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L'incidenza del gas nelle scelte energetiche globali dipenderà dalla persistenza della domanda e dal contenimento dei prezzi, generato dallo sviluppo di shale e GNL negli USA


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Lo scorso decennio si è assistito a un periodo di cambiamenti significativi per il settore energetico degli Stati Uniti. La diffusione, su larga scala, del gas naturale e la più recente produzione di petrolio dalle risorse di scisto, hanno drasticamente alterato la stima delle risorse interne statunitensi di combustibili fossili. La portata di tali dinamiche ha avuto un profondo impatto sui mercati internazionali del gas naturale e del petrolio, portando a un significativo squilibrio nella geopolitica dell’energia, come la dipendenza degli USA dal petrolio straniero nonostante la crescita delle proprie esportazioni di GNL.

Lo sblocco di una nuova risorsa a basso costo

La portata dell’impatto che lo sviluppo delle risorse di scisto ha avuto sulla produzione di gas naturale statunitense nel corso degli ultimi dieci anni è difficile da comprendere. Tra il periodo di minor output, nel 2005, e la fine del 2015, la produzione interna agli USA di gas naturale è aumentata di oltre il 50 percento, da 18 trilioni di piedi cubi a poco meno di 27 trilioni di piedi cubi. Un singolo bacino, il Marcellus Shale, situato nella regione nord-orientale degli Stati Uniti, ha visto la propria resa produttiva crescere di oltre dieci volte, dal 2010 a oggi. Attualmente, la produzione supera i 6 trilioni di piedi cubi all’anno, il corrispettivo di quella dell’Iran, il terzo maggior produttore al mondo. Un output che si è dimostrato molto sostenuto nonostante i prezzi del gas naturale statunitense, nello stesso periodo, siano stati molto bassi. Dal 2010, il prezzo spot medio del gas naturale sull’Henry Hub non ha superato i 3,50 dollari/mmBtu e, negli ultimi tempi, è persino sceso. Dal 2014, la media dei prezzi è stata di 3,25 dollari/mmBtu e questo basso regime sembra essere destinato a perdurare per diversi anni. Il livello dei prezzi a medio termine, fino al 2021, rimarrà pari o inferiore ai 3,00 dollari/mmBtu. Le proiezioni della U.S. Energy Information Agency e dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) prevedono che la crescita della produzione statunitense di gas di scisto continuerà a essere corposa senza un significativo aumento dei prezzi al di sopra dei 4,00 dollari/mmBtu fino alla metà del 2020. Resta da scoprire se queste previsioni siano troppo ottimistiche. D’altra parte, lo sfruttamento delle risorse di scisto statunitensi è soltanto agli inizi e presenta importanti opportunità di sviluppo.

