Contrasti tra fratelli
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La crisi diplomatica che ha investito l'area del Golfo Persico, e in particolare il Qatar, per il momento non ha avuto conseguenze evidenti sui mercati energetici e sulle rotte commerciali, ma è difficile calcolare cosa succederà in futuro, soprattutto in termini di esportazioni di gas

La settimana scorsa l’Arabia Saudita, gli EAU, il Bahrein e l’Egitto hanno interrotto le relazioni diplomatiche ed economiche con il Qatar, accusato di sostenere l’estremismo. Tali misure sono di una severità senza precedenti per la moderna diplomazia del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) con conseguenze negative per il Qatar, soprattutto in relazione alla sua reputazione di hub di transito regionale, internazionale e commerciale e per il ruolo di ospite di eventi internazionali, fra cui i Mondiali del 2022. Sebbene si stia tentando la strada della mediazione, sarà difficile riconciliare il Qatar con l’Arabia Saudita e i suoi più stretti alleati. Alla base della disputa c’è una divergenza sostanziale rispetto alla politica estera e regionale. Da anni il Qatar ha optato per una politica estera proattiva, sostenendo la Fratellanza musulmana e i gruppi militanti affiliati presenti nella regione. Favorendo questi gruppi, il Qatar è riuscito a guadagnarsi un ruolo di maggior rilievo e ad affermarsi come protagonista di punta della regione. Al contrario, l’Arabia Saudita e gli EAU hanno a lungo osteggiato i Fratelli musulmani, considerando il movimento una delle principali minacce alla stabilità politica dei loro Paesi. Non sorprenderà perciò scoprire che il Qatar e l’Arabia Saudita si sono trovati uno di fronte all’altro in diverse lotte di potere regionali e in contesti come Egitto, Siria, Libia e Palestina. Allo stesso tempo, Doha si è dimostrata cauta nei confronti dell’Iran, nell’ottica di promuovere i legami economici e culturali con Teheran e attenta a non provocare il Paese che controlla l’altra metà del North Field (noto come South Pars in Iran). Diametralmente opposta è la posizione dell’Arabia Saudita, che considera l’Iran una minaccia e una forza destabilizzante per la regione, che dovrebbe essere affrontata tramite un’alleanza con gli Stati Uniti e altri Paesi musulmani.

Rischio volatilità per i mercati energetici

È improbabile che la questione peggiori ulteriormente, ma anche che venga risolta in breve tempo (a meno che il Qatar non faccia alcune concessioni particolarmente difficili). Di conseguenza, i mercati del gas e del petrolio si devono preparare a un flusso di notizie che potrebbe causare una certa volatilità periodica, sebbene l’impatto dell’attuale crisi sui mercati di gas e petrolio sia piuttosto ridotto. Le conseguenze sugli equilibri o sui prezzi del mercato petrolifero sono modeste. La produzione di greggio del Qatar è in declino da diversi anni e si attesta attualmente a circa 0,6 milioni di barili al giorno, con un potenziale di crescita limitato. L’estrazione di gas naturale dal North Field è associata alla produzione di elevate quantità di condensati e gas naturale liquefatto (GNL), che superano il volume della produzione di greggio. Alcune speculazioni sul fatto che la disputa attuale potrebbe avere un impatto negativo sul recente accordo OPEC-NON OPEC si sono rivelate infondate. Dopotutto, diversi membri dell’OPEC si trovano su posizioni politiche opposte, ad esempio l’Iran e l’Arabia Saudita e, nell’ultimo periodo, la Russia e l’Arabia Saudita sono riuscite a stipulare un contratto di licenza (output deal) sebbene abbiano visioni divergenti su temi chiave come la Siria, lo Yemen e l’Iran. Anche nella remota eventualità che la partecipazione del Qatar all’OPEC sia revocata, il Paese è pur sempre uno dei produttori di petrolio meno importanti dell’organizzazione: partecipa con meno del 2% alla produzione totale di petrolio OPEC e il suo contributo all’attuale taglio alla produzione è minimo. La chiusura dello spazio marittimo, tuttavia, comporterà l’interruzione di alcune rotte commerciali tradizionali poiché il greggio del Qatar viene spesso caricato su VLCC (superpetroliere) insieme ad altro greggio della regione. L’agenzia di rilevazione dei prezzi Platts ha già limitato il carico del greggio del Qatar nel suo processo di pricing. Dal punto di vista della domanda, bisogna tenere conto del ruolo del Qatar come hub di traffico aereo regionale e internazionale: la domanda a breve termine, soprattutto di combustibile per i jet, potrebbe essere influenzata negativamente dalla cancellazione di molti voli in uscita dal Qatar. Qualora le restrizioni attuali dovessero continuare a lungo, verrebbe messa a repentaglio l’ambizione del Paese di diventare un hub di transito regionale e internazionale.

