Il barile al rialzo
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Grazie al cambio euro/dollaro, il riequilibrio tra la domanda e l'offerta, la tendenza al ribasso delle riserve di greggio statunitense, e l'accordo concluso ad Algeri sulla produzione OPEC, il prezzo del greggio brent ha superato a settembre i 50 dollari al barile, com'era accaduto l'ultima volta ad agosto
Per l'#IEA l'#offerta continua a superare la #domanda fino a metà 2017, ciò comporta la flessione del #prezzo del #barile a metà settembre

Nel mese di settembre, i prezzi del petrolio sono aumentati in modo significativo nonostante una tendenza caratterizzata da una forte volatilità. In particolare, il Brent Crude North Sea ha aperto a 45,77 $/b (dollari al barile) e ha chiuso a 50,04 $/b, mentre il West Texas Intermediate ha aperto a 43,54 $/b e ha chiuso a 48,63 $/b. Al momento della redazione dell'articolo, i prezzi del petrolio stavano salendo poiché il Brent era quotato a 52,82 $/b, record assoluto dallo scorso ottobre, e il WTI era cresciuto sino a 50,73 $/b, il massimo da giugno. Quattro fattori hanno determinato la tendenza alla volatilità del petrolio:

- Il tasso di cambio €/$;
- I dati riportati dall’Oil Market Report il 13 settembre in merito alla tendenza al riequilibrio di offerta e domanda;
- I dati riportati dall’American Petroleum Institute il 20 settembre, in merito alla tendenza delle riserve di greggio statunitensi;
- L'accordo concluso durante l’International Energy Forum in Algeria il 26/28 settembre sulla futura produzione OPEC.

In primo luogo, il tasso di cambio €/$ ha aperto a 1,1146 €/$ e ha chiuso a 1,1161 €/$, contribuendo a rafforzare la convinzione che esso non abbia influenzato il costo del barile. Tuttavia, se osserviamo meglio i primi dieci giorni del mese, emerge che il dollaro si è deprezzato rispetto all’euro, raggiungendo il minimo l'8 settembre a 1,1296 €/$, mentre i prezzi del greggio Brent e WTI, rispettivamente, sono cresciuti sino a 49,68 $/b e a 47,96 $/b. Pertanto, la debolezza del dollaro ha contribuito all'aumento dei prezzi del greggio. In secondo luogo, il Rapporto pubblicato dall’Agenzia Internazionale dell'Energia, che sottolinea che "l’offerta continuerà a superare la domanda, almeno fino alla prima metà del prossimo anno" ha determinato la flessione del prezzo del barile a metà settembre. Infatti, i livelli di riferimento europeo e asiatico hanno raggiunto 45,90 $/b il 19 settembre, mentre il riferimento americano è negoziato a 43,76 $/b il 16 settembre. A fine mese, un grande stimolo per la crescita dei prezzi del petrolio sono stati i dati riportati dall’American Petroleum Institute, che hanno evidenziato una flessione pari a 7,5 milioni di barili delle riserve di greggio statunitensi, giunte a 507,2 milioni di barili. Questa tendenza al ribasso è proseguita, come illustrato dai dati pubblicati dall’Energy Information Administration il 5 ottobre, che hanno indicato che le riserve di petrolio statunitensi hanno registrato una flessione per la quinta settimana consecutiva di 3 milioni di barili. Inoltre, il prezzo del Brent è stato sostenuto dal flusso costante di dati provenienti dal Giappone, nel quale le importazioni di greggio sono cresciute dello 0,5% nel mese di agosto raggiungendo 3,38 mbg (milioni di barili al giorno). Infine, ma non meno importante, alla fine di settembre, l’accordo del cartello dei Paesi membri dell'OPEC, in coordinamento con i produttori non OPEC, in particolare, la Federazione Russa, ha generato l'attuale tendenza rialzista del petrolio e il prezzo del greggio Brent ha superato i 50 $/b, come è accaduto l’ultima volta il 18 agosto. Secondo l'accordo, la produzione sarà ridotta di circa 700.000 bg (la produzione di greggio OPEC è stata di 33,47 mbg nel mese di agosto). È il primo accordo del genere in otto anni, ma deve essere ratificato, con ogni probabilità, nel corso della prossima riunione dell'Opec il 30 novembre a Vienna. Il 16 settembre, la Banca centrale di Russia ha tagliato il tasso di riferimento del Paese dello 0,5% al 10%, poiché l'inflazione sta rallentando. Si tratta del tasso più basso da quando la Russia è precipitata in una recessione nel 2014, quando il Governatore, Elvira Nabullina, ha deciso di passare al cambio fluttuante del rublo, crollato a 80 nei confronti del dollaro e a 100 nei confronti dell’euro il 16 dicembre 2014. Da allora, la Banca Centrale della Russia ha costantemente ridotto il tasso dal 17% al nuovo livello corrente. Il taglio precedente è avvenuto nel mese di giugno, quando la Banca Centrale ha tagliato il tasso di riferimento dall’11% al 10,5%, dopo undici mesi. A causa del rialzo del prezzo del petrolio, la valuta russa si è apprezzata rispetto alla valuta americana, con una quotazione di 63,17 rubli/$ il 30 settembre. Era pari a 65,34 rubli/$ il 1° settembre e, al momento della redazione dell'articolo, era di 62,12 rubli/$.