L'aumento della domanda globale di gas

Le ipotesi finanziarie su come evolverà, a lungo termine, il panorama energetico mondiale, potrebbero presentare ampi margini di rischio. Basta chiederlo a chi ha investito sui terminali di importazione del GNL negli USA un decennio fa o più. La centralità del gas non sembra, infatti, essere destinata a perdurare in futuro. Un recente studio dell’AIE ha stimato che la domanda globale di gas naturale aumenterà dell’1,5 percento annuo fino al 2040, una crescita solida rispetto a quella di altri combustibili fossili. Va detto, comunque, che questi margini di crescita varieranno notevolmente rispetto ai principali mercati del gas. Fino al 2040, si prevede che la domanda statunitense assisterà a una crescita modesta dello 0,4 percento annuo. Visto che gli Stati Uniti sono già un cospicuo consumatore di gas, un simile margine di crescita ammonterebbe a oltre 3 trilioni di piedi cubi in termini assoluti. Nei prossimi anni, comunque, la maggiore minaccia alla crescita della domanda di gas potrebbe provenire dal calo dei costi delle energie rinnovabili. All’estero, la domanda di gas statunitense sembra essere destinata a crescere nel corso dei prossimi decenni in tutti i principali mercati, a eccezione del Giappone e dell’Unione Europea. Non sorprende che la crescita più elevata sia prevista in Cina e in India, la cui richiesta di gas sembra destinata a triplicarsi o quadruplicarsi, raggiungendo rispettivamente i 21,3 trilioni di piedi cubi e i 6,7 trilioni di piedi cubi nel 2040. Si stima che anche la domanda del Medio Oriente crescerà fortemente nello stesso periodo, con un totale di 28,3 trilioni di piedi cubi nel 2040, vale a dire il doppio del consumo attuale. Il futuro del gas europeo porta con sé un insieme di questioni molto interessanti. Per cominciare, è probabile che si assista a una crescita esigua della domanda nei prossimi venti o trent’anni. Questa, di qualunque entità sia, sarà generata dal settore energetico, a cui è richiesta, entro il 2030, una riduzione del 40 percento delle emissioni di gas effetto serra rispetto al 1990. Il passaggio dal carbone al gas sarebbe il percorso più ovvio per il conseguimento di buona parte di questo obiettivo, tuttavia l’evoluzione energetica europea non si preannuncia così lineare. Per prima cosa, i prezzi del gas naturale in Europa tendono a essere significativamente più alti che negli USA, pertanto non sussiste un imperativo economico per il passaggio dal carbone al gas, come è accaduto negli Stati Uniti negli ultimi tempi. Inoltre, il prezzo del carbonio imposto dal sistema europeo di scambio delle emissioni non è sufficientemente elevato da compensare il divario di competitività. Persino oggi, in un periodo di relativo calo dei prezzi del gas in Europa, la struttura dei mercati energetici nell’area, insieme alle politiche dei governi volte a sostenere l’impiego delle energie rinnovabili, rendono difficile investire nelle infrastrutture del gas. Tuttavia, nonostante la prospettiva tutt’altro che rosea per la crescita della domanda europea di gas, è probabile che nel prossimo quarto di secolo si assisterà a importanti mutamenti strutturali che riguarderanno il gas nella regione. Per cominciare, l’offerta locale di gas, compresa quella della Norvegia, subirà un calo che provocherà una maggior dipendenza europea dalle importazioni. La Russia da lungo tempo fornisce molteplici importazioni di gas naturale all’Europa attraverso i gasdotti e questa situazione sembra essere destinata a perdurare. Tuttavia, ciò che risulta ancora più interessante è come un mercato globale di GNL più ampio e flessibile sarà in grado di influire sui prezzi del gas in Europa negli anni a venire, attenuando per molti aspetti la dipendenza europea dalle forniture di gas russo.

Le proiezioni dell'AIE prevedono che la crescita della produzione statunitense di gas di scisto continuerà a essere corposa senza un significativo aumento dei prezzi al di sopra dei 4,00 dollari/mmBtu fino alla metà del 2020

