UE e dipendenza energetica: cosa può cambiare

UE e dipendenza energetica: cosa può cambiare

Valerio Zanovello | Fellow presso l'Atlantic Council
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Lo sviluppo del settore energetico dell'Europa dipende da diversi fattori, in particolare, i rapporti con i Paesi esportatori di gas e la crescita dell'infrastrutture per agevolare i collegamenti. Con determinati presupposti lo scenario futuro potrebbe evolversi radicalmente

Uno dei punti più critici del mercato energetico europeo è la dipendenza dalle importazioni. Analizzando i dati Eurostat, si nota infatti che nel 2014 il tasso di dipendenza energetica per i 28 paesi dell’UE è stato del 62,4%. Un indicatore che diventa ancora più significativo se si prendono in esame i Paesi dell’Europa meridionale, quali Italia, Spagna e Grecia, dove si è registrato un tasso compreso tra il 71% e il 77%, fino ad arrivare al 97% di Malta. Concentrando l’attenzione sul mercato del gas naturale, i dati Eurostat mostrano che nel 2014 la produzione è stata del 15,2% sul totale della produzione energetica, un calo consistente rispetto agli anni precedenti. Di fatto, analizzando la tendenza su un periodo di 10 anni (dal 2004 a 2014), si osserva una contrazione della produzione del 42,9%. Nello stesso periodo, l’unica tendenza positiva è stata quella delle energie rinnovabili che, grazie a ingenti investimenti a medio-lungo termine, hanno fatto dell’Europa la prima regione al mondo sul fronte dello sviluppo sostenibile. Tuttavia, il problema della dipendenza energetica si fa ancora più rilevante quando le importazioni di gas provengono da un numero esiguo di partecipanti. Sempre dall’analisi dei dati Eurostat emerge che i tre principali Paesi esportatori di gas in Europa sono la Russia con il 37,5% del totale, la Norvegia con il 31,6% e l’Algeria con il 12,3%.

Le relazioni con i Paesi esportatori

Attualmente i rapporti tra Unione europea e Norvegia sono eccellenti e il Paese è perfettamente integrato nel sistema UE grazie a diversi accordi sottoscritti negli anni passati, come l’accordo SEE, che consente alla Norvegia di prendere parte al mercato comune europeo senza essere membro dell’Unione europea e il trattato di Schengen, le cui regole favoriscono la libera circolazione dei cittadini all’interno di un territorio costituito da 26 Paesi. Per quanto riguarda l’Algeria, nel 2002 è stato siglato un accordo di associazione che si prefigge di promuovere il commercio e lo sviluppo di relazioni economiche e sociali armoniose tra le parti, oltre che di creare le condizioni per la graduale liberalizzazione del commercio di beni, servizi e capitali. Nel 2012, l’Algeria e l’Unione europea hanno avviato le consultazioni per un piano d’azione mirato a definire le priorità e gli interventi previsti su un arco temporale di cinque anni. Il piano servirà a favorire la cooperazione e a sfruttare ulteriormente le potenzialità dell’accordo di associazione. Inoltre, l’Unione europea sostiene fermamente il processo di accesso dell’Algeria all’Organizzazione mondiale del commercio (OMC). Invece, i rapporti tra UE e Russia sono volubili. In passato, le relazioni tra le due parti sono sempre state tese, specialmente dopo la crisi in Ucraina durante la quale l’Unione europea decise di intraprendere serie azioni legali contro la Russia. Ciononostante, i legami tra UE e Russia sono vantaggiosi per entrambe, dal momento che l’Unione europea dipende fortemente dal gas russo e la Russia considera il mercato europeo come uno dei principali sbocchi per la propria economia. Pur in un contesto di relazioni internazionali generalmente stabili e di scambi commerciali consolidati, i Paesi UE si sono sempre trovati in una posizione di svantaggio rispetto alla controparte perché, in caso di interruzione dei flussi di gas, le nazioni europee non hanno alternative.