Attualmente, la produzione mondiale di petrolio è pari a circa 96,9 mbg e un'offerta OPEC quasi da record ha compensato un rapido declino non OPEC, con una flessione stimata di 840 mila bg nel 2016

Ultimi dati e stime su petrolio e gas

Secondo l’Oil Market Report pubblicato prima che fosse raggiunto l'accordo ad Algeri, l’offerta mondiale di petrolio è diminuita di 0,3 mbg nel mese di agosto, rispetto allo stesso periodo del 2015. Attualmente, la produzione mondiale di petrolio è pari a circa 96,9 mbg e un’offerta OPEC quasi da record ha compensato un rapido declino non OPEC, con una flessione stimata di 840 mila bg nel 2016. L’offerta non-OPEC dovrebbe tornare a crescere nel 2017, con una crescita di 380 mila bg. L’Oil Market Monthly Report dell’OPEC pubblicato il 12 settembre ha suggerito anch’esso le stesse stime. Si prevede che la domanda globale crescerà di 1,3 mbg nel 2016, 0,1 mbg in meno di quanto precedentemente previsto. Osservando meglio l’offerta non-OPEC, possiamo evidenziare due problematiche:

 - In base alle dichiarazioni effettuate dal Vice Ministro dell’Energia russo, Kirill Molodtsov, nel corso dell’Oil & Gas Innovation Forum di Tyumen, la Federazione Russa ha raggiunto il suo record di produzione di petrolio nell'era post-sovietica con circa 11,085 mbg a settembre, 400 mila bg in più rispetto al mese di agosto. Questi dati sono vicini al massimo storico della produzione di petrolio pari a 11,4 mbg dell'Unione Sovietica nel 1987;
- In base ai dati pubblicati dall’Energy Information Administration il 12 settembre, nel mese di ottobre è prevista una diminuzione di 61 mila bg della produzione statunitense non convenzionale. La produzione di greggio statunitense, dopo il picco di 9,7 mbg nell’aprile 2015, è diminuita a 8,467 mbg il 30 settembre.

Inoltre, per la seconda volta durante l'anno in corso, le importazioni di greggio statunitensi hanno raggiunto 8,092 mbg a luglio, passando da 7,611 mbg nel mese di giugno. Questo dato era pari a 7,946 mbg a maggio, 7,637 mbg ad aprile, 8,042 mbg a marzo, 7,910 mbg a febbraio e 7,675 mbg a gennaio. Fino al mese di luglio 2016, le importazioni medie di greggio da parte degli Stati Uniti si sono attestate a 7,844 mbg. Considerando che la media era pari a 7,344 mbg nel 2014 e 7,363 mbg nel 2015, la nostra previsione sul fatto che gli Stati Uniti avrebbero dovuto probabilmente acquistare più greggio dall’estero sta acquisendo maggiore credibilità. Allo stesso tempo, dobbiamo mettere in luce il fatto che anche le esportazioni di greggio degli Stati Uniti stanno crescendo, ma sono inferiori alla crescita delle importazioni di greggio statunitensi, fatto che dipende anche dalla qualità di greggio necessario, raggiungendo 657 mbg lo scorso agosto a causa del calo dei noli.