Swing supplier per il GNL in bilico

Per quanto riguarda il mercato del gas, il Qatar è un operatore globale di GNL. Le esportazioni di GNL sono iniziate soltanto a dicembre 1996, ma sono aumentate rapidamente nel corso degli ultimi anni: la capacità attuale è di 78 milioni di tonnellate annue (mtpa). Grazie alla sua posizione equidistante dai principali centri di consumo in Asia e in Europa, il Qatar vende il suo GNL sia nel Bacino Pacifico che in quello Atlantico e ricopre un ruolo strategico di ''swing supplier'' fra le varie regioni. Tutto questo ha fatto crescere la sua importanza sui mercati mondiali di GNL più dei suoi grandi volumi di esportazione. A dispetto della florida produzione di gas e della potenziale capacità di soddisfare la crescente domanda degli altri Paesi CCG, le esportazioni regionali via pipeline del Qatar rimangono limitate. I piani per la creazione di una rete di gas a livello dei Paesi CCG non sono andati a buon fine a causa di una serie di discussioni e tensioni politiche e di problematiche di pricing. Una versione in scala ridotta di questo progetto è il gasdotto Dolphin, che trasporta il gas del Qatar a costi relativamente contenuti verso i mercati di Abu Dhabi e dell’Oman. La tensione attuale rischia di compromettere le esportazioni di gas del Qatar? Per il momento, non ci sono segnali che le esportazioni di GNL, petrolio o LGN (liquidi da gas naturale) saranno bloccate, sebbene a Fujaira siano stati negati i servizi di rifornimento carburante (bunkeraggio) alle imbarcazioni con bandiera del Qatar e a quelle che vi si dirigevano o vi partivano. Una volta bandite dalla Zona economica esclusiva (ZEE) degli Emirati le navi del Qatar saranno costrette a operare nelle acque della ZEE iraniana. Secondo alcune fonti, questo sta già generando il caos, spingendo gli spedizionieri marittimi a trovare nuovi punti di rifornimento, con il rischio di un aumento dei costi e di consegne ritardate.

Difficile quantificare gli effetti a lungo termine

Le spedizioni dal Qatar dovrebbero continuare a servirsi del Canale di Suez, regolato da accordi internazionali. Ciononostante, l’Egitto potrebbe ridurre lo sconto sulle tasse offerto dal canale alle navi GNL, rendendo più costoso il passaggio dei corrieri GNL del Qatar e riducendo di conseguenza la competitività del GNL del Qatar sul mercato europeo. Il gas via pipeline (gasdotto Dolphin) e le esportazioni di GNL verso gli EAU per il momento non sono stati bloccati, così come le esportazioni dirette in Egitto, consegnate attraverso società commerciali. Gli EAU potrebbero comunque ricorrere a ulteriori carichi di GNL per ridurre o bloccare le loro importazioni di gas dal Qatar (attualmente di 2 miliardi di piedi cubi al giorno) attraverso il sistema Dolphin con conseguente pressione sui prezzi spot, pressione che sarebbe comunque di breve durata data la saturazione del mercato GNL. Analogamente, l’Egitto potrebbe bandire il GNL del Qatar, ma apparentemente non si è ancora mosso in questa direzione. Molto probabilmente l’impatto delle tensioni attuali sui mercati dell’energia sarà limitato, ma non è detto che non ci saranno ripercussioni sulla stabilità del Medio Oriente. L’area, infatti, sta già assistendo a una guerra civile ''regionale'' che ha frammentato le nazioni, creato nuovi confini geografici e aumentato il potere degli attori non-statali. Se le attuali tensioni all’interno del CCG non verranno risolte, si assisterà a un’amplificazione del conflitto regionale, aumentando il rischio di un’ulteriore frammentazione, guerre per procura più intense e maggiore instabilità. Anche qualora tutto ciò non avesse un impatto diretto e immediato sulle scorte di petrolio e gas, si avrebbero in ogni caso degli effetti a lungo termine sul potenziale produttivo della regione.