Un boom che richiede infrastrutture

Un boom che richiede infrastrutture

Sebastiano Fusco | Direttore di "Agenzia Nova"
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Ritardi nell'espletamento delle autorizzazioni e una burocrazia a volte tortuosa, impediscono agli Usa di aumentare la capacità interna di trasporto di cui ha estremo bisogno per realizzare il potenziale di sviluppo energetico

Secondo stime rese note da Anadarko, una delle maggiori aziende energetiche Usa, le riserve di gas contenute nella cosiddetta ''formazione Marcellus'', uno strato scistoso che si estende nel sottosuolo, dalla West Virginia allo stato di New York, superano il milione di miliardi di piedi cubi, recuperabili con la tecnologia della fratturazione idraulica. Un quantitativo sufficiente, da solo, a soddisfare il fabbisogno degli Stati Uniti per un secolo. Questa abbondanza – anzi, sovrabbondanza – di risorse energetiche, paradossalmente, pone un problema: la carenza, denunciata da molti esperti, delle infrastrutture destinate a gestirle, in particolare quelle di trasporto. ''C’è la crescente consapevolezza di vivere un momento unico della nostra storia'', ha detto il presidente dell’American Petroleum Institute, Jack N. Gerard, il 3 febbraio scorso nel corso di un’audizione di fronte ad una sottocommissione del Congresso Usa. ''È un frangente che segna il passaggio dalla dipendenza energetica alla leadership, sia globale che nel settore dell’energia, obiettivi politici perseguiti da ogni Presidente e da ogni Congresso dal 1970'', ha continuato Gerard, ''ma per essere chiari, consolidare questo momento unico dipenderà in larga misura dalla nostra capacità di costruire le infrastrutture necessarie per realizzare il potenziale energetico completo della nostra nazione''. Secondo Jason M. Thomas, direttore di ricerca del Carlyle Group, una società internazionale di asset management, il Congresso dovrebbe concentrarsi sul miglioramento delle infrastrutture di trasporto e stoccaggio, per promuovere la rivoluzione energetica degli Stati Uniti nel corso dell’attuale periodo di bassi prezzi del petrolio, lavorando per semplificare le procedure richieste per l’ottenimento dei permessi. Una recente indagine del Government Accountability Office ha infatti evidenziato che per ottenere le autorizzazioni alla posa di nuove condutture interstatali per il trasporto di gas, sono necessari in media 558 giorni, dalla presentazione della richiesta fino alla certificazione. ''Il processo è così lungo a causa del numero di agenzie federali, statali e locali coinvolte, delle differenze nelle procedure tra gli Stati e dell’assenza di un’unica agenzia incaricata di coordinare il processo'', ha detto Thomas. ''Per un’azienda che investe notevoli capitali a medio termine, tali ritardi possono far diventare anti-economici progetti che altrimenti sarebbero attraenti''.

Una burocrazia che frena lo sviluppo di nuovi progetti

Anche se gli Stati Uniti hanno necessità di un sempre maggior numero di gasdotti e oleodotti, ci si trova nelle condizioni peggiori per espandere la capacità di trasporto degli idrocarburi, ha osservato di fronte alla sottocommissione congressuale Andrew J. Black, presidente dell’Association of Oil Pipelines. ''In un momento in cui gli oleodotti sono in forte competizione con altri oleodotti e altri metodi di trasporto, i gestori di gasdotti hanno spesso difficoltà ad attirare clienti disposti ad accollarsi impegni finanziari a lungo termine necessari per portare avanti i progetti''. I gestori, ha sottolineato Black, hanno bisogno di decisioni rapide da parte delle agenzie governative preposte al rilascio delle autorizzazioni ambientali, ed alle approvazioni dei percorsi e i passaggi di frontiera fra Stato e Stato. ''Mentre sono ben noti i ritardi pluriennali imposti al progetto Keystone XL (destinato al trasporto degli idrocarburi dalla regione canadese dell’Alberta alle raffinerie in Illinois e Texas, ndr), alcuni Stati stanno rallentando le valutazioni sui percorsi degli oleodotti'', ha detto ancora Black. ''Questo è significativo perché, a differenza delle condutture per il gas naturale, quelle per il petrolio e i prodotti petroliferi non godono dello status federale, che permette l’esproprio per pubblica utilità delle aree di transito. Sono i singoli Stati che controllano i percorsi''. Le difficoltà che interessano la realizzazione degli oleodotti stanno, di conseguenza, facendo crescere l’importanza dei trasporti di idrocarburi su strada ferrata, aumentati dai 9.500 carichi del 2008 ai 400 mila del 2014, e agli oltre 500 mila del 2015, secondo i dati dell’Association of American Railroads. La rete ferroviaria offre la flessibilità necessaria per trasportare il prodotto rapidamente in luoghi diversi, in risposta alle esigenze del mercato, e con servizi che possono quasi sempre essere realizzati o potenziati molto più rapidamente degli oleodotti. Secondo molti specialisti, la saturazione del sistema sarebbe prossima.

Il rischio del trasporto ferroviario e il tema della sicurezza

L’aumento dei volumi di prodotti petroliferi che transitano attraverso i centri abitati ha fatto emergere problemi di sicurezza, ed ha accentuato le preoccupazioni ambientali dell’opinione pubblica, anche in seguito ad una serie di gravi incidenti, ampliamente pubblicizzati. Diverse comunità locali si sono opposte al passaggio, nei loro centri abitati, di vere e proprie ''petroliere su rotaia'': convogli di centinaia di vagoni, ciascuno riempito con 76 mila litri di sostanze infiammabili e/o esplosive. Gli esperti hanno sottolineato come negli Usa continui la dipendenza dai vagoni cisterna tipo Dot-111 (ne sono in uso oltre 300 mila), considerati obsoleti e non del tutto sicuri, nonostante le migliorie apportate nel 2015, dopo una serie di deragliamenti che fra il 2012 ed il 2014 hanno provocato incendi, perdite di vite umane e gravi conseguenze ambientali. ''Il governo federale'', ha contestato l’esperto Greg Saxton, senior vice-presidente e ingegnere capo di Greenbrier Cos. ''è stato lento nello sviluppo di standard di sicurezza più adeguati e nella messa a punto di nuove tecnologie''.