In merito ai dati e alla considerazione dell’Oil Market Report e dell’Oil Market Monthly Report dell’OPEC, che aveva previsto che l'offerta non-OPEC dovesse tornare a crescere nel 2017, sembra più probabile che questa crescita avrà probabilmente a che fare con la produzione convenzionale non-OPEC rispetto alla produzione non convenzionale. Relativamente a questa previsione, vi è l'andamento positivo della produzione norvegese, risultata migliore del previsto e, in particolare, il riavvio del giacimento di Kashagan in Kazakhstan. Questo giacimento riprenderà la produzione nel mese di ottobre, portando sul mercato altri 230 mila bg fino alla fine del 2016, che diventeranno 370 mila bg nel 2017. Contemporaneamente, se i prezzi aumenteranno di almeno 60 $/b, la produzione non convenzionale non OPEC probabilmente ricomincerà e aziende indipendenti come Apache potrebbero avere la possibilità di sfruttare nuovi giacimenti di tight oil e gas di scisto come Alpine High. Si prevede che questa ultima scoperta nel Permian Basin, in Texas, debba avere riserve di circa 8,1 mbg.

L'accordo sulla produzione, siglato ad Algeri lo scorso settembre, è il primo in otto anni, ma deve essere ratificato, con ogni probabilità, nel corso della prossima riunione dell'OPEC il 30 novembre a Vienna

Geopolitica del petrolio

Quali sono i problemi più importanti da segnalare dopo il meeting di Algeri?

- La decisione di ridurre il tetto di produzione OPEC da 700 mila bg a 32,5 mbg a partire dal prossimo novembre favorirà il riequilibrio del mercato petrolifero, tuttora caratterizzato da un eccesso di offerta come pure di scorte. Da un punto di vista politico, il raggiungimento di un accordo significa che la volontà di Vladimir Putin espressa nella sua intervista a Bloomberg, il 2 settembre, durante l’Eastern Economic Forum di Vladivostok, si è tradotta in realtà. Ai tempi, rispetto all’imminente International Energy Forum di Algeri, il presidente russo aveva dichiarato che "sarebbe stato corretto trovare una sorta di compromesso", che il principe bin Salman "è un partner molto affidabile con il quale si possono raggiungere accordi, e si può essere certi che tali accordi saranno onorati". Inoltre, in merito all'Iran, ha dichiarato che il Paese "parte da una posizione molto svantaggiata, legata alle note sanzioni a esso comminate. Sarebbe ingiusto abbandonarlo a questo livello per via delle sanzioni".

- All'interno dell’Organizzazione OPEC, ora, sembra che l’aspro contrasto tra Arabia Saudita e Iran si sia attenuato. La strategia dei sauditi attuata da settembre 2014 per inondare il mercato del petrolio con l'obiettivo di far crollare i prezzi ed espellere i produttori ad alto costo non è stata messa in atto del tutto e soprattutto non con le tempistiche previste. Da un lato, Riyadh ha raggiunto l'obiettivo di espellere dal mercato molti operatori, ma, d'altra parte, non è stata in grado di fermare la ripresa della produzione di Teheran dopo la revoca delle sanzioni e ha anche creato seri problemi al suo bilancio statale, poiché l'attuale rapporto deficit/Pil è intorno al 13%.

Correttamente, il 27 settembre, il ministro del petrolio saudita, Khalid al-Falih, prima del raggiungimento dell'accordo di Algeri, ha dichiarato: "Siamo ottimisti sui fondamentali. Il mercato sta andando nella giusta direzione, più lentamente di quanto sperato un paio di mesi fa, ma i fondamentali si stanno muovendo in modo corretto". Per concludere, non ci resta che attendere di vedere l’accordo formale nero su bianco durante il meeting ufficiale di novembre dell'OPEC a Vienna e le future decisioni della Federal Reserve sulla politica monetaria statunitense. Questi sono i due fattori chiave che porteranno il prezzo del petrolio a stabilizzarsi a circa 50 $/b o più, come alcuni produttori non convenzionali stanno vivamente sperando.