato nel 2013, l’Iran dovrebbe esportare in Oman fino a 28 milioni di metri cubi di gas al giorno, per 15 anni, attraverso il gasdotto sottomarino. Circa un terzo del gas esportato subirà un processo di liquefazione negli impianti del complesso omanita di Qalhat, mentre il resto verrà utilizzato per il consumo interno del sultanato. L’accordo ha un valore stimato di 60 miliardi di dollari, mentre il costo del gasdotto dovrebbe aggirarsi attorno ad 1,2 miliardi di dollari. Secondo il progetto iniziale, il gasdotto doveva essere lungo 400 chilometri, con una sezione in superficie di 200 chilometri tra la città di Rudan e la località di Mobarak, nella provincia meridionale di Hormzgan; e una sezione in mare aperto di 200 chilometri fino al porto di Sohar. Il nuovo percorso interessa solo la parte offshore che, invece di deviare dalle coste iraniane in acque emiratine, sfruttando la regolarità del fondale profondo circa 300 metri, si dirigerà direttamente al porto di Sohar, passando però su un fondale profondo oltre i 1.000 metri.

Con il nuovo gasdotto l'Iran potrà esportare il suo gas dai giacimenti di Pars settentrionale al porto omanita di Sohar, mentre l'Oman potrà soddisfare la sua domanda energetica e trasformare Mascate in un hub per l'esportazione

Un avvio incerto

Al pari di altri imponenti progetti infrastrutturali del settore energetico il gasdotto tra Oman ha avuto una gestazione travagliata, con interruzioni, ripensamenti e frequenti pause nei colloqui tra le parti interessate. Per sopperire al proprio rilevante deficit energetico, l’Oman aveva avviato trattative con Teheran già nel 2005, interrotte a causa delle forti pressioni statunitensi sul governo di Mascate. Solo nell’agosto del 2013, poche settimane dopo l’elezione del presidente Hassan Rohani, i due paesi hanno firmato un primo accordo quadro. I negoziati hanno ricevuto un nuovo impulso con la visita del presidente iraniano a Mascate, nel marzo del 2014, quando i due paesi hanno deciso di velocizzare le trattative fino ad ipotizzare nel settembre 2015 il completamento del gasdotto entro la fine del 2017. L’opposizione degli Emirati Arabi Uniti ha però congelato nuovamente le negoziazioni già messe alla prova dal crollo dei prezzi del petrolio. Nell’aprile del 2016 le due parti hanno infine avviato una serie di indagini in acque profonde per valutare la fattibilità del progetto e stabilire un eventuale percorso.

Sulla base dell'accordo firmato nel 2013, L'Iran dovrebbe esportare in Oman fino a 28 milioni di metri cubi di gas al giorno, per 15 anni, attraverso il gasdotto sottomarino