L'oscillazione dei prezzi e le evoluzioni future

La distribuzione di gas naturale, tramite gasdotti o sotto forma di GNL, è per tradizione un’attività conservativa. Data la sua natura, la partecipazione a questo tipo di scambi comporta enormi investimenti iniziali di capitale, e ciò è possibile solo attraverso la condivisione bilaterale del rischio compratore/venditore. In genere, una tale condivisione del rischio si ottiene mediante l’uso di contratti di fornitura a lungo termine, in cui i prezzi del gas sono legati al petrolio, come il Japanese Crude Cocktail. Attualmente, 37 trilioni di piedi cubi di gas naturale vengono commercializzati ogni anno in tutto il mondo. Questa cifra rappresenta soltanto il 28 percento del gas naturale consumato a livello mondiale. I due terzi del gas fluisce attraverso i gasdotti, mentre il resto viaggia sotto forma di GNL. Il predominio dei gasdotti non deve sorprendere, dato il relativo vantaggio economico rispetto al GNL e la copertura di distanze fino a 2.000 miglia. Tuttavia, nei prossimi anni la proporzione di gas commercializzato su lunghe distanze crescerà e si prevede che, entro il 2035, la maggior parte del commercio internazionale avverrà mediante l’uso di GNL. L’incremento della produzione statunitense di gas di scisto negli ultimi cinque anni e l’entrata degli Stati Uniti nel mercato delle esportazioni di GNL hanno provocato una grave spaccatura nella commercializzazione di gas naturale, sia in termini di flessibilità della destinazione che di prezzo. Gli sviluppatori del progetto di esportazione statunitense di GNL stanno basando le vendite su un modello di business chiamato ''tolling'', che offre agli acquirenti maggiore flessibilità. Si tratta di un allontanamento importante dal paradigma tradizionale dei contratti bilaterali a lungo termine che dominava lo spazio del GNL, a cui si aggiunge un mercato dalla maggiore capacità di liquefazione del GNL (non appena i progetti australiani saranno resi operativi), fattori che insieme rappresentano uno spostamento generale verso un’offerta molto più flessibile. Per illustrare questa tendenza, basti pensare che tra il 2010 e il 2015 la proporzione del GNL commercializzato con contratti a breve termine o con acquisti sul mercato spot è balzato dal 17 percento al 30 percento. In concomitanza con la maggior flessibilità della destinazione dei carichi, i prezzi del GNL hanno subito una transizione che non li lega più al prezzo del petrolio. Ancor più significativo dell’aumento di flessibilità della destinazione è, infatti, l’impiego di prezzi gas-on-gas da parte del mercato del GNL. Nel 2005, più del 90 percento dei prezzi del GNL europeo erano legati al petrolio, mentre oggi è soltanto il 40 percento delle forniture ad adottare questo tipo di tariffa. Tale dinamica è stata accelerata dal modello statunitense di vendita del GNL, che offre un legame diretto tra i prezzi dei carichi di provenienza statunitense e il prezzo dell’indice statunitense Henry Hub. Di conseguenza, anche i mercati asiatici possono accedere al GNL con prezzi gas-on-gas, sebbene tramite l’indice Henry Hub non locale.  Vista l’attuale evoluzione della situazione mondiale in termini di risorse e strutture del mercato del gas, la questione importante non è se il ruolo di questa risorsa continuerà a crescere, ma in che modo evolveranno i suoi prezzi. La natura di questa risorsa implica che sarà sempre relativamente costoso trasportarla su grandi distanze, pertanto le regioni in cui domanda e offerta fanno riferimento allo stesso territorio, come gli USA, godranno sempre di un certo vantaggio dal punto di vista dei costi rispetto ai mercati dipendenti dal gas ma lontani dalle risorse, come il Giappone. I significativi cambiamenti avvenuti di recente nella struttura e nel funzionamento dei mercati di GNL globali sembrano voler portare a prezzi globali che riflettano maggiormente la curva dell’offerta, adattata in base al trasporto. Ciò significa che l’Henry Hub diventerà un indice di importanza sempre maggiore a livello mondiale, con i prezzi europei e asiatici che si stabiliranno al di sopra di questo livello per un importo che rifletterà i costi attuali della catena del valore del GNL. Non è possibile prevedere se eventuali imprevisti interverranno ad alterare drasticamente il panorama futuro. Sul fronte dell’offerta, eventuali progressi nello sviluppo di gas di scisto a livello internazionale potrebbero avere un forte impatto, ma questa possibilità appare alquanto remota. Dal punto di vista della domanda, politiche più aggressive riguardo al carbonio potrebbero attenuare la domanda, ma al di là degli impegni già concordati in occasione della COP21, la prospettiva di un accordo per ridurre ulteriormente le emissioni sembra ancora lontana. In effetti, se si teme per il futuro del gas, la dinamica più preoccupante è quella dei progressi compiuti dai costi delle energie rinnovabili, che potrebbero compromettere in modo significativo la crescita della domanda in Cina, India e Medio Oriente.

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