L'importanza delle infrastrutture per sviluppare il comparto energetico UE

Per superare il problema e creare un mercato energetico più competitivo, la Commissione europea ha stilato un elenco di 195 progetti infrastrutturali chiave per il settore dell’energia, denominati Progetti di interesse comune (PIC). Oltre a beneficiare di procedure di pianificazione e di autorizzazione più veloci, i PIC prevedono un’unica autorità nazionale competente per il rilascio delle autorizzazioni, migliori procedure normative, costi amministrativi inferiori, una maggiore partecipazione pubblica, una migliore visibilità per gli investitori e l’accesso a strumenti di assistenza finanziaria. Per fare parte dell’elenco dei PIC, un progetto deve avere un impatto significativo sul mercato energetico e sull’integrazione dei mercati di almeno due Stati membri, deve favorire la concorrenza nei mercati dell’energia e potenziare la sicurezza energetica dell’UE diversificando le fonti. Per superare il problema della dipendenza energetica assume particolare importanza la realizzazione di cinque gasdotti. Il primo di questi è il TAP (Trans Atlantic Pipeline), progettato per facilitare lo sfruttamento del giacimento di Shah Deniz in Azerbaijan. Attraverserà l’Albania, la Grecia e l’Italia, con una lunghezza totale di 878 km e una capacità di 10 miliardi di metri cubi all’anno entro il 2019. Il secondo è il GALSI (Gasdotto Algeria Sardegna Italia). Il progetto di questo gasdotto destinato a collegare Algeria e Italia prevede la ripartizione in tre sezioni: una sezione offshore tra l’Algeria e il sud della Sardegna (lunghezza 288 km, capacità 258 GWh/giorno, con una stazione di compressione in Algeria), una sezione onshore tra il sud e il nord della Sardegna (lunghezza 285 km, capacità 258 GWh/giorno) e un ultimo tratto offshore tra Sardegna meridionale e Toscana (lunghezza 288 km, capacità 258 GWh/giorno). Il terzo investimento riguarda il progetto di collegamento di Malta alla rete gas europea. Il progetto si compone di due fasi: la prima fase prevede un gasdotto di interconnessione tra Gela e Malta, terminali compresi, lungo circa 155 km e con una capacità di 2 miliardi di metri cubi annui (Mmc/a) e di 49 GWh/giorno. Una volta ultimata la prima fase, sarà possibile pianificare una seconda fase che permetterà un flusso di gas bidirezionale attraverso il gasdotto di interconnessione, grazie all’installazione di un’unità di stoccaggio galleggiante di GNL e di un’unità di rigassificazione a circa 12 Km dalle coste. Questo progetto ha dei tempi più lunghi: la realizzazione della prima fase è prevista entro il 2026, quella della seconda fase entro il 2031. Il quarto progetto è l’interconnessione del flusso inverso tra Italia e Svizzera presso il Passo Gries. Da ultimarsi nel 2018, consentirà il transito di gas verso Germania e Francia passando per la Svizzera, con nuovi gasdotti onshore lunghi circa 80 Km e aventi una capacità di 421 GWh/giorno come incremento complessivo della capacità di riserva. La potenza della stazione di compressione sarà pari a 95 MW. L’ultimo dei cinque progetti è il gasdotto tra Grecia e Italia, al momento noto con il nome di “Poseidon Pipeline”. Il gasdotto collegherà le reti gas italiana e greca dalla stazione di compressione di Tesprozia (EL) al terminale di ricezione di Otranto (IT), attraversando il Mar Ionio. Sarà ultimato entro il 2020 e avrà una capacità di 329 GWh/giorno.

Prospettive future

Grazie a questi sviluppi, lo scenario futuro potrebbe cambiare radicalmente. Il fatto di ricevere forniture di gas da più fonti, soprattutto da Medio Oriente e Nord Africa, potrebbe destabilizzare il potere contrattuale di Algeria e Russia, modificando gli equilibri internazionali. Inoltre, la creazione di nuove infrastrutture porterà con sé nuovi investimenti sociali e ambientali, oltre a favorire il miglioramento generale e la ripresa nelle nazioni direttamente interessate. I Paesi UE che più beneficeranno di questi progetti saranno Albania, Grecia e Italia. Di fatto, l’Albania avrà la possibilità di creare un mercato energetico nazionale che consenta una maggiore integrazione con gli altri Paesi europei. Nel caso della Grecia, tutte le forme d’investimento non saranno finanziate dal governo greco bensì interamente tramite fondi esterni, pertanto la realizzazione dei progetti porterà benefici esclusivamente al settore pubblico. L’Italia sarà il Paese ad avere il più alto ritorno sugli investimenti e diventerà il cuore del mercato energetico europeo, poiché si prevede che 10 miliardi di metri cubi entreranno ogni anno nel territorio nazionale per poi essere ridistribuiti in tutta Europa. Negli ultimi anni, l’Unione europea ha anche implementato alcuni progetti nel settore delle energie rinnovabili. Dal 2004 al 2014, il settore europeo delle rinnovabili è cresciuto del 73,1%; inoltre, l’obiettivo fissato dall’UE prevede che entro il 2020 il 27% del consumo totale di energia debba provenire da fonti rinnovabili. La realizzazione di nuovi gasdotti e infrastrutture, unitamente alla crescita di produttività nel settore dell’energia pulita, avrà l’effetto di cambiare il mercato energetico dei prossimi anni trasformandolo in un ambiente più “verde” e competitivo. Inoltre, con un potere contrattuale più equilibrato tra le parti, le condizioni generali di benessere non potranno che migliorare.